Raspini Salumi: confezioni innovative ed eco-compatibili per un mercato che deve puntare sulla qualità

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Come cogliere il meglio, dove possibile, da una situazione di emergenza come quella della pandemia che ha caratterizzato il 2020 e parte del 2021. Lo ha spiegato il direttore commerciale dell’insegna torinese Raspini Salumi Giorgio Manno, nel suo intervento nel workshop di Cibus Lab “Salumi: prospettive post Covid nei diversi segmenti. Banco taglio, libero servizio, take away”, al principio di Luglio sottolineando anche l’attenzione all’innovazione.

“Quanto accaduto nei mesi scorsi deve farci riflettere – ha detto – perché il banco taglio è anche un modo sostenibile per portare avanti un tema come l’ecocompatibilità che tanti giovani stanno seguendo. È necessario inoltre fare una serie di considerazioni su una categoria importante come quella dei salumi, non solo per l’industria ma anche per i colleghi della distribuzione. Dobbiamo infatti lavorare tutti insieme per alzare il livello qualitativo di queste produzioni perché il Made in Italy ha prodotti blasonati come il Prosciutto di Parma o prosciutti cotti e vederli sviliti da politiche di prezzo non fa bene né al settore né all’industria e alla distribuzione. Sono fermamente convinto – ha evidenziato Manno – che in questo mondo così globale alla fine quando succede qualcosa di grosso tutti abbiamo bisogno di guardare alle nostre radici, a ciò che abbiamo vicino a casa nostra. Un patrimonio che dobbiamo difendere senza banalizzarlo come successo con altri prodotti”.

“Il settore dei salumi – ha aggiunto – va anche contestualizzato nell’offerta di qualunque catena distributiva assieme alle altre categorie. A volte bisogna fare un po’ di profittabilità per mettere in linea gli spazi dedicati a determinati prodotti. In questi anni, ad esempio, ho visto fiorire sugli scaffali tanti prodotti vegani quando invece avrebbero reso di più delle lattine di pomodori pelati”.

Uno spirito che per l’azienda si traduce concretamente anche nella ricerca di nuove soluzioni e politiche sostenibili. “Noi lavoriamo per portare all’evidenza di tutti ciò che facciamo da un sacco di anni. Siamo stati infatti fra i primi in Piemonte ad avere un impianto fotovoltaico e un co-generatore, quindi il rispetto per l’ambiente è una cosa che ci portiamo dentro nel dna di questa azienda, dai nostri azionisti fino a tutti i colleghi che quotidianamente operano nelle nostre tre unità produttive. Stiamo inoltre investendo non solo sulla tecnologia ma anche sulla qualità dei prodotti. Io non lavoro per il fatturato – ha puntualizzato il direttore commerciale – per me la cosa fondamentale è che le 300 famiglie che abbiamo qui nello stabilimento, possano avere tutti i mesi uno stipendio e possano condurre una vita decorosa. Non siamo alla ricerca di volumi ma di un posizionamento di un prodotto Premium e Super Premium”.

“Durante i mesi della pandemia, quando non si poteva fare molto oltre alle call e al far avere i prodotti ai distributori, abbiamo avuto il tempo per iniziare a pensare con assoluta calma a progetti nuovi. Abbiamo quindi investito in innovazione e studi che a settembre ci consentiranno di uscire con una confezione per il libero servizio fatta con un nuovo materiale. Saremo la prima azienda a mettere sul mercato un involucro totalmente riciclato e riciclabile, frutto di un lavoro molto duro visto che per ottenerlo abbiamo dovuto superare diversi ostacoli, in primis per evitare l’ossidazione dei salumi”.

Un impegno che porterà anche ad altre novità anticipate da Manno: “Sempre a settembre finirà la nostra linea “Mangia e chiudi” la cui confezione aveva un contenuto di plastica veramente eccessivo, usciremo invece con il materiale RTET che stiamo facendo certificare a livello europeo. Seguendo poi le tendenze del settore stiamo anche lavorando ad altri progetti sempre rivolti alle materie prime italiane, cosa che ci sembra doverosa visto che il nostro Paese è fatto da una filiera di allevatori che sono delle eccellenze per le produzioni e che si addicono molto bene al mercato. Bisogna però anche essere onesti – ha detto – e dire ai nostri consumatori e colleghi della distribuzione che non tutto si può fare con materia prima italiana perché non c’è una produzione suinicola che soddisfi tutte le richieste. Dobbiamo tenere in considerazione che ci sono anche nazioni europee che, come caratteristiche, non sono assolutamente inferiori a noi. Non bisogna quindi criminalizzare le produzioni di suini allevati e cresciuti in altri paesi che sono invece storicamente vocati a questi prodotti. Noi – ha concluso – lavoriamo anche su alcuni prodotti a banco taglio perché per me è fondamentale la “legge del caos”, ovvero quando si mette tanta carne al fuoco e da un lato si rischia di “bruciare le bistecche”, ma dall’altro tutti sono spinti a innovare e a portarsi avanti. Nelle difficoltà date dalla pandemia abbiamo finalizzato molti progetti grazie a questa teoria”.