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GDONews incontra Maniele Tasca, Direttore Generale del Gruppo Selex (Famila)

tascaIl Gruppo Selex che tra pochi giorni festeggerà il suo 50° anniversario è una realtà sempre più importante nel mondo distributivo italiano. Ha una importante quota di mercato ed è assieme Coop e Conad leader di mercato.  Il Gruppo sviluppa fatturato su diversi formati di vendita, dagli Ipermercati e Supermercati ai Cash and Carry ed i Discount. Abbiamo incontrato il Direttore Generale Maniele Tasca curiosi di conoscere i progetti futuri del Gruppo. 

D: Selex distribuisce la sua offerta declinandola sugli ipermercati e supermercati, ma anche Discount e Cash and Carry. Esistono progetti nazionali su questi ultimi due formati?

R. Sì, sul Cash & Carry ci sono progetti in corso anche perché  su questo formato abbiamo sostanzialmente un’unica insegna che è C+C. Gestiamo insieme una parte del calendario promozionale e tutta la contrattualistica con i fornitori. Abbiamo due linee di prodotti a marchio che si sviluppano su circa 650 referenze, entrambe target Horeca (ndr: acronimo di HotellerieRestaurantCa), un sito web e attività di CRM (ndr: Customer Relationship Management: gestione delle relazioni coi clienti legato al concetto di fidelizzazione). Quindi di fatto sono gestiti con molti progetti in comune all’interno dell’attività commerciale. Il grosso del business Cash è concentrato su due imprese: Gruppo Unicomm e Maxi-Di. Per quanto riguarda invece i Discount non abbiamo progetti in comune. Abbiamo una catena più grande delle altre, come fatturato, che è D-più  che fa capo all’impresa socia Maxi-Di ma anche altri soci lavorano effettivamente sul canale anche se in modo indipendente.

D: L’uscita di Lillo Spa dal mondo Selex ha provocato una forte reazione di orgoglio sino alla importante acquisizione del Gruppo Lombardini. Con il senno di poi era meglio tenerlo nella compagine?

R. Il Cav. Podini è un grande imprenditore e si è sempre distinto all’interno del gruppo per le sue qualità manageriali. Per essere soci bisogna essere in due, non è questione di senno di poi ma di mantenere la volontà di restare all’interno di un gruppo. Ad un certo punto, per motivazioni nemmeno troppo specifiche le strade si sono separate però rimangono ottimi rapporti, perlomeno a livello personale, con chi ha frequentato negli anni il Cav. Podini.

D: Selex è preoccupata dalla crescita delle quote di mercato del discount, soprattutto nel sud d’Italia?

R. Più che preoccupata è molto attenta a comprendere  il Discount nelle varie sfaccettature, soprattutto siamo attenti ad analizzare che tipo di ruolo prenderà sia nel breve che nel medio termine soprattutto nelle abitudini di consumo degli italiani. E’ un dato di fatto che il Discount sia cambiato in questi ultimi anni e stia ancora cambiando e sarebbe superficiale dire che l’attuale andamento sia figlio di uno specifico problema di potere d’acquisto e di crisi economica che sta attraversando l’Italia. Del discount bisogna in primis comprenderne il posizionamento: un conto è l’hard discount alla tedesca che abbiamo visto avere un ruolo in Italia soprattutto se fatto bene ma è un ruolo molto attrattivo di determinate tipologie di consumatori, un conto è il percorso che sta cercando fare Lidl posizionandosi come supermercato, un conto è ancora la politica Eurospin che comunque avvicina il sistema di offerta a quello di un supermercato. Io penso che in alcune aree d’Italia, in particolare del sud, oggi le letture di canale debbano lasciare un spazio alle letture di qualità di punto vendita e di modernità della distribuzione. Sarà importante verificare se il percorso che insegne come Lidl ed Eurospin stanno facendo, avrà capacità di penetrare target di clientela che sono attualmente più tipici dei supermercati. Per quanto riguarda invece i Discount più tipicamente hard credo che avranno sempre un ruolo in Italia ma sarà sempre un ruolo più limitato a un certo tipo di funzione  nella copertura delle varie offerte distributive.

D: Quando si parla di Discount si parla del regno delle Private Label. Voi registrate un’evoluzione della capacità di  apprendimento da parte del consumatore in relazione alla vostra Private Label?

R. Sicuramente c’è una forte maturazione da parte dei consumatori della percezione e conoscenza dei marchi dei distributori e del ruolo che questi hanno sullo scaffale. Non credo sia figlio del Discount. Magari può dare un contributo, ma credo che il fattore principale sia la centralità che le marche del distributore hanno attualmente nelle politiche commerciali di quasi tutti i retailers italiani. Tutto questo consente un’accelerazione da parte del consumatore nel capire bene il concetto di marca/insegna, anche quando è presente un nome di fantasia come nel caso di Selex.

D: C’è un’evoluzione nel mondo Retail nei criteri di scelta dei partners per la Private Label o ci si ferma al rapporto qualità/prezzo?

R. Negli ultimi anni è aumentata molto l’offerta di copacker (ndr: aziende fornitori di prodotti a marchio). Dieci anni fa non erano tanti e avevano standard qualitativi di un certo tipo. Oggi le opportunità per buona parte delle categorie di copacker qualitativi dal punto di vista dell’efficienza, dell’innovazione e della competitività sono parecchie e questo ti consente di fare delle scelte. L’altro aspetto modificato negli ultimi anni è che gli uffici dei distributori che sviluppano marche commerciali, soprattutto se strutturati come nel Gruppo Selex, con professionalità sia nell’ambito della selezione qualità che nell’ambito dei category manager, hanno maggior capacità di interazione con i copacker e quindi entrano nel merito di aspetti che vanno ben oltre il prezzo.

D: A Fiera Marca 2014, Brisigotti di Coop Italia ha affermato che se non viene modificato il recinto entro il quale si esprime il prodotto a marchio, quindi la scala di categoria, grandi crescite non ci potranno mai essere.

R. A me sembra che i tassi di crescita degli ultimi anni siano più che significativi. La crescita  nel LCC degli ultimi anni è stata fatta sostanzialmente dalla marca privata. Secondo me, soprattutto, la PL non deve crescere a prescindere ma deve integrarsi in un offerta di categoria con alternative di prodotto in grado di offrire in modo efficiente più opzioni di scelta al consumatore.

D: L’art. 62 ha indebolito le imprese associate a Selex? Avete situazioni in periferia che possono considerarsi a rischio default presso i vs. soci?

R. Non abbiamo alcuna situazione a rischio default. Io credo che l’applicazione dell’art. 62 abbia involontariamente rafforzato le aziende del Gruppo Selex in quanto ha reso più evidenti le differenze fra aziende che attraverso la leva finanziaria riuscivano a nascondere alcune inefficienze rispetto ad aziende che non avevano puntato troppo a dilazioni di pagamenti. L’art. 62 ha favorito chi era già un buon pagatore. Noi siamo sempre stati riconosciuti come ottimi pagatori.

D: Perché la categoria del mondo Retail, essendo una realtà cosi importante in termini economici, non ha peso nel mondo della politica? Perché non esiste un gruppo solido che faccia la voce grossa in questa direzione?

R. Storicamente la distribuzione in generale, non solo in Italia ma anche in Europa, ha minor capacità, rispetto all’industria, di incidere nelle stanze della politica. In Italia anche la frammentazione non aiuta ad avere dei tavoli compatti. Devo dire però che in relazione all’art. 62 in parte è avvenuta questa compattezza. Purtroppo  abbastanza in ritardo nel senso che la distribuzione, sollecitando a gran voce un coinvolgimento, è stata chiamata al tavolo quando ormai le scelte erano già state definite e le decisioni già prese in altri tavoli. Però in quell’occasione il sistema cooperativo insieme a Federdistribuzione è riuscito in alcune situazioni ad interagire con la politica in modo compatto cercando di portare una posizione unica.  Secondo me da quell’esperienza è nata anche la consapevolezza dell’importanza  di essere insieme. Non mi sorprenderei se in futuro ci fosse una maggior  capacità da parte della distribuzione di presentarsi uniti nel presidiare determinati contesti.

D: Si parla di un avvicinamento di Aspiag a Selex (o ESD). Ci sono le condizioni per una alleanza così importante?

R. Assolutamente no. Aspiag è un gruppo molto importante ma fa parte di un’insegna con un consorzio. Non è possibile immaginare  Aspiag separatamente dalla Despar.

D: Il consumatore straniero oggi raggiunge numeri rilevanti in termini percentuali. Avete in previsione la costruzione di assortimenti specifici per etnie costruiti direttamente dalla Centrale Selex?

R. No, non è attualmente un progetto. Abbiamo fatto qualche riflessione ma in questo momento non riteniamo una priorità sviluppare un prodotto a marchio dedicato agli stranieri. Non è necessario sviluppare un prodotto a marchio per presidiare questo tipo di mercato. Basta essere attenti alle esigenze e richieste specifiche.

D: Conad con Sapori & Dintorni sta creando un format che sembrerebbe rivolto verso l’estero. Voi avete mai accarezzato questa idea?

R. Non abbiamo in questo momento intenzione di aprire punti vendita all’estero. Con i prodotti la cosa è interessante e si può fare. Abbiamo già cominciato a parlarne in EMD che è la nostra Centrale Europea dove abbiamo dei tavoli per lo sviluppo di progetti Private Label e i nostri partner si sono detti abbastanza interessati ad approfondire in particolare la nostra linea Premium. Il valore che noi potremmo dare ai colleghi di EMD è quello di dar loro accesso ad un assortimento che essendo stato confezionato per l’Italia ha già dei requisiti di qualità e di selezione dei fornitori elevati ed adeguati.

 

 

 

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Italo Gherardi

Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

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  1. Paola

    Il Gigante nuovo socio Selex dal 1.1.12015

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