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Editoriale: l’abisso dell’Italia logica conseguenza del populismo

Negli anni ’90 in Ungheria, alla caduta del Muro di Berlino, già meno povera di altri limitrofi perché sin dalla fine degli anni ’70 il Regime aveva allentato la morsa repressiva, si raccontava che nel tempo della dittatura esisteva un solo canale televisivo e che per ordine governativo tutti i lunedì non venivano trasmessi programmi perché la popolazione aveva il dovere di socializzare.

Questo simpatico aneddoto, verissimo, è un rimasuglio una cultura che nella sua interpretazione doveva gestire in toto la vita dei cittadini: dal loro pensiero alle loro abitudini, senza possibilità di deroghe o interpretazioni. Nella poco distante Germania Est la presenza dello Stato era ancor più violenta e totalizzante, ogni vicino di casa era una spia potenziale, nessuno poteva solo accennare a qualcosa di negativo relativamente al Governo oppure al comunismo. La città simbolo della Guerra fredda era divisa in due da un muro per buona parte della città, e per altra dal fiume (Sprea). Ad ovest primeggiava sin dagli anni ’70 il Ka.De.We, un centro commerciale di 7 piani che con le sue luci ed il traffico di persone che lo popolavano rappresentava il simbolo dell’opulenza e del consumismo, sogno di tutti i cittadini del’Est.

Non c’è bisogno di spiegare a chi ha dato ragione la Storia: se a coloro che con provvedimenti legislativi avevano l’ambizione di gestire la società e gli esseri umani, oppure a quegli Stati che hanno lasciato alla libera iniziativa ed al mercato l’auto regolamentazione, ma forse è necessario chiarire che oggi, dopo gli anni della spesa pubblica allegra e successivamente alla feroce crisi economica, non ancora completamente superata, lo Stato deve fare molta attenzione alle proprie casse, ai suoi creditori e quindi a come si comporta.

Il Ministro Di Maio, le cui basi culturali hanno dimostrato non essere per nulla solide, ha già decretato la fine delle liberalizzazioni di Monti e nella fattispecie le aperture domenicali, la cui colpa è quella di aver distrutto le famiglie italiane.

E’ probabile che esista una piccola fetta di elettorato, perlopiù precario, che soffra la condizione del lavoro per orari e retribuzione. Ma è assai certo che senza le liberalizzazioni quel medesimo lavoratore non avrebbe ne stipendio, ne contributi, ne soldi da spendere. Il Signor Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro della Repubblica italiana è bene che sappia che se la sua intenzione è quella di restituire a tutte quelle sue elettrici ed elettori precari la dignità della domenica in famiglia, sta facendo molto di più: concederà loro di stare a casa tutta la settimana, ma senza soldi.

E’ questo che sta sfuggendo al Ministro.

Non si può, Egregio Ministro, pretendere che le aziende rinuncino a quattro giorni di apertura (e quindi di vendite) al mese, peraltro i giorni secondi nella classifica delle performance della settimana, ed aspettarsi che il fatturato sia il medesimo e quindi la numerica del personale, e quindi le tasse che entrano nelle casse dello Stato.

Chavez in Venezuela aveva deciso che bisognava lavorare 4 giorni alla settimana perché era giusto far riposare i lavoratori, con il medesimo stipendio. Oggi il suo successore Maduro fissa per Legge il prezzo del pollo e del riso, risultato? Non si trova più pollo e nemmeno riso, non conviene a nessuno, già oltre 2,5 milioni di venezuelani sono scappati dalla miseria in cui versa un Paese con una inflazione impossibile addirittura da misurare, totalmente rovinato dalla mala gestione.

Il populismo ha distrutto popoli e continua a farlo, non serve esibire la tabella dei Paesi che aprono o meno i negozi la domenica, ognuno ha le sue regole ed i suoi equilibri. Non rileva che il Belgio oppure la Germania non prevedano le aperture domenicali, non è sufficiente per convincere una azienda a mantenere costi se non entrano i medesimi ricavi.

Stupisce che la Lega, oggi riferimento assoluto dell’elettorato moderato, sia artefice e corresponsabile di una simile stupidaggine. Se davvero sosterrà misure come quella di regolamentare le aperture dei negozi, i sondaggi appena pubblicati nei principali giornali nazionali, che la danno oltre il 33%, duplicando il già incredibile risultato delle elezioni di Marzo, saranno con ogni probabilità il punto ultimo di una ascesa che sarà destinata a conoscere solo violente discese.

Purtroppo l’Europa ci sta guardando ed i mercati giudicando, e noi ringraziamo mettendo mano al portafoglio.

 

Da Wikipedia

Biografia di Luigi Di Maio

Cresciuto e formatosi a Pomigliano d’Arco (Napoli), è il maggiore di tre fratelli. La madre, Paola Esposito[1], è un’insegnante di italiano e latino, mentre il padre Antonio, imprenditore edile, è stato dirigente prima del Movimento Sociale Italiano e in seguito di Alleanza Nazionale.[2] Dopo il diploma di liceo classico,[3] si iscrive all’università. Sceglie dapprima la facoltà di ingegneria[4] per poi trasferirsi a giurisprudenza dell’Università di Napoli Federico II,[5] senza completare gli studi.[4][6][7][8] Giornalista pubblicista dal 2007,[9][10] ha lavorato per un breve periodo come webmaster e come steward allo stadio San Paolo[11] per poi lanciarsi in politica candidandosi nel Movimento 5 Stelle.[12]

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

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  1. Angelo Murazzani

    Buongiorno, il Sig. Ministro DI Maio con tutti i problemi che ha la nostra bistrattata Nazione, ha come priorità la chiusura domenicale dei negozi,
    Andrebbe anche bene ed è giusto che i lavoratori abbiamo il meritato riposo, ma attenzione perché certamente ci saranno dei lavoratori che perderanno il lavoro, infatti un giorno alla settimana levato al commercio di sicuro porterà ad impoverire un settore che non gode di grande prosperità e opulenza, anche il 25% delle chiusure è deleterio, credo che Salvini che ha dimostrato buon senso sino ad oggi, si opporrà, sempre che non debba fare i soliti compromessi, ad un provvedimento fondamentalmente sbagliato.
    buon lavoro a tutti anche di domenica

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