lunedì 19 Gennaio 2026

Mercato carne bovina: serrato confronto tra Mec Carni, Fiorani e Ambrosini Carni. Chi cresce maggiormente e come negli ultimi cinque anni

In questo benchmark mettiamo a confronto i più importanti dati di bilancio 2021 di tre fra i principali player attivi sul mercato italiano della lavorazione e commercializzazione delle carni bovine, cercando di capire se e come sono cresciuti nel corso degli ultimi cinque anni. Oggetto dell'analisi saranno le imprese MEC, il Gruppo Fiorani e Ambrosini Carni. Il benchmark è realizzato grazie all'applicazione "Benchmark On Line" presente all'interno del portale GDONews nell'area STRUMENTI PER I MANAGER che mette a confronto i bilanci di tutte le imprese fornitrici di tutte le categorie merceologiche e di tutti i retailer, sia Cedi che affiliati.

MEC, azienda cuneese della famiglia Formento, fondata nel 1989. Macella e lavora ogni anno 58 mila capi, ha 500 allevamenti di bovini di razza pura piemontese. Con oltre 38 milioni di investimenti destinati in gran parte alla sostenibilità, ha chiuso il 2021 con un fatturato di oltre 100 milioni di euro.

Fiorani è un centro di lavorazione e trasformazione carni che fa parte del Gruppo Cremonini. Conta su due stabilimenti produttivi a Piacenza e quattro a Modena. Ha chiuso il 2021 con oltre 173 milioni di ricavi.

Ambrosini Carni, azienda bergamasca in mano alla famiglia omonima da tre generazioni, conta su una superficie produttiva di oltre 10 mila metri quadrati, confeziona 60 mila vaschette di carne al giorno e oltre un milione di hamburger all'anno. Ha chiuso l'esercizio 2021 con 41,5 milioni di fatturato.

Iniziamo l'esame comparando la quantità della crescita delle tre aziende.

MEC ha chiuso il 2021 con ricavi a oltre 100 milioni in crescita del 12% rispetto all'anno precedente. Fiorani ha fatturato oltre 173 milioni, con una crescita del 3,41%. Ambrosini ha chiuso il 2021 con ricavi per 41,5 milioni in crescita di oltre il 15%. Per tutte le imprese esaminate il trend del fatturato negli ultimi 5 anni è in crescita (addirittura a tripla cifra per Fiorani) così come l'andamento dell'Ebitda che cresce a tripla cifra per MEC e Fiorani e “solo” a doppia cifra per Ambrosini.

Il prossimo grafico evidenzia l’andamento del giro d’affari e la diversa dimensione delle imprese analizzate.

Più interessante è osservare la qualità della crescita, illustrata nel grafico seguente che incrocia l’andamento dei ricavi con quello dell’indice Ebitda, cioè il margine operativo lordo.  Il posizionamento nei diversi quadranti consente di vedere il reale stato di salute delle aziende esaminate.

Nel quadrante sinistro in alto si rappresentano le aziende che hanno perso ricavi ma incrementato la marginalità: un quadro non particolarmente preoccupante finché il fatturato non registra cadute significative. Nel quadrante basso a sinistra vengono, invece, rappresentate le aziende che hanno perso sia fatturato che marginalità: lo scenario peggiore. Nel quadrante in basso a destra vengono rappresentate le aziende che hanno aumentato il fatturato ma diminuito la marginalità: è uno scenario pericoloso perché la crescita dei ricavi potrebbe spingere a ritenere che l’azienda sia anche solida quando non lo è.

Tutte le imprese del benchmark si trovano nel quadrante migliore con Fiorani che addirittura rischia di uscire dal grafico: positivo – e molto – per tutte l'andamento di ricavi e redditività. L'impresa con valori percentuali più bassi è Ambrosini che figura comunque nel quadrante migliore.

Cerchiamo adesso di capire quali sono le aziende più redditizie, partendo dall’esame dell’Ebit margin del 2021 che misura la ricchezza generata dall’impresa attraverso il complesso delle sue attività operative. L’Ebit è l’indice che misura la capacità di “saper fare il proprio mestiere” .

Nel 2021 il margine Ebit è cresciuto per tutte le imprese analizzate: in particolare Fiorani ha segnato + 5%, MEC + 4,2% e Ambrosini + 2,5%.

Il prossimo grafico mostra la profittabilità delle imprese cioè la ricchezza complessiva che hanno saputo generare nel 2021 dall'insieme delle attività operative e delle attività extra operative.

Così come l'Ebit, anche il Profit Margin nel 2021 è cresciuto per tutte le aziende del benchmark: + 1,1% per Ambrosini, + 3,5% per Fiorani e + 2,9% per MEC.

Analisi di efficienza delle aziende

Dopo aver verificato i conti economici e gli indicatori principali del 2021, guardiamo ora una serie di aree dei bilanci che spiegano in modo palese qual è l’efficienza economico finanziaria delle singole aziende esaminate.
Partiamo dalla rotazione dei rispettivi magazzini analizzando il tempo medio di giacenza delle scorte: minori sono i giorni indicati, maggiore è la rotazione della merce.

La più veloce nel far ruotare il magazzino è MEC con 10 giorni di giacenza media delle scorte. Seguono Fiorani con 16 giorni e Ambrosini con 21 giorni.

Il prossimo grafico mostra i tempi medi di incasso.

La più rapida ad incassare è Fiorani con 16 giorni di media. La più lenta invece è Ambrosini con 45 giorni. Mediamente MEC si fa pagare in 38 giorni.

Il prossimo grafico indica, viceversa, i tempi di pagamento dei fornitori.

Paga rapidamente MEC con 36 giorni in media. La più lenta è Ambrosini con 100 giorni, mentre i fornitori di Fiorani riscuotono mediamente dopo 44 giorni dalla consegna.

Analisi della solidità finanziaria delle aziende

Analizziamo adesso i principali indicatori di solidità finanziaria, partendo dal rapporto tra mezzi propri e attivo che indica quanta parte del fatturato l’impresa finanzia con mezzi propri. E’ la misura della capitalizzazione: generalmente clienti e banche giudicano positivo il valore se è superiore a 30.

Il rapporto fra mezzi propri e attivo è debole per Ambrosini che ha un indice di appena il 13% ben al di sotto della soglia che indica una struttura finanziaria equilibrata: Ambrosini è poco capitalizzata. Sostanzialmente in equilibrio risulta Fiorani, con un indice che sfiora il 30%. Risulta invece ben capitalizzata MEC il cui rapporto fra mezzi propri e attivo è pari al 38%.

Il prossimo grafico mostra il peso del debito finanziario netto in rapporto ai ricavi generati dalle imprese esaminate. Se un’azienda ha un debito finanziario tra il 30% ed il 50% dei ricavi potrebbe essere in condizione di tensione finanziaria, mentre se ha un debito superiore al 50% dei ricavi è altamente a rischio di insolvenza (se ha un debito pari al fatturato, cioè 100%, è spesso in condizioni di dissesto irreversibile).

Tutte le imprese risultano solvibili e non presentano tensioni. Addirittura l'indice che misura il rapporto fra il debito finanziario netto e i ricavi è negativo per Fiorani (-5%). Largamente positivi i valori anche per MEC (15%) e Ambrosini (18%). Nessuna delle aziende esaminate ha quindi problemi di tensione finanziaria, per tutte il peso del debito è facilmente sostenibile.

Infine, con il grafico seguente, guardiamo i peso dei debiti a breve termine sulle vendite che rappresenta un’altra interessante misura di valutazione della sostenibilità dell’indebitamento: questo tipo di debito e è ritenuto molto sostenibile quando non supera il 20% del fatturato, sostenibile fra il 21% e il 50%, meno sostenibile fra il 51 e il 75%, poco sostenibile oltre il 75%.

Nessuna delle imprese del benchmark ha problemi di liquidità a breve termine: per tutte l'indebitamento a breve è sostenibile. Infatti Ambrosini, che mostra il valore più alto, ha un indice del 44% mentre MEC e Fiorani si fermano, rispettivamente, al 19% e al 16%.

 

 

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Silvia Ognibene
Silvia Ognibene
Giornalista professionista, collabora stabilmente con agenzie di stampa e quotidiani nazionali e internazionali dedicando particolare attenzione ai temi di finanza, economia e lavoro.

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