giovedì 18 Giugno 2026

Il vino dell’Emilia-Romagna tra numeri e strategie

In Emilia-Romagna la superficie vitata raggiunge i 50.182 ettari, pari al 7,6% del totale nazionale. Oltre l’80% dell’uva viene conferita a cantine cooperative e sociali. Queste si occupano della trasformazione, imbottigliamento e commercializzazione, spesso sotto marchi noti del Made in Italy. Alcune di queste cantine hanno oltre cento anni di storia.

Nel 2024 la produzione regionale di vino ha raggiunto 6,9 milioni di ettolitri. Si tratta del 14,4% del totale nazionale, che pone l’Emilia-Romagna al terzo posto in Italia dopo Veneto e Puglia. La produzione è cresciuta dell’11,1% rispetto al 2023 e del 19,4% rispetto al 2019. Ravenna e Reggio Emilia sono le province con le rese più alte. Con 137,6 ettolitri per ettaro, la regione è prima in Italia per resa.

Secondo Aristide Castellari, vicepresidente di Confcooperative Fedagripesca Emilia-Romagna, questi dati confermano il ruolo centrale della cooperazione. Al Vinitaly, le cantine regionali sono protagoniste nel Padiglione 1, presenti sia con propri stand sia all’interno dei Consorzi di tutela.

Le sfide principali del settore oggi sono due: da un lato la difesa delle produzioni da fitopatie, cambiamenti climatici e normative europee non sempre adatte al contesto produttivo. Dall’altro, la promozione internazionale del vino emiliano-romagnolo con il supporto delle Istituzioni.

Castellari segnala inoltre preoccupazioni per i dazi imposti dagli Stati Uniti. Gli USA rappresentano il primo mercato estero per il vino italiano e regionale. I dazi rischiano di causare perdite economiche e un peggioramento dello scenario.

L’auspicio è che l’Unione Europea agisca in modo unito per evitare guerre commerciali e aprire nuovi mercati. È necessario un maggiore impegno UE per difendere la competitività del settore, oggi minacciato da campagne denigratorie, burocrazia pesante e fondi insufficienti per la ricerca.

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