Nell’ambito del settimo workshop di Cibus Lab la Sales Manager del Caseificio Busti Alessandra Munari ha illustrato le strategie di un’azienda che ha tenuto duro nei mesi della pandemia e ha saputo cogliere le indicazioni di un mercato comunque segnato dall’emergenza. Fondata nel 1955 ad Acciaiolo di Fauglia (Pi) da Remo Busti  e suo padre, al tempo entrambi pastori sui monti della Garfagnana, l’impresa è ancora oggi a conduzione familiare. Stefano Busti si occupa infatti delle materie prime, la moglie del ristorante adiacente allo stabilimento, il figlio Marco delle vendite e la sorella Benedetta dell’amministrazione mentre il marito è responsabile dei magazzino.

Una produzione quella dei Busti incentrata su formaggio e ricotta, che varia da misto a vaccino, caprino e soprattutto latte di pecora sia per la pastorizzazione che per i formaggi di latte grezzo. Certificata di recente IFS, BRC, ISO e per l’organico, dal 2013 l’azienda è riconosciuta dal Consorzio del Pecorino Toscano Pdo, prodotto che oggi rappresenta il core business della famiglia in Italia e all’estero. Da sempre legato alle proprie origini il Caseificio – che quest’anno ha incrementato il proprio fatturato a 22,4 milioni di euro registrando anche un +15% di export che consiste nel 16% del turnover aziendale – si conferma dinamico e orientato al futuro andando alla ricerca di nuovi progetti e soluzioni che possano soddisfare le esigenze del mercato. Se da un lato infatti si guarda all’ampliamento dello stabilimento produttivo, dall’altro si punta al nuovo brand “Fette di”.

“La pandemia– spiega Munari – ha fatto crescere la domanda di cibo su richiesta per il consumatore ma anche per rivenditore e produttore. Per andare incontro anche all’esigenza di un confezionamento più sostenibile abbiamo quindi pensato a questo nuovo brand con latte 100% italiano e packaging innovativo ed ecologico”.  Ecco dunque le confezioni da sei fette per 100 grammi con durata scaffale di cinquanta giorni e cinque diverse proposte: Caciotta Toscana (da latte misto a vaccino, e orgoglio della ditta che lo lanciò nel 1955), Pecorino Toscano DOP (interamente da latte di pecora molto apprezzato anche all’estero), Pecorino con pesto, con zafferano e con tartufo.

“Il prodotto – racconta ancora – da fattorie di allevamento controllato, si presenta in cartone formato pretagliato totalmente riciclabile, certificato FSC da management di sostenibilità forestale, e chiuso con pellicola da tecnologia certificata Paperseal, con un’etichetta che riporta il marchio commerciale di colore diverso e una linguetta verde che rimanda al concetto di sostenibilità. Inoltre, fornisce un QR code che indirizza automaticamente alla pagina del sito ufficiale dove sono illustrate una serie di ricette per agevolare il consumatore meno esperto in cucina. Sul retro – conclude Munari – la product label riporta il tag usato per le campagne pubblicitari #busti4planet e tutte le informazioni relative alle disposizioni legali, la certificazione di riciclaggio Aticelca e le indicazioni per la raccolta differenziata”.

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