C’è un elemento che ogni anno, leggendo i numeri di Esselunga, continua a generare una certa ambiguità interpretativa. Nel 2025 fecero discutere i dati del bilancio consolidato, che portarono a un utile di circa 55 milioni di euro. Uno stupore che aumentò ulteriormente quando emerse un dato meno visibile ma decisivo: l’utile della sola Esselunga S.p.A. era di circa 5 milioni di euro, quindi quasi dieci volte inferiore.
Quest’anno il punto di partenza è lo stesso: i numeri appena pubblicati, riferiti ancora una volta al bilancio consolidato, mostrano un netto miglioramento rispetto al 2024, con un utile che supera i 160 milioni di euro e una redditività in forte crescita, ma resta una distinzione fondamentale: questi risultati non rappresentano, almeno per ora, la sola performance della Esselunga S.p.A., ma quella dell’intero gruppo, e questo introduce inevitabilmente un elemento di cautela.
Perché se da un lato il quadro complessivo appare positivo, dall’altro il giudizio pieno non può che restare sospeso, in attesa della pubblicazione dei dati della capogruppo, ed è proprio dentro questa apparente contraddizione che inizia la lettura.
Nel 2025 Esselunga cresce appena dello 0,9%, fermandosi a poco più di 9,5 miliardi di euro. Un dato che, isolato, racconta poco. La buona notizia arriva dalla parte bassa del bilancio: l’EBITDA sale a 725,5 milioni di euro, con una crescita del 27% sull’anno precedente, e l’incidenza sulle vendite passa dal 6,0% al 7,6%, il risultato operativo quasi raddoppia e l’utile netto raggiunge i 163,8 milioni i quali, alla luce della distinzione iniziale, vanno interpretati con attenzione: Esselunga non sta crescendo nei volumi, ma sembra aver iniziato a lavorare sulla qualità del proprio fatturato.
In un contesto competitivo sempre più condizionato dal discount, sembra che la scelta non sia stata quella di inseguire il prezzo in modo sistematico, al contrario l’azienda sembra aver recuperato una certa disciplina.
Ha mantenuto la propria convenienza relativa, migliorandola secondo Nielsen, senza entrare nella spirale promozionale che negli ultimi anni ha eroso i margini di gran parte del retail nazionale. È come se avesse rallentato per riallinearsi.
Per comprendere questa fase bisogna uscire dalla definizione classica di supermercato, e pensare che Esselunga non è soltanto distribuzione, ma vuole evolversi sempre più in un sistema integrato, in cui produzione interna, lavorazioni fresche, controllo della filiera e sviluppo della marca privata convivono in un equilibrio che pochi operatori europei sono riusciti a mantenere nel tempo. Questo consente un passaggio chiave: trasformare il margine industriale in margine commerciale.
In un contesto europeo dominato dall’espansione del discount, Esselunga continua a muoversi su una traiettoria diversa: non è discount, non è premium puro e cerca di non essere un supermercato tradizionale. Sembrerebbe che stia seguendo una configurazione intermedia, costruita su efficienza industriale, qualità percepita e una certa disciplina sul pricing, una “terza via” che oggi appare più come un tentativo di riequilibrio che come un punto di arrivo definitivo.
Nel 2025 sono stati aperti quattro nuovi negozi, è stato introdotto un nuovo format LaEsse a Milano, e gli investimenti hanno raggiunto i 378 milioni di euro. La struttura supera i 28.000 dipendenti.
La lettura finanziaria del bilancio CONSOLIDATO conferma questa fase: la posizione finanziaria netta adjusted resta negativa per circa 1,6 miliardi di euro, ma è in miglioramento. Un dato che, preso da solo, potrebbe essere interpretato in modo critico, ma che assume un significato diverso se affiancato alla capacità di generare cassa, il flusso operativo sale a 589 milioni di euro, segnale che il sistema sta rafforzando la propria capacità di sostenere gli investimenti, ma anche qui, il quadro resta parziale.
E questo riporta al punto iniziale, i numeri raccontano un miglioramento evidente, ma il giudizio non ancora definitivo perché fino a quando non sarà disponibile il dato della sola Esselunga S.p.A., il giudizio non può essere considerato pienamente consolidato.
Resta quindi una domanda aperta: Esselunga sta realmente entrando in una nuova fase di equilibrio, oppure sta semplicemente beneficiando di una configurazione di gruppo che amplifica la lettura dei risultati? La risposta, come spesso accade, non è nei numeri, ma nel modo in cui quei numeri verranno confermati nei prossimi mesi.






