
Ad ogni modo, nonostante gli iper siano pochi se paragonati ai circa 26.000 negozi della GDO in Italia, e sebbene debbano spesso combattere per proiettarsi nel futuro, stando agli ultimi bilanci fatturano complessivamente più di 12 miliardi di euro. Con tale cifra, si posizionano vicino al valore ottenuto dai super store che hanno compiuto lo storico sorpasso, ecco il primo dato importante: i super store generano più vendite degli ipermercati.
Il secondo dato su cui soffermarsi, forse meno importante ma estremamente curioso, è che l’andamento delle vendite degli ipermercati segna una crescita decisa, pari a quasi il +5%. Bisogna considerare che questo è un dato che non risente molto dell’inflazione perché i bilanci che stiamo esaminando si sono chiusi prima che tale fenomeno potesse palesarsi in maniera evidente. Si potrebbe dedurre che i superstiti, i 315 ipermercati rimasti o almeno alcuni di loro, non vanno poi così male.

Il fatturato medio per negozio, poi, è cresciuto del 5.5%, passando da 36.5 milioni di euro a 38.5 a livello nazionale. Anche questo è un dato da importante. Assistiamo ad una diminuzione di due unità in termini di numerica ma, contemporaneamente, ad un incremento delle vendite generali e del fatturato medio dei singoli punti vendita.


Entriamo adesso nel merito delle singole aree per comprendere le dinamiche del macro-numero appena visto. Partiamo dal Nord-ovest, luogo in cui, è quasi banale dirlo, si produce la metà del fatturato degli ipermercati. Infatti, qui si generano più di 6 miliardi di euro di vendite. In Area 1 non c’è molto spazio utile per aprire grandi ipermercati ma, comunque, la numerica è aumentata di 3 unità.
Ricordiamoci, però, che Esselunga costruisce anche negozi di metrature superiori ai 4.500 mq, ovvero i suoi Super Store, e quindi il dato generale, in effetti, si può sporcare. Anche in Area 3 e, soprattutto, in Toscana, le statistiche possono essere influenzate da player che aprono negozi di grandi dimensioni i quali vengono, dunque, catalogati come ipermercati ma che non conservano nulla del concetto classico di ipermercato.

Dicevamo, quindi, che nel Nord-ovest è aumentata la numerica dei pdv in un quadro nazionale di generale diminuzione ed è aumentato anche il fatturato (+1.7%). Ciò che scende leggermente, invece, sono le vendite medie per negozio. I tubi del grafico sono impietosi ma, in realtà, si tratta di un decremento quasi impercettibile.

Passando all’Area 2 vediamo, per prima cosa, che si tratta di un territorio che presenta una crescita evidente (+11%). Qui, si registra anche un incremento delle unità. Teniamo presente che in Area 2 opera un player che merita di essere studiato quando si parla di ipermercati, ovvero Tosano.

Nel Nord-est il fatturato medio per negozio è intorno ai 42 milioni di euro, sorprendentemente superiore quindi a quanto riportato per l’Area 1. È normale che Tosano possa influenzare le dinamiche dietro a questo dato interessante.
Sommando i fatturati di Nord-est e Nord-ovest per costruire le performance della macro-regione “Nord”, ci accorgiamo che, se combinate, le Aree 1 e 2 sviluppano quasi il 70% del fatturato iper nazionale.

Dobbiamo dedurne che l’iper è un fenomeno del Nord? Non proprio. Gli ipermercati sono sicuramente un formato che trova terra fertile al Nord ma anche in alcune regioni importanti dell’Area 3. Pensiamo alla Toscana che contribuisce con forza allo sviluppo degli 1.8 miliardi fatturati in Centro-Italia. Anche il Lazio, per citare un’altra regione, vede esprimersi player rilevanti che, comunque, gestiscono gli iper ottenendo buone performance.

Va detto, però, che se nei super store l’Area 3 e l’Area 2 raggiungevano praticamente lo stesso fatturato, ciò non avviene nel segmento iper dove il Centro-Italia fattura praticamente la metà rispetto al Nord-est. Per concludere il ragionamento sull’Area 3, diciamo che qui si assiste ad un calo in termini di unità ma ad una buona crescita del fatturato medio per negozio.

Rechiamoci ora in Area 4 dove si verifica una diminuzione del fatturato generale ed un incremento delle vendite medie per negozio. Tale fenomeno scaturisce da un assestamento di mercato. Infatti, da un lato c’è un forte calo nella numerica dei punti vendita e dall’altro solo una lieve discesa (-5%), ragionando su piccoli numeri, del fatturato totale. Ciò porta ad un incremento del 10% circa del fatturato medio per negozio, un dato pari a 24.8 milioni di euro che, se inquadrato nel contesto in cui si esprime, assume una certa importanza.
In conclusione: gli ipermercati, in termini di unità, si sono praticamente dimezzati nel giro di una decina d' anni. Alcuni di essi passano di mano, “migrando”, per così dire, da player che vogliono abbandonare il segmento per via delle scarse performance ad attori che, invece, hanno dimostrato di poter tenere in piedi anche le grandi strutture. Sfortunatamente, di questi attori ce ne sono davvero pochi. C’è poi chi ha acquisito ipermercati per poi trasformarli in super store ed è anche per questo che i super store, come segmento, hanno sorpassato gli iper.
Ciò che è rimasto degli ipermercati, purtroppo, non è necessariamente sano perché esistono ancora molte unità improduttive. Ne abbiamo discusso quando parlavamo dei player del canale. Per fare un esempio, la stessa Coop, leader del formato, si ipotizza che abbia difficoltà ad armonizzare i bilanci delle singole cooperative cercando, come tutti, di chiudere a pari sugli iper per poi andare in attivo con i negozi di prossimità.
Non si può nemmeno affermare, però, che si debba scrivere l’epitaffio degli ipermercati perché, oggettivamente, anche se si tratta di un formato depresso, guardando al trend percentuale lo stato di questi negozi appare più sereno rispetto a quello di altri formati di vendita analizzati fino ad oggi. Ovviamente, non stiamo parlando dei discount che approfondiremo nel dettaglio la prossima settimana.