Sensi Vini: nel 2021 saranno fondamentali le promozioni e la cura del packaging

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Racchiudere in ciascuna bottiglia 130 anni di attività, passione e legame con il territorio. È questo l’obiettivo quotidiano della Sensi Vini, azienda pistoiese che è oggi una solidissima realtà della Gdo, presente anche nei maggiori mercati internazionali dove esporta la tradizione vitivinicola toscana. Un marchio che dai grandi classici rossi spazia anche a bianchi Igt, Doc e Docg fino alle bollicine per una produzione che viene stoccata, preparata e imbottigliata nelle nuovissime cantine di Lamporecchio.

Una lunga storia di famiglia fatta di sacrifici, entusiasmo e grandi risultati, che il responsabile commerciale Massimo Sensi ha raccontato nell’intervista con Massimo De Santis per Gdo News.

“Ogni bicchiere, ogni nostro singolo prodotto, deve comunicare l’impegno che ci mettiamo fin dal lavoro in vigna, e rispettare il più possibile le varie identità delle diverse denominazioni” ha subito sottolineato Sensi, aggiungendo: “Anche in Toscana nella grande distribuzione si trovano tipologie di ogni genere ma a mio avviso c’è ancora molto da fare per riscoprire la vera identità della della denominazione dal punto di vista organolettico.

Nel solo Chianti ad esempio – dove l’azienda ha grande voce in capitolo – esistono sottodenominazioni come Montalbano, Colli Senesi, Colli Fiorentini ed altre. “Per i consumatori sono semplicemente nomi diversi – ha spiegato – ma noi ci impegniamo per far conoscere più a fondo il carattere del prodotto e delle uve che compongono ad esempio un Chianti Rufina, che nasce nella zona storica vicino Firenze dall’antica ricetta di Bettino Ricasoli, che su uno scaffale enorme diventa una “semplice” bottiglia di Chianti. Sta dunque a noi trasmettere al consumatore questo tipo di approfondimento sul territorio e fare in modo che si affezioni al nostro marchio e al nostro modo di lavorare. E’ un lavoro ancora lungo e affinabile – ha osservato Sensi – ma chi si avvicina e si affeziona ai nostri prodotti percepisce l’autenticità del gusto e della comunicazione, così come la provenienza delle etichette, cosa che sembra scontata ma non sempre realizzabile perché le variabili sono molte e le annate possono variare. Ci mettiamo esperienza, passione e anche buoni risultati”.

Qualità preziose in un momento complicato e pieno di incognite come quello attuale segnato dall’emergenza sanitaria. “E’ difficile fare una previsione delle vendite per i prossimi mesi ma noi, come la Gdo, lavoriamo molto sulle statistiche che forniscono indicazioni molto utili per affrontare un periodo così incerto. Possiamo sicuramente mantenere una direzione sempre in sinergia con la grande distribuzione, promuovendo i nostri prodotti, nel nostro caso una marca, raccontando il nostro concetto di gusto e l’idea di produzione che si basa su anni di esperienza. Solo così si può mettere il cliente davanti ad un vino che deve essere buono, interessante, bello dal punto di vista del packaging ma soprattutto accessibile. Il consumatore – ha puntualizzato – deve essere rassicurato sulla bontà di ciò che sta acquistando”.

Per questo la qualità del vino deve andare di pari passo con l’estetica della confezione che deve attirare l’attenzione sullo scaffale. “Dagli anni Novanta in poi abbiamo assistito ad una vera e propria trasformazione del packaging anche nel mondo dell’enologia. Da un’immagine molto tradizionale, con etichette storiche e rassicuranti, siamo arrivati agli anni Duemila con un processo di rinnovamento che ha interessato tutte le aziende che hanno avvertito l’esigenza di avvicinarsi anche ad un target più giovane e maggiormente interessato alle novità. Per quanto mi riguarda – ha proseguito il responsabile commerciale – è stata importante l’esperienza accumulata nei diversi viaggi internazionali.  Mi hanno permesso di vedere ed esaminare soluzioni inusuali in paesi con meno storia o tradizione della nostra ma che sono state d’ispirazione nella creazione di alternative più interessanti e talvolta azzardate. Sempre, ovviamente, con l’intento di avvicinare il consumatore allo scaffale instaurando con lui una sensazione di confidenza. Oggi investiamo molto nel packaging con un team di designer stimolati sia dal mercato che dai colloqui con i buyer, con l’obiettivo di costruire e affinare l’immagine di un prodotto coerente con ciò che sta dentro la bottiglia. Questa deve trasmettere equilibrio, eleganza e pulizia estetica, che vogliono essere segni distintivi di ciò che proponiamo. Il packaging rappresenta quindi la firma che dà valore al prodotto rendendolo riconoscibile sullo scaffale”.

Una ricerca continua dunque che offre importanti riscontri come evidenziato da Massimo Sensi: “Per il Chianti Superiore biologico vegano ad esempio abbiamo costruito un’immagine “artigianale” e autentica avvolgendo la bottiglia, confezionata a mano, con un carta simile a quella del giornale, che non passa inosservata sullo scaffale. Un’idea laboriosa e un po’ complessa nella realizzazione che ha però riscosso un gran successo non solo in Italia ma anche all’estero. Sul nostro Sangiovese eccellenza di fattoria, frutto di un lavoro di ricerca sul vigneto durato dieci anni, abbiamo scelto invece di apporre un sigillo in gommalacca – facilmente rimovibile – che ricorda la ceralacca in voga negli anni Settanta, per dare un’impronta unica e riconoscibile a una bottiglia importante. Da tempo ci siamo poi allargati anche al campo degli spumanti dove abbiamo voluto creare qualcosa di diverso dando una connotazione artistica alle bottiglie. Sono state dipinte in maniera inscalfibile con una texture da noi brevettata che le rendono fra le nostre etichette più vendute e distribuite anche all’estero. Sono – specifica Sensi – oggetti che su un tavolo fanno parlare in modo positivo e attirano i particolare la clientela femminile”.

Un’attenzione ai dettagli che l’azienda concentra anche sull’imballo, studiato per essere pratico e maneggevole. “Non siamo gli unici ad averlo fatto ma abbiamo pensato per il rosato Tua Rosa ad una confezione da quattro bottiglie, facilmente trasportabile nel carrello della spesa come in bici o nel portapacchi dello scooter. Niente di rivoluzionario – ha affermato – ma una soluzione che rende i nostri prodotti ancora più confidenziali dato che all’interno c’è sempre un vino che deve confermare le aspettative create dal packaging. Se da un lato infatti si cerca di trovare soluzioni sempre più accattivanti, dall’altro crescono le responsabilità per un vino che deve esserne all’altezza. La nostra mission è quella di bilanciare estetica e bellezza con qualità e accessibilità del prezzo a scaffale. La creatività – ha concluso – è sempre connessa alla pratica perché un prodotto bello ma irraggiungibile non serve, il nostro vuole e deve essere attraente ma anche acquistabile, possibilmente più volte”.

 

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