mercoledì 15 Luglio 2026

Il grano duro è minacciato dal clima; il racconto mondiale del 2022 potrebbe non essere differente dall’ultimo

Durante i Durum Days, l’evento foggiano dedicato al grano ed a cui hanno partecipato qualche giorno fa Assosementi, Cia – Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri, Alleanza cooperative Agroalimentari, Compag, Italmopa, Unionfoo e il Crea, si è parlato della difficile situazione che sta vivendo l’Italia (ed il mondo) in questo momento nella produzione e negli approvvigionamenti.

Il quadro emerso ha messo in luce che la produzione italiana di grano duro quest’anno diminuirà del 2%, scendendo sotto le 4 milioni di tonnellate. Nel 2021 il prezzo del frumento duro a partire dal mese di maggio era  aumentato dell’80% ed a quanto pare nemmeno la prossima raccolta sarà buona. Nella migliore delle ipotesi il prezzo potrebbe scendere al massimo del 15% date le insufficienti piogge di questa stagione, che potrebbero non compensare la siccità dei mesi passati, anche in vista delle semine posticipate e del caldo anomalo che sta investendo il Paese. A tutto ciò si aggiunge il clima estremamente secco che sta compromettendo il raccolto di frumento in tutta Europa, in particolare in Francia, principale produttore del continente. Secondo Coldiretti, per il secondo anno consecutivo le scorte dell’intero pianeta ammonteranno a 267 milioni di tonnellate, il livello più basso degli ultimi sei anni.

Anacer, Associazione Nazionale Cerealisti, ha osservato come l’Italia, nei primi due mesi dell’anno, ha incrementato dell’11% l’import totale di cereali e semi oleosi ma, per contro, l’export è risultato molto più oneroso, pari al +38%; in particolare, le materie prime più costose sono state il grano tenero (+27%), mais (+16%), orzo (+92%) e semi e frutti oleosi (+9,2%).

Un ulteriore tema emergente all’interno della discussione è stato quello della mancanza di certificazioni. Assosementi ha spiegato che la mancanza di certificazione per il grano duro interessa la metà delle superfici coltivate, mettendo in discussione la tracciabilità della pasta, elemento d’eccellenza del mercato italiano.

Gli incrementi di prezzo riguardanti il grano non interessano solo le produzioni ma anche gli approvvigionamenti, dando luogo a una grave crisi alimentare che colpirà la quasi totalità del continente. L’India, secondo produttore mondiale dopo la Cina, ha deciso di vietare tutte le esportazioni di grano per proteggere la propria sicurezza alimentare, messa a rischio dalla siccità che ha colpito il Paese.

 

 

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