Il primo test su larga scala di agentic commerce condotto da Walmart evidenzia le criticità del modello: gli acquisti completati direttamente all’interno di ChatGPT hanno registrato tassi di conversione nettamente inferiori rispetto ai flussi tradizionali.
Secondo quanto emerso, le transazioni concluse dentro l’interfaccia AI hanno convertito circa un terzo rispetto agli acquisti effettuati sul sito Walmart, con un calo delle conversioni intorno al 66%.
L’iniziativa risale a novembre, quando Walmart ha reso disponibili circa 200.000 prodotti attraverso la funzione Instant Checkout di OpenAI, permettendo agli utenti di completare l’acquisto senza uscire da ChatGPT. I risultati, però, non hanno soddisfatto le aspettative. Daniel Danker, EVP Product & Design di Walmart, ha definito l’esperienza “insoddisfacente”, segnalando performance inferiori rispetto ai canali proprietari.
Il dato evidenzia un punto chiave per il retail: se la fase di scoperta può spostarsi verso le interfacce AI, la conversione resta legata agli ambienti proprietari. Siti e app dei retailer continuano infatti a garantire migliori performance grazie al controllo dell’esperienza utente, alla fiducia del consumatore e a un contesto più completo nel momento dell’acquisto.
Il test si inserisce in un riposizionamento più ampio anche da parte di OpenAI, che sta progressivamente abbandonando il modello di checkout interno in favore di esperienze gestite direttamente dai merchant. La stessa Walmart si sta muovendo in questa direzione e prevede di integrare il proprio assistente digitale Sparky all’interno delle interfacce AI, consentendo agli utenti di accedere al proprio account, sincronizzare il carrello e completare gli acquisti all’interno dell’ecosistema Walmart. Un’integrazione analoga è attesa anche con Google Gemini.
Il test conferma quindi che, almeno nel breve periodo, l’agentic commerce non è ancora in grado di sostituire i modelli tradizionali. Per i retailer il messaggio è chiaro: l’AI può diventare un canale sempre più rilevante per la scoperta dei prodotti, ma il momento della conversione continua a richiedere ambienti controllati, dove brand ed esperienza restano sotto il pieno presidio dell’insegna.







