La tabella che segue mostra l’analisi quantitativa dei principali indicatori. Prima di leggerla, è doverosa una premessa: alcuni risultati di Vega sono negativi in termini aritmetici, ma questo non significa che la cooperativa vada male. Ad esempio, la redditività di Vega è insufficiente ma ciò dipende dal fatto che si tratta appunto di una cooperativa: il suo obiettivo non è fare utili, ma lasciar la redditività ai propri soci-clienti (i gestori dei punti vendita). Tutte le cooperative hanno generalmente una bassa redditività perché comprano la merce e la rivendono ai supermercati dei loro soci con bassissimi ricarichi: la redditività si sposta sul socio perché proprio questo è l’obiettivo delle strutture mutualistiche. Infatti, come vedremo, nonostante un basso valore di redditività il giudizio sull’affidabilità finanziaria di Vega è ampiamente positivo.

Come accennavamo sopra, i numeri vanno letti tenendo conto del fatto che Vega è una cooperativa. Passando dall’analisi quantitativa a quella qualitativa, infatti, il giudizio su Vega è buono. Spiega Giuseppe Di Napoli, senior partner della società Numeri di Valore Srl, esperto di economia e finanza applicata alla Gdo: “L’analisi qualitativa che valuta elementi come dimensione, assetto giuridico e organizzativo, strategie, persone, notorietà, rischio clientela e fornitura, pianificazione e controllo, eccetera, effettuata su informazioni pubbliche, ha portato ad un giudizio pienamente positivo: è un buon giudizio, che evidenzia un rischio di business al di sotto della media, e che va in parte a bilanciare il risultato insufficiente dell’analisi quantitativa, portando ad un miglioramento del giudizio finale sul rischio finanziario”.
Come si vede dalla tabella seguente, il rischio finanziario di Vega è sopra la media – l’indice è pari al 44% dove la sufficienza si ottiene con il 50% - ma è ben compensato da un rischio industriale modesto: l’equilibrio fra questi due elementi porta a trarre un giudizio complessivamente positivo.

“Vega ottiene un rating finanziario pari a BB-, sintomatico di un’ azienda con una normale rischiosità finanziaria, capace di pagare le proprie obbligazioni ma più soggetta rispetto ad altre realtà, cosiddette investment grade, ad eventuali mutamenti del contesto economico e competitivo – aggiunge Di Napoli -. Il rating riflette una politica finanziaria conservativa, che bilancia performance operative al di sotto della media che sono l’effetto della natura mutualistica della cooperativa, ed un assetto qualitativo molto positivo, grazie alle dimensioni, alla notorietà ed all’abilità commerciale raggiunte”. L’impresa si posiziona nella fascia inferiore dell’area della ‘normale rischiosità’ ed ottiene un rating da BB- a BB+.
“Questo aspetto è di particolare rilevanza dal punto di vista industriale: le analisi quantitative si basano solo sui numeri e mirano a verificare la capacità di pagare i debiti nel breve termine, cioè entro 12 mesi, e non tengono invece conto della parte qualitativa, ovvero delle strategie, della capacità del management, della storicità dell’azienda, dei suoi progetti: è proprio questo aspetto qualitativo, invece, che conta di più in un’ottica industriale” aggiunge Di Napoli.
Per avere un’idea di raffronto del profilo di rischio identificato per Vega, rispetto al settore di appartenenza mostriamo la distribuzione dei rating delle 1.905 società appartenenti al comparto Ingrosso di alimentari e bevande.

Come si vede Vega si posiziona nella parte centrale della distribuzione (per questo si parla di normale rischiosità finanziaria), insieme al 22% delle aziende del settore. Ci sono quindi un 39% di aziende che presentano un profilo di rischio più contenuto (da BBB- in su) ed un 39% di realtà che presentano una situazione finanziaria più rischiosa (da B+ in giù).
Entriamo adesso nel merito dell’analisi quantitativa, partendo dall’andamento di ricavi ed Ebitda negli ultimi 10 anni.

Il grafico evidenzia il trend degli ultimi 10 anni di fatturato, ricavi e ebitda (il margine operativo lordo ovvero il principale indicatore reddituale aziendale): il fatturato è in costante incremento ed offre lo spaccato di un'azienda che sta crescendo molto bene, con una media annua di circa il 5%. “E’ un buon andamento – commenta Di Napoli -. Tipicamente le aziende di questo settore che crescono lo fanno attraverso l’incremento di affiliati nuovi soci che offrono nuovi punti vendita da rifornire. La crescita del fatturato ha portato con sé un miglioramento dell’Ebitda. La redditività di Vega è migliorata decisamente nel corso degli anni, benché si tratti di una redditività ‘particolare’ perché siamo davanti ad una cooperativa”.

“Abbiamo anticipato che la redditività di Vega ottiene un giudizio negativo e il grafico sopra lo dimostra – spiega l’analista finanziario -. C’è una netta differenza di redditività fra l’azienda e il settore di appartenenza, dovuta al fatto che siamo davanti ad un soggetto a mutualità prevalente: Vega vende a prezzi più bassi rispetto alla media di mercato perché per per statuto deve trasferire la redditività ai suoi associati. Pertanto è normale che in un confronto di settore venga penalizzata”.
Il grafico sopra mostra gli indici di rotazione che raccontano quanto è efficiente l'azienda nel gestire il capitale investito. “Vega ha un normale livello di rotazione del capitali – dice Di Napoli -. La rotazione del circolante è sostanzialmente allineata alla media di settore, mentre la rotazione del magazzino è superiore. Questo indica che Vega ha un normale livello di rotazione del capitale investito.” Va notato che gli investimenti a lungo termine pesano il 13% del fatturato per Vega, contro un dato settoriale che è del 6%. “Vega compensa questo aspetto con una più veloce rotazione delle scorte, come vedremo in dettaglio più avanti”, chiosa Di Napoli.

Il grafico dedicato agli indici patrimoniali e finanziari indica che Vega ha una maggiore solidità rispetto al settore di appartenenza: non ha debiti bancari e ha una capitalizzazione del 30% contro un dato medio di settore che si ferma al 22%. I soci ci hanno messo più risorse proprie facendo sì che la capitalizzazione sia maggiore e l’indebitamento minore. La posizione finanziaria netta poi indica che ci sono più liquidità e crediti finanziari rispetto ai debiti finanziari: molto bene, "L'azienda non rischia ed ha un valore molto superiore alla media di settore” dice Di Napoli, che aggiunge: “L’ultimo indice, l’interest coverage, è molto rilevante perché dice quanto incidono gli oneri finanziari netti sul sul risultato operativo: il valore di proventi finanziari come utili, interessi attivi o dividendi di controllate è superiore a quello degli interessi passivi che l’azienda paga sulla propria esposizione finanziaria: la sua capacità di far fronte all'esposizione finanziaria è massima e questo è un elemento di grande importanza. La minore redditività di Vega è bilanciata da una maggiore solidità e da una buona capacità di far ruotare i capitali investiti”.

“Il giudizio sulla produttività può essere solo parzialmente positivo soprattutto per via della presenza di un minor valore aggiunto sul fatturato, caratteristica anche questa specifica dell’attività mutualistica: è il risultato del fatto che le cooperative rivendono le materie prime acquistate ai propri associati ad un prezzo più basso rispetto alla media di settore” chiarisce di Napoli.

“Il giudizio sulla liquidità non può essere positivo anche se alcuni valori lo sono. Il primo parametro, quello più importante, che indica il rapporto fra le attività a breve termine e le passività a breve termine, deve essere superiore a 100 e per Vega è pari a 109, ma c’è un gap importante rispetto alla media di settore che ha valori ben più alti. Vega ha una buona capacità di generare cassa: ha tempi di incasso dai clienti più rapidi rispetto ai concorrenti e fa ruotare più velocemente il magazzino, il che indica una maggiore capacità di vendita rispetto agli altri”.

L’ultimo grafico è dedicato all’indice di sviluppo e, secondo Di Napoli, nemmeno qui il giudizio può essere pienamente positivo: “La crescita del fatturato 2021 è nettamente inferiore a quella media del settore. Inoltre il patrimonio netto è variato in negativo, a due cifre, rispetto al settore: questo probabilmente è dovuto al fatto che alcuni soci sono usciti dalla coop. Capita spesso in queste grandi cooperative che ci siano ingressi, ed uscite dei soci, probabilmente quelli che sono usciti sono stati maggiori a quelli che sono entrati e quindi la società ha dovuto liquidare delle quote registrando una variazione negativa”, dice Di Napoli. Secondo l’analista, Vega “presenta nel complesso una normale rischiosità finanziaria, con alcuni elementi positivi che vanno a bilanciare gli elementi negativi”.