venerdì 26 Giugno 2026

Il complicato ping pong negli incrementi dei listini. La guerra tra GDO e industria non trova d’accordo nessuno

Uno dei temi caldi del periodo, e quindi molto dibattuto alla Fiera appena conclusa, è stato quello relativo agli incrementi dei listini. Il problema energetico coinvolge tutti, direttamente sui costi dell’energia o indirettamente sui prodotti derivati, e sta portando un grande stress al mercato, unitamente a quello che viene provocato dalla crisi delle materie prime che, invece, è un problema meno generalizzato, ma non di poco conto.

In ogni caso tra industria e retailer i più tesi sono apparsi i secondi e di ragioni da addurre ne hanno molte. La DO, salvo qualche caso, è per la maggior parte in difficoltà e si sente attaccata da tutte le parti: quella che appare la principale tensione, ovvero la battaglia con l’industria, in verità cela ciò che davvero preoccupa gli operatori, la concorrenza tra loro. La battaglia tra le insegne, in un regime complesso di competitività, dove i formati di vendita tradizionali sono seriamente minacciati dai discount, nell’affrontare le negoziazioni il timore è quello di “mollare per primi”.

Sino a qualche settimana or sono vi era, da parte della GDO, molta diffidenza verso i fornitori perchè la disparità delle loro richieste di incremento li disorientava. In verità queste differenze sono la conseguenza dei diversi modelli di business che ogni azienda porta con se, con diversi investimenti, costi e marginalità che si distinguono sulla base degli obiettivi strategici non coincidenti. Oggi però il tema della diffidenza appare superato perchè alcuni fornitori hanno iniziato addirittura a non consegnare le merci. La paura si è rivelata nelle fattezze della mancanza dei prodotti a scaffale, segno ineluttabile delle difficoltà che sta affrontando l’industria; non sempre manca la materia prima, piuttosto è più semplice che manchino gli imballi, i prodotti derivati degli idrocarburi.

Dentro le stesse coalizioni di retailer (centrali e supercentrali) esistono opinioni differenti. Un noto manager (che non nominerò) di una nota centrale acquisti ha confidato allo scrivente che a suo parere i suoi colleghi buyer spesso esagerano nel fare muro alle richieste di aumento di listino dei fornitori. L’innominato manager, prendendomi da parte, ha detto: “L’inflazione non è qualcosa di negativo, diminuiremo i volumi ma il fatturato magari no. Noi retailer dobbiamo pagare i nostri costi strutturali e mantenere il nostro margine in valore assoluto, ribaltare (al consumatore) i listini con meno tensioni significherebbe affidare la responsabilità delle rotazioni all’industria. E sono certo che, dopo un primo momento, moltissimi farebbero marcia indietro nel rendersi conto che i loro macchinari rallentano la produzione. Non sarebbe più interessante accogliere da loro soluzioni, invece che porci solo noi il problema di come attenuare il problema inflattivo verso i consumatori?”

Durante la trasmissione del Cibus Lab dedicata agli andamenti della grande distribuzione italiana IRI, attraverso la spiegazione del suo manager Marco Limonta, ha spiegato che l’ultimo dato registrato sull’inflazione in GDO a metà aprile era pari al 4,5%.

Se vuoi rivedere la diretta clicca sull’immagine sotto ed iscriviti all’evento su LinkedIn

 

Il dato è non solo inferiore alla media inflattiva nazionale registrata da Istat, ma è bugiardo, perchè il prezzo a scaffale è il frutto, da un lato di battaglie che portano a mediare fortemente a danno del fornitore le richieste di incremento dei loro listini, e dall’altro gioca un ruolo importante anche l’assorbimento ad opera del retailer di una parte di detti incrementi, che ammortizzandoli li trasferisce molto attenuati al consumatore finale.

Questo risultato finale è stato quindi ottenuto attraverso forti battaglie, con tensioni che portano su un terreno differente la ricerca delle soluzioni, quello dei velenosi compromessi.

In Fiera Cibus i produttori/fornitori apparivano più sereni, le richieste di incremento comunicate alla GDO, oramai con cadenza mensile, sono diventate una sorta di aggiornamento del bollettino di uno stato dell’essere, al retailer la scelta del da farsi, sembravano affermare.

Il manager che non ho nominato sopra, esperto, sembrava suggerire ai suoi colleghi l’esatto opposto.

Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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