giovedì 23 Aprile 2026

Altasfera Italia ridisegna il Cash&Carry nel Mezzogiorno e costruisce un nuovo modello di servizio per il mondo bar

Negli ultimi anni Altasfera Italia ha assunto un ruolo che va ben oltre l’ampliamento della rete e l’incremento del giro d’affari. La crescita del gruppo – oggi frutto della visione condivisa tra Maiora S.p.A., Ergon S.p.A. e Centro Cash S.r.l. del gruppo Abbi – ha portato alla definizione di un modello di Cash&Carry capace di riscrivere gli equilibri competitivi nel Mezzogiorno. Con 28 punti vendita tra soci e partner, distribuiti principalmente in Sicilia, Puglia, Sardegna, Basilicata e Calabria, e con presenze strategiche anche in Emilia-Romagna, Altasfera ha superato nel 2025 i 320 milioni di euro di fatturato, arrivando a detenere una quota che racconta plasticamente il suo peso: un euro su tre del moderno Cash&Carry del Sud passa dalle sue casse.

Una leadership che non nasce da un’accelerazione improvvisa, ma da un lavoro di ricomposizione strategica iniziato nel post-pandemia e consolidato con l’apertura della nuova sede di Assago, che oggi funge da centro di regia per l’intero progetto. In questa cornice, il segmento bar emerge come uno dei pilastri più rilevanti, soprattutto in un mercato in cui i consumi fuori casa sfiorano i 100 miliardi di euro e il canale bar da solo ne assorbe circa un terzo. All’interno di questo perimetro, Altasfera serve più di 10.000 esercizi, con un’incidenza sul fatturato che si avvicina al 15%.

Il mondo bar, tuttavia, non è più quello di dieci anni fa. Accanto al bar tradizionale, che mantiene un ruolo centrale soprattutto nelle aree a forte tessuto urbano, si sono affermati format più specializzati, capaci di presidiare momenti di consumo frammentati e nuove modalità di fruizione. I bar generalisti iniziano a mostrare le prime difficoltà. E cambiano anche le preferenze: il vino fermo perde mordente, mentre le bollicine guadagnano spazio grazie alla loro versatilità e alla capacità di intercettare più occasioni di consumo. Il tema del benessere, insieme alla sensibilità crescente verso il low e no alcohol, modifica ulteriormente le dinamiche del beverage, soprattutto nelle ore serali.

In questo scenario, Altasfera ha impostato una strategia che unisce ampliamento della rete, sviluppo di un assortimento distintivo e valorizzazione del prodotto a marchio. La linea Altasfera, costruita per l’uso professionale in cucina, e la linea Aperisfera, dedicata invece al mondo dell’aperitivo e della mixology, rappresentano oggi le principali leve di differenziazione. A queste famiglie si è aggiunta una selezione significativa di referenze per la prima colazione – caffè, zucchero, cornetti con grammature e performance superiori alla media di mercato, creme e confetture ad alta percentuale di ingredienti – che risponde a una delle occasioni di consumo più rilevanti per gli esercizi del Sud.

Negli ultimi dodici mesi il gruppo ha introdotto oltre cinquanta referenze beverage a marchio proprio, iniziando dalle bollicine e ampliando successivamente la gamma con Aperisfera e una linea dedicata alla mixology dal posizionamento competitivo ma capace di garantire qualità e costanza di resa. Parallelamente è stato sviluppato anche il fronte no food, dai bicchieri ai materiali per il servizio fino alle diverse tipologie di ghiaccio professionale, oggi richieste soprattutto dai locali orientati all’alta miscelazione.

Lo sguardo al 2026 conferma la volontà di accelerare ulteriormente, con l’obiettivo di portare il prodotto a marchio al 15% del fatturato. Dopo una prima fase dedicata alla copertura dei bisogni essenziali e una seconda focalizzata sul recupero di competitività rispetto ai principali competitor, Altasfera è entrata nella fase più matura del progetto: quella orientata alla distintività. L’ampliamento della gamma, dalla colazione al brunch, fino alle proposte monoporzione per il pranzo e ad altre soluzioni pronte all’uso, nasce proprio dall’intenzione di anticipare i trend anziché inseguirli, costruendo un assortimento che risponda alle esigenze reali degli operatori horeca, valorizzando al contempo l’identità dell’insegna.

Il prodotto a marchio, tuttavia, è soltanto una parte della strategia. Altasfera sta lavorando su un ridisegno complessivo del modello di servizio, che coinvolge anche la digitalizzazione e, soprattutto, la delivery. In un mercato caratterizzato da una crescente polarizzazione, la capacità di presidiare un numero sempre più ampio di punti di consumo diventa una leva decisiva. Per questo il gruppo ha iniziato a integrare piattaforme di geomarketing in grado di analizzare fasce orarie, flussi di affluenza e caratteristiche dei bacini locali, così da ottimizzare il servizio e rendere più efficiente la relazione tra punto vendita e cliente professionale.

Infine, la nuova sede di Assago apre la strada alla possibilità di espandersi oltre il perimetro storico del Mezzogiorno. Le partnership già attive in Emilia-Romagna rappresentano un primo passo, ma l’ambizione – dichiarata – è quella di arrivare nei prossimi anni a una copertura nazionale. È un obiettivo che richiederà consolidamento, capacità di leggere le opportunità sul territorio e un controllo rigoroso del modello operativo, ma che si inserisce in un percorso già tracciato.

Altasfera, oggi, non si limita a essere un player del Cash&Carry. Sta costruendo un modello che interpreta il canale come una piattaforma di servizio integrata, capace di sostenere la crescita dei professionisti del fuori casa in un mercato in profonda trasformazione. L’assortimento distintivo, la spinta sul private label, lo sviluppo infrastrutturale e la capacità di anticipare i trend del bar e della mixology rappresentano il cuore di questo percorso. Ed è proprio in questa combinazione di visione industriale e attenzione al cliente professionale che la leadership del gruppo trova la sua ragione più solida.

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