lunedì 19 Gennaio 2026

La private Label in Italia: cenni di un ritorno alla crescita. Le marche leader tirano il fiato nonostante la forte pressione promozionale

La Private Label inizia nuovamente a dare cenni di vita e di crescita. Dopo alcuni anni di stagnazione si inizia a vedere un minimo di luce all’orizzonte, nell’ultimo anno è infatti cresciuta del 0,6% superando finalmente il muro del 19% (Grafico 1).

Certo non siamo più nella prima decade degli anni 2000 quando le crescite della MDD erano tutti gli anni a doppia cifra almeno sino al 2012, anno della battuta di arresto.

Nel periodo 2006-2012 in Italia erano due le tendenze in atto: da un lato la crescita del Discount e dall’altro la crescita della Private Label, mentre il fatturato delle grandi marche (58,6% nel 2006) perdeva dal 1% al 2% ogni anno.

La GDO fino al 2006 aveva un concetto di Private Label (non tutti i Retailers) come di una marca del distributore che aveva il compito di presidiare il primo prezzo, con linee che oltre il mainstream presentavano molto poco.

La crescita del comparto si ebbe, comunque, per una serie di ragioni tra cui la crisi economica, ma non solo.

Il Discount e la sua evoluzione sono stati il segnale che il consumatore stava cambiando, era soprattutto lo stesso Discount in un processo di trasformazione.

Proprio in quegli anni, infatti, il moto evolutivo della marca del distributore dava una forte accelerazione spinto dalla continua maturazione del consumatore. In quel periodo prodotti Premium hanno iniziato ad affacciarsi sempre di più sul mercato con il marchio dell’insegna e con una forte comunicazione a supporto degli sforzi di integrazione di assortimento. La regola che vigeva sino a quel momento, in molte Centrali della DO, era quella di dare un importante margine ai prodotti a marchio per posizionarli intorno al 20% sotto la marca leader della categoria di riferimento. I prodotti Premium si affacciavano sul mercato con prezzi che superavano (ovviamente) il mainstream delle marche leader di segmento, e la sorpresa nel vedere il consumatore ricettivo fu enorme. Anche i Discount stavano dando una forte evoluzione alla loro offerta e di conseguenza le grandi marche, strette in una morsa, per qualche anno dovettero subire perdite di quota rilevanti, almeno sino al 2012.

Grafico 1: l'evoluzione della private label in % dal 2006 al 2018. Fonte: GDONews e Nielsen

***Il grafico/la tabella è visibile solo agli abbonati***

Quell’anno ha segnato una svolta: l'Industria di Marca ha dato una forte spinta alla pressione promozionale e la GDO, in grave crisi dei consumi, ha recepito queste strategie come un vero toccasana, un sostanziale e provvidenziale aiuto per mantenere i propri volumi ed i fatturati in controcifra sull’anno precedente. La conseguenza fu ovvia: blocco della crescita della marca del distributore. Infatti le attività promozionali costanti portavano il consumatore a non trovare reali vantaggi nella scelta del prodotto a marchio di insegna se il differenziale di prezzo non ne giustificava l’acquisto.

Nel 2015 la pressione promozionale era molto intensa, come lo è stata sino allo scorso anno, e la quota di private label rimaneva sempre indicativamente stazionaria.

Grafico 2: quote per tipologia di Marca dal 2015 al 2018. Fonte Nielsen

Nel grafico 2 si può notare come la PL in 3 anni sia cresciuta del 1,1%, un nulla rispetto ai dieci anni precedenti, e solo nell’ultimo anno si è avuta una impennata dello 0,5%. Questa impennata è figlia soprattutto di un innalzamento dell’offerta della PL che sta concentrandosi moltissimo verso l’inserimento negli scaffali di prodotti salutistici. Escono dall’offerta i primi prezzi in private label ed entrano prodotti che appartengono alla fascia premium, questa la ragione della crescita della quota.

Grafico 3: andamento Leader e Follower dal 2015 al 2018. Fonte Nielsen

E’ altresì significativa la perdita di quota che il leader sta subendo nonostante la pressione promozionale che sta applicando (Grafico 3). Si vede perfettamente anche nelle analisi delle categorie che pubblichiamo periodicamente, i leader di mercato portano la pressione promozionale spesso vicino al 50%, ma spesso, nonostante queste attività, si registrano perdite di valore e di volumi. Le marche follower rimangono prevalentemente stazionarie mentre si assiste ad una crescita delle altre marche, che si individuano sia nelle aziende specializzate in prodotti salutistici che in aziende locali espressione della territorialità (Grafico 4).

Grafico 4: andamento Altre Marche (non leader) dal 2015 al 2018. Fonte Nielsen

La quota di private label si deve però distinguere a seconda di chi si tratti: le multinazionali francesi e le aziende che si cimentano nell’offerta Ipermercati hanno una quota di vendita di marca propria superiore al 30% dell’intero fatturato. Sono proprio i marchi privati a permettere a queste aziende la possibilità di mantenere in positivo i Bilanci; non solo questo, ma la PL è una voce strategica importante per chi si cimenta nell’offerta Ipermercati. I supermercati di prossimità, invece, hanno un diverso atteggiamento: Coop e Conad hanno una forte vocazione alla vendita dei propri prodotti a marchio, sebbene con strategie talvolta discutibili, dove l’importanza del margine è seconda ai volumi. Invece in quella che si chiama DO pura il concetto di private label è più debole. La media del 19% considera le aziende eccellenti nella cura della marca propria e quelle la cui incidenza è ancora molto relativa. Non sono poche, infatti, le aziende sul mercato che hanno una incidenza del 4%, 5%, soprattutto quelle localizzate nel sud Italia ma che appartengono a Centrali del Nord Italia.

Quando si parla di marca propria si fa sempre riferimento, a torto, alla quota di mercato dei prodotti a marchio di insegna o di fantasia che appartengono ai canali super+Iper, però non ai Discount. Se, invece, volessimo includere anche quel fatturato, e sarebbe opportuno, l’incidenza sarebbe molto diversa.

L'ARTICOLO COMPLETO, I RELATIVI GRAFICI, IMMAGINI ED ALTRI CONTENUTI SONO RISERVATI AGLI ABBONATI PREMIUM E PREMIUM PLUS.

SEI GIA' ABBONATO? ACCEDI QUI
.

Dott. Alessandro Foroni
Dott. Alessandro Foronihttp://www.gdonews.it
Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui
Captcha verification failed!
CAPTCHA user score failed. Please contact us!

Ultime Notizie