SSC Carrefour perde oltre 80 milioni di euro nell’ultimo Bilancio pubblicato. Nel benchmark risulta negativo anche Pam Panorama

La scorsa settimana il benchmarking (confronto tra le prestazioni) su 4 importanti imprese della GDO focalizzate nel business degli ipermercati ha permesso di mettere in luce aspetti della gestione di due aziende in particolare (Carrefour e Finiper) che le rendono meno competitive di Pam e di Bennet almeno sino al primo rilevatore importante, quello dell’EBITDAR.Vale la pena ripetere che nel mondo Retail l’EBITDAR risulta essere più attendibile dell’EBITDA per una semplice ragione: l’importanza che assume il costo della rete dei negozi è basilare in questo tipo di business e, di fatto, scorporare le voci degli affitti e noleggi (che spesso includono anche i leasing)  dagli ammortamenti e dalle svalutazioni risulta poco logico e soprattutto in molti casi distorce la valutazione che, nel caso dell’EBITDA, risulta davvero parziale ed ingannevole.Detto ciò vale la pena ricordare che nel calcolo dell’EBITDAR Pam Panorama e Bennet erano uscite in linea con le prestazioni medie della GDO italiana, prestazioni che includono anche catene operanti sul mercato con i supermercati, mentre SSC Carrefour e Finiper erano sotto tale media, e per tale ragione si è spiegato in un articolo della scorsa settimana (suggerito) quali sono gli aspetti del business che sarebbe il caso, ove possibile, rivedere per aggiornare le prestazioni aziendali alla media del mercato.Oggi verificheremo, invece, le prestazioni delle aziende partendo dal costo della rete dei negozi, per arrivare prima all’EBIT ed infine al profitto, PROFIT MARGIN di ognuna di esse e con un confronto tra tutte loro.Nel grafico raffigurante gli investimenti sulla rete si può notare chiaramente che Pam Panorama e SSC Carrefour presentano un costo della rete superiore a Bennet ed a Finiper, ma soprattutto si può notare che la media che emerge dal presente benchmarking è più alta di quella che viene analizzata su formati differenti dagli ipermercati: in questo caso è pari al 6,3%.In questa media risultano efficienti Finiper con un costo pari al 4,2% dei ricavi e Bennet con il 6%. Pam Panorama e SSC Carrefour, invece, presentando un costo pari al 7,4% dei ricavi, risultano sopra la media, già molto alta, del presente confronto.Il grafico a barre è utile per distinguere le differenti strategie dei quattro gruppi nella gestione della rete vendite: SSC e Panorama fanno ampio uso della voce spese per affitti e noleggi, che si possono tradurre sia in godimento di beni terzi che in leasing, mentre Bennet e Iper Montebello preferiscono ricorrere ad acquisti immobiliari con compravendite immediate.Inseriti anche questi costi abbiamo un’idea definita della gestione caratteristica delle aziende, inclusi gli ammortamenti (EBIT), ed il successivo grafico a barre rende molto chiaro il concetto più importante dell’analisi: chi guadagna e chi perde denaro.L’immagine del grafico è impietosa ed immediata: il business degli ipermercati in Italia non è così profittevole. SSC Carrefour presenta la barra dei costi (servizi+lavoro+affitti+ammortamenti) superiore a quello dei ricavi, con un negativo del -4,4%, mentre Pam Panorama con lo 0,1% si muove in un pericoloso crinale. Chi guadagna (poco) è Iper Montebello (1,1%) e Bennet (3,1%).Aggiungendo altre voci di costo e di ricavi accessorie (altri costi e/o ricavi) si arriva all’indicatore dell’EBIT.SSC Carrefour nel 2018 ha presentato un EBIT negativo pari al -5,6% delle vendite, anche Pam Panorama non riesce a rimanere su terreno positivo e perde il -0,8%. In debole positivo rimangono Iper Montebello (0,4%) e Bennet (1%). Tradotto in valore assoluto la sola SSC Carrefour nel 2018 ha presentato un EBIT in perdita di 93,1 milioni di euro. Pam Panorama chiude in negativo con EBIT in perdita di -12,1 milioni di euro, mentre Iper Montebello chiude il 2018 con un EBIT di 7,2 milioni di euro e Bennet con EBIT pari a 14,5 milioni di euro.Nessun margine di profitto delle 4 aziende impegnate principalmente nel canale ipermercati supera l’1% dei ricavi. Questa è la realtà dei fatti.Di quattro aziende forse una presenta una situazione più difficile, SSC Carrefour ed abbiamo studiato nelle pubblicazioni precedenti i suoi punti di criticità: dentro le spese per servizi alcune voci sono apparse davvero lontane dalle medie della GDO e delle medie del presente benchmarking. Il costo del lavoro, allo stesso modo, risulta essere decisamente superiore non solo al mercato (seconda solo a Coop Alleanza 3.0) ma anche superiore a tutte quelle messe qui a confronto. Ed infine anche il costo delle rete è risultato molto rilevante. Il profit Margin derivante da questo operato, al netto di qualche operazione finanziaria per ridurre la perdita, è del -5,1%, pari ad una perdita in valore assoluto pari a .84,7 milioni di euro.Anche Pam Panorama ha chiuso in negativo ma in misura molto ridotta rispetto a Carrefour. Pam Panorama, partiva con un margine commerciale in media, ma nella scala dei costi la sua gestione è stata ritenuta buona sino all’indicatore dell’EBITDAR, quindi con spese per servizi e costo del lavoro, se non eccezionali, almeno in media rispetto al presente benchmarking. Se messa a confronto con le medie della GDO entrambe le voci possono essere considerate alte, superiori alla media, però se messe in relazione all’alto margine commerciale ha saputo dimostrare una pura gestione caratteristica in equilibrio. Pam Panorama ha, però, superato i valori medi nel costo della rete, che di fatto ha contribuito a “far saltare” il conto economico.Si tratta di un negativo minimo, pari al -0,4% dei ricavi, ma il tema finanziario dell’azienda si deve rivolgere alla gestione degli investimenti della rete vendite.Sia Bennet che Iper Montebello hanno, invece, chiuso il conto economico in positivo, il primo con un utile di 13,1 milioni di euro (0,9% dei ricavi) ed il secondo con 6,7 milioni di euro pari allo 0,6%.Tra poco tempo usciranno i Bilanci del 2019 ed avremo maniera di verificare come si sono evolute le imprese in un contesto di mercato migliore rispetto a quello del 2018.

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Consulente di direzione con 20 anni di esperienza nell’area Finance di industrie e aziende della GDO italiana. E’ stato uno dei più giovani membri del board nazionale dell’Associazione Italiana degli Analisti Finanziari (aiaf, 45 anni di attività, 1.000 associati), per la quale ha ricoperto il ruolo di responsabile dell’area Valutazione d’Azienda e di Business. E’ Autore di numerosi saggi in tema di Valutazione d’Azienda e Rischio Finanziario. E’ docente in materia di analisi finanziaria. Supporta la direzione finanziaria e la direzione crediti delle aziende clienti, curando fra l’altro lo sviluppo di modelli di calcolo del rischio finanziario di clienti e fornitori strategici.

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