Supercentrali: fatica a nascere il polo alternativo ad Aicube

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Il primo vero anno senza Auchan, uno dei più grandi venditori di contratti che la storia della GDO ricordi, è ancora senza certezze nonostante ci troviamo nell’ultima parte dell’anno.

Il contratto di supercentrale è una necessità che permette ai retailer di piccole e medie dimensioni di beneficiare di buone condizioni contrattuali in un mercato sempre più competitivo.

Il colosso francese che, per sua fortuna, ha abbandonato l’Italia prima del coronavirus, faceva da cappello ad una serie di gruppi della DO, concedendo loro i contratti con l’industria, considerati al tempo tra i migliori sulla piazza. Margherita Distribuzione (Conad) ha permesso ad uno dei principali partner di Auchan, Crai, di proseguire l’accordo almeno per un anno, ed infatti la scorsa estate, dopo mesi di discussioni dentro il mai nato gruppo Levante, Marco Bordoli, Ad del gruppo di Segrate, rompeva gli indugi e dichiarava ai partner che loro sarebbero rimasti con Margherita Distribuzione, che rispettava un contratto che non era in scadenza, ma per un periodo limitato. Il gruppo D.iT, l’altro attore del mai nato gruppo Levante, non approvò la mossa, sospettò che Margherita Distribuzione (non Conad) non fosse così determinato nella contrattazione, e soprattutto spiegò al partner che non intendeva accasarsi con un’azienda che, in quel periodo, era in forte lotta con l’industria nella richiesta di sconti importanti sulle fatture ancora da pagare ereditate da Auchan.

D.iT implementò la squadra acquisti ed iniziò l’avventura della contrattazione diretta, fuori dalle supercentrali. Stessa sorte che capitò a C3 che era in scadenza di contratto con Auchan.

Con ESD unità, Conad e Finiper unite, Coop ed Esselunga nella loro solitudine premiante, è stata Aicube il punto di riferimento dello scorso inverno. Bennet, storico isolazionista, in quel periodo ha deciso che era arrivato il momento di accasarsi e controllare il livello qualitativo dei suoi contratti ed è entrato in Vègè. Questo accordo ha fatto da detonatore all’interno di Aicube ed ha portato alla rottura, con la fuoriuscita di Pam al principio dell’estate.

 

Oggi la situazione è la seguente: Pam, dopo un principio dell’estate in cui dichiarava che era giunto il momento di correre da sola ha trascorso un’estate caldissima, sono molte le voci che raccontano di dialoghi con le centrali della DO, esclusa ovviamente Aicube. La novità è che anche Carrefour, la cui permanenza in Aicube era in fortissima discussione, ha iniziato a dialogare con qualcuno.

Le possibili alleanze

Ciò che è certo è che, ad oggi, nessuno a stretto alleanze con nessuno, ma il movimento è intenso. Per citare una recente affermazione di un famoso manager della GDO: “E’ un periodo un cui molti direttori commerciali sono impegnati a fare dei benchmark”, ovvero stanno mettendo a confronto le condizioni contrattuali di diversi contratti dentro un paniere limitato di accordi.

E’ probabile che Carrefour confermi l’alleanza con Vegè e rimanga in Aicube. Pam, che ha un accordo con Despar, secondo rumors vorrebbe rappresentare il perno di nuove alleanze con la DO oggi senza contratto, ovvero D.iT, C3 e Crai, costruendo di fatto un polo alternativo ad Aicube ed in aperto contrasto con Vègè. Nel frattempo, in Campania, vero terreno di battaglia delle supercentrali, la neonata Retail Pro (Pam) ha stretto un accordo con Nocera Bros, proprio ex Vegè.

Despar è rimasto con Pam (per accordi pregressi) ma l’uscita da Aicube impone al gruppo bolognese una seria riflessione su cosa è meglio per il futuro: una cosa era essere costola di uno dei gruppi fondatori di Aicube, un altro è essere una costola di un gruppo che ha pari valore (o quasi) sul mercato. D.iT e C3 stanno ragionando sul da farsi, entrambe si sono strutturate per incontrare l’industria direttamente senza alleanze e valutano la bontà delle offerte sul mercato. Pam avrebbe dovuto essere il loro riferimento ma la sua uscita da Aicube ha raffreddato l’interesse.

Crai non si sa: sono molte le voci (solo rumors sia chiaro) che la vedono molto vicina a Vègè, Marco Bordoli e Giorgio Santambrogio si conoscono bene, e se in passato il peso delle due centrali era simile e non permetteva avvicinamenti, oggi la situazione è brutalmente cambiata: nell’ultimo anno sia Bennet che la neonata Decò Italia (che possiede una quota pari alle storiche centrali della DO) aderendo a Vègè hanno trasformato questa in cappello per la DO, soprattutto quando è stato chiaro che essa lasciava la gestione del marchio insegna (e quindi di tutto ciò che ad essa appartiene compresi in prodotti a marchio) in capo alle centrali di provenienza, sebbene esista una MDD di Vègè ma non è obbligatoria.

Questa “concessione” è stata una mossa azzeccata di Santambrogio che, forte di una quota decisamente importante, oggi si può permettere di scegliere chi far aderire e chi no, nel rispetto delle regole antitrust.

Un polo della DO alternativo a Vègè, semmai avesse un senso, pare che è ipotizzabile solo dentro un accordo realizzato senza ambizioni di leadership, e proprio questo sembra sia il nodo da sciogliere affinchè si realizzi, altrimenti avanti navigando a vista anche per il 2021.

 

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