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La fragilità della GDO e le troppe cose che non si sanno di questo strano mondo. Dal caso Auchan al futuro

La vicenda Auchan è lo stereotipo della confusione italiana che emerge quando si parla di Mass Market Retail, ma è davvero utile perché finalmente rappresenta in maniera chiara un problema che ha radici lontane e soluzioni mai compiute. I protagonisti di questa vicenda sono una azienda straniera che si è stancata di immettere liquidi a copertura delle perdite ogni fine anno, ed una organizzazione di aziende dentro una unica cooperativa che, invece, ha dimostrato qual è la giusta direzione del business del Mass Market Retail in Italia. Ma questa vicenda svela anche un’altra cosa: che la relazione tra Retailer ed Industria sarà costretta a trasformarsi per un eccesso di competitività.

In Italia il canale Ipermercati, sul modello francese insediatosi nel nostro Paese e che è stato per decenni perseguito da diverse imprese anche italiane, non funziona. Sino allo scorso anno le principali tre aziende che sono prevalentemente concentrate in questo modello di Business, ovvero Carrefour, Coop Alleanza 3.0 e Auchan, hanno tutte perso molto denaro ed hanno coperto responsabilmente le loro perdite.

Coop Alleanza 3.0 è una azienda giovane, è nata nel 2016, ed ha una storia a sé; però le due aziende francesi sono diversi anni che perdono denaro ed un po’ tutti gli operatori del settore si domandavano e continuano a domandarsi sino a quando se lo possono permettere.

Non che tutte le aziende della GDO che si cimentano nel segmento degli Ipermercati siano in perdita, lo abbiamo dimostrato nelle svariate pubblicazioni compiute quest’anno, però gli utili che ne derivano sono davvero risicati e presenti solo ed esclusivamente in quelle strutturate molto bene ed efficienti. Figuriamoci in quelle meno efficienti.

Ciò che, però, è bene chiarire è che se gli utili della gestione caratteristica delle aziende maggiormente focalizzate sul format Iper sono molto bassi oppure in negativo, anche quelli della GDO considerata di successo non sono così floridi, un esempio su tutti: proprio i Cedi di Conad nel 2017 hanno realizzato una media di Ebit del 2,5%, ovvero poco.

Ciò che bisogna quindi comprendere è che il mestiere del Retailer non è quello dei facili guadagni. Semmai è quello dai grandi volumi e dai risicati margini, è un dato di fatto.

Auchan Holding lo scorso anno, dopo l’ennesimo risultato negativo, che ha coinciso con altri risultati negativi in giro per il mondo, ha deciso di iniziare a tagliare i rami che non producevano: trent’anni di storia si dovevano cancellare perché non più realizzabili nella oggettività dei fatti. Il problema è, semmai, stato quello di trovare un compratore, perché non è per nulla facile andare sul mercato a vendere una azienda che produce perdite.

Nel passato recente si era assistito ad una situazione simile, sebbene nei numeri decisamente inferiore, con la vendita di DICO (i discount della Coop) al Gruppo Tuo. Anche in quel caso le cooperative socie di DICO, dopo aver perso denari per anni e dopo aver provato all’ultimo a “raddrizzare la baracca” con ulteriori investimenti, avevano deciso di procedere alla vendita. E vendita fu: ad 1 euro.

La disputa sul contratto di vendita da Auchan a Conad e varie clausole non ha molto senso, è un dato di fatto che davanti ad una simile tragedia, che coinvolge trent’anni di storia di una azienda e soprattutto trent’anni di vita dei suoi lavoratori, non si può purtroppo recriminare molto, “è l’economia bellezza..”.

Conad che, è bene ricordarlo, è una cooperativa (a sua volta) di cooperative, ha saputo compiere una oculata gestione del suo business negli anni ed infine saputo trovare il coraggio per acquistare il pacchetto dei negozi di Auchan. Quasi tutto. E dentro il “quasi tutto” ci sono soprattutto gli Ipermercati, ossia la fonte dei problemi che Auchan ha vissuto in questa ultima decade.

In quanto tale Conad ha, però, un modello di business completamente differente rispetto all’azienda francese e per realizzare l’acquisizione, che ha bisogno dell’avallo del suo CdA e quindi di tutte le cooperative, con la dovuta calma e con i dovuti studi dei vari consulenti, avrà posto in essere una strategia capace di coniugare i due modelli per passare da uno all’altro. Ma per compiere un passo del genere, con il favore della Legge, non c’era altro sistema.

Di fatto questo accordo ha da un lato salvato negozi e posti di lavoro, dall’altro ha dovuto aggiornare un sistema che, altrimenti, avrebbe fatto fallire Conad stessa, e nel farlo purtroppo ha dovuto mettere in previsione il sacrificio dei posti di lavoro.

Che Conad, quindi, decida di vendere a terzi una parte del pacchetto dell’acquisizione è assolutamente legittimo, chi scrive fatica a comprendere da dove nasce la polemica, si tratta di due aziende private che hanno concluso un negoziato e chi ha acquisito adotta tutte le strategie possibili per portare a profitto quanto investito, nel rispetto del suo storico modello di business. Obbligo di Conad è partecipare ai negoziati con i lavoratori e con i loro rappresentati per la verifica di una soluzione assieme al Governo che, data l’entità del problema, viene chiamato in causa. E tutto ciò sta puntualmente accadendo.

Semmai avrebbe potuto essere l’atteggiamento di Conad davanti ai fornitori a sollevare più di un dubbio sulla condotta commerciale, però è proprio qui il tema cruciale di quello che il mercato sta diventando: i margini dei Retailers non sono tali da potersi permettere sacrifici straordinari.

Il vero limite del Retailer è insito nella sua congenita debolezza: tanti volumi e pochi margini.

L’industria quando si rapporta al retailer spesso la giudica dal fatturato: errore! L’industria, anche se piccola, è spesso molto più solida del grande retailer perché il modello di business è differente. Un produttore dell’industria, se oculato e capace, può produrre Ebit che, a seconda delle categorie merceologiche, può arrivare spesso a risultati operativi a doppia cifra. Nel caso del retailer questo è impossibile. La richiesta di sacrificio di Auchan (Conad) ai fornitori di Auchan e SMA Spa che molti hanno raccontato e scritto, è da un lato consuetudine per quasi tutti i retailers si sono trovati nel tempo a gestire simili situazioni, dall’altro è, e soprattutto sarà ,nel futuro l’unica maniera per sopportare sacrifici straordinari.

Chi pensa che il futuro della GDO sarà roseo si sbaglia: la competizione è sempre più orizzontale, e le differenze di offerta tra i diversi formati sempre più ridotte. Quando il format Discount smetterà di crescere dopo aver saturato il mercato, ed i suoi leader inizieranno a farsi guerra tra loro, chi ci rimetterà di più saranno le aziende espressione di altri formati.

Ed a chi chiederanno aiuto?

Non alle loro risorse che non ci sono, e nemmeno alle Banche che non possono aiutarle. All’industria verrà chiesto un sacrificio, e questa sarà libera di scegliere se farlo oppure no. Come nel caso attuale di Auchan-Conad.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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