giovedì 16 Aprile 2026

Editoriale: quale retailer e quale format sarà avvantaggiato dall’incremento generalizzato dei prezzi?

Nei rilevamenti dal 1 gennaio e fino al mese di luglio delle vendite nella Grande Distribuzione  i prezzi del carrello della spesa sono in deflazione, però a livello internazionale la crescita dei prezzi delle materie prime sta raggiungendo livelli inimmaginabili, che non si ricordano a memoria d’uomo. Come è possibile? E cosa accadrà nei prossimi mesi? Proviamo a spiegarlo.

La pandemia, oltre ai già noti effetti che ha prodotto e sta ancora producendo, ha prima messo in ginocchio le economie mondiali per poi rivitalizzarle. Per ritrovare crescite come quelle attuali dobbiamo infatti tornare agli anni del boom economico ma a differenza del passato l’attuale “miracolo”, in buona parte del mondo, è favorito sicuramente dall’entusiasmo per il ritorno alle normali abitudini dei cittadini, ma un ruolo chiave lo stanno assumendo anche le sovvenzioni che i vari stati (almeno quelli più evoluti) stanno compiendo per contrastare gli effetti dell’emergenza sanitaria dal punto di vista economico e sociale. Siamo di fronte a una sorta di “New Deal” drogato da un’inevitabile assistenza sociale che non risparmia nemmeno gli Stati Uniti. Come se la parte più sviluppata del mondo dopo un lungo sonno durato oltre un anno, si svegliasse tutta insieme nello stesso momento e iniziasse a correre.

Spesso in passato i cicli economici diversificavano i loro effetti a seconda delle politiche e delle dinamiche territoriali dei singoli paesi. Per anni abbiamo assistito alla corsa di quelli asiatici mentre in Europa stavamo vivendo una stagnazione duratura. Oggi invece avanzano tutti e la crescita della domanda è una logica conseguenza del momento che si è creato. Un processo che rende inevitabile l’incremento delle materie prime, dei noli dei trasporti e di tutto ciò che è necessario per la produzione e la trasformazione dei prodotti alimentari. Diventa quindi singolare osservare come ancora oggi, nel pieno di queste dinamiche, ci sia ancora la deflazione del carrello della spesa, sebbene sia inevitabile che la situazione debba cambiare a breve, questione di settimane o al massimo mesi.

Tutto questo avviene in un momento in cui l’Italia sta tornando alla normalità: il piano di immunizzazione – in un coro di proteste e dubbi – va avanti  portando il nostro Paese ad essere tra i più efficienti nella percentuale di vaccinati, la didattica a distanza per le scuole (notizia di questi giorni) si appresta ad essere sostituita dal ritorno in presenza, e la Pubblica Amministrazione discute sulla possibile introduzione dell’obbligo vaccinale. Si avverte insomma una fortissima, e doverosa, volontà di tornare alla normalità, mentre prosegue anche l’erogazione (con qualche diminuzione) degli ingenti ammortizzatori sociali. Quindi se da un lato i rincari dei prezzi dei prodotti a scaffale sembrano inevitabili, dall’altro il timore dell’instabilità sociale è ampiamente pronosticabile: il risultato sarà un prevedibile calo dei consumi nel breve-medio termine.

La GDO intanto sta crescendo, ma in maniera diseguale. Il discount sta vivendo il miglior periodo della sua storia dagli anni Duemila in avanti, mentre i formati tradizionali soffrono, soprattutto libero servizio e ipermercati. La vera domanda in questo quadro strategico è: chi beneficerà dell’indiscriminato aumento dei prezzi?. Verrebbe da pensare che dal momento in cui il consumatore ha meno disponibilità alla spesa sia il discount ad essere più agevolato rispetto agli altri, ma potrebbe non essere così. In verità ad avere la meglio potrebbe essere la pressione promozionale, cioè quel momento di sconto in cui la marginalità vira tutta a favore del consumatore finale, che beneficia così di un prezzo falsato.

Il discount dovrà aumentare i prezzi, sebbene in maniera inferiore rispetto ai rincari che saranno costretti a praticare le insegne attive nei canali tradizionali (super, iper, etc). Infatti i volumi che i discounters concedono ai fornitori sono ben diversi da quelli che questi producono nei super e ipermercati, dove l’offerta nelle varie categorie è suddivisa in una quantità di referenze (ed aziende) molto più consistente.

In definitiva la grande distribuzione tradizionale troverà l’unica, vera, occasione di alta competitività nelle offerte promozionali, ovvero in quegli accordi contrattuali che l’industria di marca attua per mantenere elevati i propri volumi di vendita. Siccome tutti sono pronti a scommettere che all’incremento dei prezzi i volumi caleranno (lo hanno sempre insegnato in tutte le lezioni di economia) allora diventa molto probabile che l’industria di marca si presenti dai retailers con forti attività promozionali, probabilmente in grado di neutralizzare anche la competitività dei discount.

Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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