L’Italia, secondo il volume BIOREPORT 2013 (realizzato nell’ambito del programma Rete Rurale Nazionale 2007-2013 dall’INEA in collaborazione con il MIPAAF, l’ISMEA e il SINAB IAM.B.), si conferma tra i primi dieci paesi al mondo per estensione di superficie impiegata a biologico (1.167.362 ettari, + 6,4% rispetto al 2011) e numero di aziende (40.146) e per la più alta incidenza di SAU biologica su quella totale (oltre il 9%) (dati SINAB). Nel 2012, si sono registrati incrementi degli operatori (con un +3% rispetto al 2011, essi si attestano a 49.709, di cui l’81% circa produttori esclusivi) sia di mercato (con un giro d’affari di 1,7 miliardi di euro l’Italia si colloca al quarto posto in Europa, dopo Croazia, Olanda e Danimarca, per maggiore incremento del mercato. Gli acquisti domestici di prodotti biologici confezionati nei canali della grande distribuzione moderna sono cresciuti nel corso del 2012 del 7,3% in valore, a fronte di una spesa alimentare rimasta stazionaria (dati ISMEA).
Complessivamente l’agricoltura biologica risulta essere maggiormente attenta alla sostenibilità ambientale rispetto a quella convenzionale, confermandosi come esempio di buone pratiche e come metodo in grado di assicurare un contributo nella riduzione della pressione sugli ecosistemi e sull’ambiente.
Le aziende biologiche presentano un minor carico di bestiame a ettaro, utilizzano più diffusamente sistemi a migliore efficienza idrica (il 74% rispetto al 62% per le aziende miste e al 56% per quelle convenzionali), contribuiscono alla cura degli elementi non coltivati del paesaggio, vendono direttamente i loro prodotti, accorciando la filiera produttiva e la distanza tra il luogo di produzione e il consumatore. L’1,3% delle aziende convenzionali si dedica alla produzione di energie rinnovabili 1,3%, quota che raggiunge il 3,7% per quelle biologiche e il 6% per quelle miste.
Il volume approfondisce l’esame delle filiere relative al settore lattiero-caseario e a quello delle piante officinali. L’analisi del comparto lattiero-caseario conferma la vocazione delle aziende biologiche alla diversificazione delle attività e alla scelta di strategie produttive improntate alla crescita della superficie aziendale e alla trasformazione diretta del latte prodotto piuttosto che alla intensificazione. L’analisi del settore delle piante officinali mette in luce il ruolo non marginale della produzione biologica: le aziende biologiche rappresentano il 23% del settore, mentre la quota di superficie biologica investita incide per oltre il 40%.
I dati di BIOREPORT 2013






