Ci voleva un’epidemia per far capire agli italiani le potenzialità dell’online: e-grocery e smart work

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Italia è ad oggi uno tra i Paesi più esposti all’emergenza Coronavirus e l’attenzione di governo e istituzioni è giustamente focalizzata sulla gestione delle criticità sanitarie. Ma inizia a farsi strada il tema delle misure di supporto all’economia per provare ad assorbire l’impatto che inevitabilmente il nostro Paese dovrà affrontare da qui a breve.

La crisi sta portando alla luce gli enormi ritardi che il nostro paese ha accumulato in diversi ambiti che potrebbero essere di grande aiuto in un momento in cui occorre, in certe aree del Paese, evitare i contatti personali per un certo periodo di tempo. Ci riferiamo a tutto ciò che si può fare online dal proprio domicilio, dalla spesa al lavoro, alle consulte mediche per fare alcuni esempi. Limitandoci al settore privato, rileviamo che da un lato la legislazione sul lavoro in molti settori è a dir poco ostile a questo tipo di innovazione, dall’altro il tessuto produttivo non si è mai veramente impegnato nella richiesta alle istituzione di creare le condizioni affinché innovazioni così importanti fossero realizzate.

Ora, volenti o nolenti, ci troviamo di fronte alla necessità di attivare tutti questi strumenti per limitare l’impatto sulle aziende: potrebbe essere una buona occasione per dare un forte impulso di modernizzazione.

E-grocery

L’e-commerce in Italia è amato da chi ha imparato a coglierne le possibilità ed odiato da chi è convinto che sia la causa di cambi radicali nella struttura distributiva/commerciale che comportano perdita di posti di lavoro, evasione fiscale da parte delle multinazionali e via dicendo…

Fatto sta che il potenziale di questo canale è stato appena sfiorato fino ad oggi nel nostro Paese, specialmente nel cosi detto e-grocery (la spesa online): se nella settimana dal 17 al 23 febbraio Nilsen ha rilevato un incremento del 56,8% (sul 2019) di questo canale a causa dell’epidemia il dato ci suggerisce che il potenziale inespresso è enorme sia in termini di opportunità per la GDO che di lavoro.

Scrive Nielsen: “Analizzando i dati giornalieri delle vendite emergono due dinamiche molto importanti: l’emergenza da panico del weekend e la sostituzione del servizio a casa a vantaggio del cosiddetto Click&Collect (ritiro dell’ordine presso un punto vendita fisico o deposito del distributore).”

“A fronte di una crescita fisiologica del trend tra Lunedì e Venerdì – continua Nielsen – le prime notizie di allarme trasmesse dagli organi di informazione, il pomeriggio del 21 Febbraio, ha prodotto un effetto immediato di impennata degli ordini verso i siti di E-commerce di Largo Consumo che ha interessato tutto il fine settimana, raggiungendo addirittura un +101% sabato 22. In un contesto di incertezza, al fine di recuperare il più presto possibile il prodotto ordinato on-line, molti consumatori hanno optato per il ritiro presso il punto vendita (Click&Collect) che ha conseguentemente registrato tassi di incremento sopra ogni possibile aspettativa e molto superiori al trend già positivo degli ultimi mesi e della prima parte della settimana stessa.”

Anche il valore della spesa online è cambiato di parecchio: “domenica 23 Febbraio i carrelli dei Prodotti di Largo Consumo acquistati on-line e ritirati direttamente nei negozi sono stati più del doppio (+205,4%) rispetto all’anno precedente, passando da un incidenza media del 6,0% ad oltre il 14% del totale delle vendite”.

La distribuzione dovrebbe cogliere questo segnale come indicatore di un mercato enorme non ancora sondato fino in fondo. I consumatori capaci di usare questi strumenti sono molti più di quelli che si pensa, probabilmente non è stato dato loro un incentivo sufficiente per sfruttarli.

Smart working

E’ sulla bocca di tutti in questi giorni, ma nessuno è veramente preparato ad un passo del genere che ha moltissimi vantaggi in alcuni settori dell’economia. Molte aziende ed anche le pubbliche amministrazioni stanno comunque toccando con mano le potenzialità dello smart working che non solo consente di svolgere appieno svariate normali attività lavorative, ma che non impatta affatto negativamente sui livelli di produttività come si potrebbe pensare. Anzi la produttività in questa difficile situazione di emergenza, ha registrato in numerosi casi picchi crescenti. Si spera che molte imprese valuteranno, una volta finita l’emergenza, la possibilità di rivedere i propri piani di gestione delle attività lavorative e che l’adozione dello smart working possa svilupparsi in maniera stabile.

 

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