venerdì 23 Gennaio 2026

Aspiag contro Maxi Dì: post Covid difficile in una sfida tra grandi aziende. Numeri a confronto

A confronto due grandi aziende della GDO ubicate entrambe in Veneto ma difficilmente concorrenti dirette sul campo. L'articolo ripercorre dieci anni di business mettendole a confronto sulle evoluzioni di fatturato, EBITDA, EBIT e Stato Patrimoniale. I risultati dell'analisi diventano interessanti soprattutto per comprendere cosa è successo con il Covid ed il Post Covid.

Il confronto tra Maxi Dì e Aspiag è di assoluto interesse per una serie di ragioni, prima delle quali è la medesima competitività sui contratti con le grandi marche industriali. Infatti, la medesima appartenenza a ESD pone entrambe le imprese sullo stesso piano di partenza per la parte preponderante del loro fatturato. Come si vedrà nell'articolo, i due modelli di business non sono proprio uguali, entrambi si cimentano nella vendita al dettaglio con i supermercati, ma entrambi svolgono alche attività differenti, soprattutto Maxi Dì. Di assoluta rilevanza è anche la verifica dello stato dell'essere di entrambe dieci anni fa (primo bilancio in analisi è quello del 2012) e dell'evoluzione che le ha caratterizzate, distinguendo l'una dall'altra. Entrambe hanno il quartier generale in Veneto, sebbene le rispettive reti commerciali si estendano su territori piuttosto vasti al punto che arrivano a sfidarsi direttamente solo in Emilia Romagna e nella città di Verona.

Aspiag opera sul mercato italiano con i marchi Despar, Eurospar e Interspar, oltre ad avere diversi punti vendita affiliati che generano una parte minoritaria del fatturato totale: è una srl di diritto italiano di proprietà di Aspiag Management, società del gruppo Spar Austria. Lavora attraverso i suoi tre centri distributivi (Ce.di.) di Bolzano, Udine e Mestrino (PD), a cui fanno capo tutti i punti vendita, sia diretti che affiliati.
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In totale conta 249 punti vendita diretti e 316 affiliati che complessivamente generano un fatturato vicino ai due miliardi e mezzo di euro l'anno. Aspiag ha in totale 581 punti vendita. I territori maggiormente presidiati sono l'Emilia Romagna (85 punti vendita), il Friuli Venezia Giulia (140), il Veneto (167) e il Trentino Alto Adige (185) da dove partì a sua espansione ormai trent'anni fa. Aspiag è presente anche in Lombardia e Marche, nel primo l'ambizione è quella di crescere. La particolarità di Aspiag è che, pur appartenendo alla multinazionale austriaca Spar, per gli acquisti dei grandi brand opera attraverso ESD del quale è socia, mentre si affida alla centrale nazionale Despar per il segmento private label. Di ESD è socia e si avvale anche Maxi Di attraverso la Centrale Selex. Anche da qui, come già scritto, nasce l'opportunità di confrontare le due imprese.

Maxi Di esprime i marchi A&O nel vicinato, Famila, Famila Superstore, Iper Famila. Si aggiungono i marchi Galassia, dedicato agli ipermercati, e DPiù con il quale Maxi Di gestisce i discount, attraverso i quali genera buona parte del proprio fatturato. Ulteriore business di Maxi Di è il cash and carry per il mercato Ho.Re.Ca, gestito attraverso il brand C+C. La principale differenza fra Aspiag e Maxi Di è che la prima genera la gran parte del proprio fatturato attraverso i supermercati piccoli e grandi, mentre Maxi Di esprime davvero tutti i formati di vendita, compresi ipermercati, discount e Cash&carry.

Entriamo adesso nel dettaglio dei numeri, premettendo che entrambe le aziende già 10 anni fa erano grandi aziende e nel decennio entrambe sono molto cresciute. Nel 2012 Aspiag fatturava 1 miliardo e 644 milioni, Maxi Di 1 e 685 milioni: dimensionalmente erano uguali. Dieci anni dopo, nel 2021, il quadro non è sostanzialmente cambiato: Aspiag ha raggiunto un fatturato di 2 miliardi e 207 milioni; Maxi Di 2 miliardi e 386 milioni. Entrambe le aziende sono cresciute in un periodo difficilissimo.

 

Aspiag è passata da 1 miliardo e 644 milioni nel 2012 a 2 miliardi e 207 milioni, con una crescita organica, senza sbalzi significativi, neppure durante il Covid: nel 2020 l'azienda è cresciuta di 100 milioni rispetto al 2019, ma l'anno precedente sul 2018 la crescita era stata comunque di 90 milioni. La crescita è risultata invece ad un ritmo inferiore rispetto alla media storica nel 2021, quando i ricavi sono saliti "solo" di 48 milioni: un dato sempre largamente positivo, ma più debole degli anni precedenti.

 

L'Ebitda di Aspiag era molto rilevante nel 2012: quasi 100 milioni a fronte di ricavi per 1 miliardo e 644 milioni. L'indice è cresciuto molto bene negli anni centrali di questo decennio, dal 2015 al 2019, per arrivare al picco di 116 milioni e ripiegare sotto i 100 milioni nel 2021 con valori simili a quelli registrati nel 2014.

 

Le difficoltà del 2021 si vedono meglio nel prossimo grafico che mostra l'andamento dell'Ebitda in rapporto alle vendite: il valore era attorno al 6% nel 2012, dove si è riposizionato nel 2015 per poi scendere negli anni successivi e arrivare a 5,5% circa nell'anno della pandemia. Il valore 2021 è stato pari al 4,10%: un dato buono, ma non straordinario, che denota un po' di sofferenza.

 

Sofferenza che emerge con maggiore evidenza analizzando l'andamento degli utili: il risultato di esercizio del 2021 è stato tra i peggiori dell'ultimo decennio. In valore assoluto un dato peggiore si era registrato solo nel 2014 con un utile di 8,6 milioni a fronte di un fatturato superiore al miliardo e 700 milioni. Nel 2021 l'utile è stato di 13 milioni, ma in questo anno il fatturato è stato di 2,2 miliardi: in termini di percentuali sulle vendite la contrazione è significativa.

 

Nonostante l'andamento di ricavi e utili, però, l'evoluzione dello stato patrimoniale di Aspiag nell'ultimo decennio è stata eccellente. Parte da 303 milioni nel 2012 - un livello già di grande solidità - per arrivare a 695 milioni nel 2021.Nel 2020 l'azienda ha beneficiato della rivalutazione degli asset concessa dal Governo come misura anti-Covid: il valore è passato così da 627 a 681 milioni. Anche al netto di questa possibilità, Aspiag sarebbe stata comunque un'azienda solidissima.

 

 

Con la pubblicazione del prossimo bilancio, sarà possibile valutare l'eventuale impatto di un anno particolarmente difficile come è stato il 2022.

Anche Maxi Di ha avuto una evoluzione molto positiva dei ricavi nel decennio, ma ha sperimentato anche una costante crescita dell'Ebitda e nel 2021 ha registrato risultati eccezionali, in linea con l'anno d'oro del Covid, il 2020.
Nel 2012 i ricavi erano pari a 1 miliardo e 686 milioni, nel 2021 hanno raggiunto la cifra di 2 miliardi e 387 milioni, senza mai sperimentare ripiegamenti né flessioni. L'esplosione registrata nel 2020 è stata addirittura superata nel 2021.

 

Straordinario anche l'andamento dell'Ebitda a 181,5 milioni nel 2021 dopo i 186,2 milioni del 2020.

 

Esaminando l'andamento dell'Ebitda in rapporto alle vendite, vediamo che il valore si è sempre mosso tra il 4,6% e il 5,7% dal 2012 e il 2019 per poi raggiungere il 7,7% con un'impennata nel 2020: particolarmente significativo il fatto che il valore si sia mantenuto sopra il 7% anche nel 2021.

 

Eccezionale anche l'andamento dell'utile di esercizio (passato da 15,9 milioni nel 2012 a quasi 70 nel 2021): addirittura Maxi Di è riuscita a generare nel 2021 un utile (69,5 milioni) superiore a quello del 2020 (68,2 milioni). L'azienda è stata protagonista di un grande salto.

 

Anche lo stato patrimoniale di Maxi Di mostra numeri eccellenti: nel 2012 era pari a 206,6 milioni che sono cresciuti fino a quota 584,4 nel 2021. Anche Maxi Di ha beneficiato della rivalutazione degli asset aziendali nel 2020 portando il proprio patrimonio da 387 a 512 milioni, con un impatto molto più significativo di quello che abbiamo visto per Aspiag.

 

 

Aspiag e Maxi Di sono entrambe aziende eccellenti e solide. Qualche ombra pesa sull'ultimo bilancio di Aspiag e ci sarà da prestare attenzione ai numeri dell'esercizio 2022. Maxi Di, invece, veleggia in mari molto calmi e produttivi.

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Silvia Ognibene
Silvia Ognibene
Giornalista professionista, collabora stabilmente con agenzie di stampa e quotidiani nazionali e internazionali dedicando particolare attenzione ai temi di finanza, economia e lavoro.

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