

I dati esposti nelle tabelle e nel grafico che le precede evidenziano la più veloce rotazione del magazzino dei negozi di Vicinato (circa 46 volte l’anno, con una permanenza media delle merci di 9 gg) rispetto alla performance dei Supermercati e degli Iper (rispettivamente 14,6 volte e 13,4 volte l’anno, con una permanenza media delle merci rispettivamente di 27 e 33 gg).
L’esame dinamico del dato aggregato evidenzia un lieve peggioramento complessivo della performance del gruppo (dai 21 gg medi del 2011 ai 24 gg del 2015) sebbene frutto di differenti andamenti. In particolare osserviamo come la rotazione del magazzino degli Iper sia migliorata dal 2011 al 2013 per poi peggiorare sensibilmente nel biennio successivo (in special modo nel 2014), mentre gli altri due format hanno sperimentato un deterioramento della performance fino al 2014 ed un miglioramento nel 2015. In tutti i casi, il dato del 2015 è peggiore rispetto al dato di partenza (2011), a dimostrazione degli effetti della contrazione dei consumi.
Un altro indicatore di performance rilevante nel settore è rappresentato dal Primo Margine, ovvero dal differenziale fra Ricavi (fatturato e altri ricavi ordinari, quali ad esempio i Contributi Promozionali nei confronti dei Fornitori) e Acquisti di merce. L’indice viene proposto in relazione al fatturato, in quanto maggiormente esplicativo della effettiva marginalità aziendale:


L’esame dell’evoluzione del Primo Margine, osservando sia il valore assoluto che la percentuale sulle vendite, ci porta alle seguenti considerazioni:
- In termini assoluti il Primo Margine del Gruppo è diminuito dell’1,3% all’anno, passando da 2 a 1,9 miliardi di €. Il dato riflette in parte la contrazione del fatturato (-1,7% all’anno) ed in parte migliori economie sugli acquisti, come testimoniato dall’andamento del Primo Margine percentuale, che appare in crescita su tutti i format (dal 29,4% medio del 2011 al 31,3% del 2015);
- Il comparto che in questo contesto ha migliorato maggiormente la performance è stato quello dei Negozi di vicinato (dal 29,6 al 33,2%), con un +2,9% medio annuo e, soprattutto, una crescita costante lungo tutto il periodo esaminato, mentre il segmento che e migliorato di meno è quello dei Supermercati (dal 29,1 al 29,6%), con un +0,4% medio annuo e un trend volatile della marginalità;
- Se in termini assoluti l’andamento del primo Margine di Ipermercati e Supermercati risulta maggiormente influenzato dalla dinamica del fatturato, l’evoluzione registrata per i Negozi di vicinato è, al contrario, influenzata principalmente dalle migliori capacità di economie sugli acquisti.
Passiamo ora ad analizzare l’evoluzione dei Costi Operativi ulteriori per determinare l’intensità del Valore Aggiunto in rapporto alle vendite. Stiamo parlando dei costi per Servizi, di quelli per affitti e noleggi e dei costi accessori:

Osserviamo una crescita generalizzata e rilevante dei costi operativi fino al 2014 (più ampia per i Negozi di vicinato e per gli Iper), con un peso sui ricavi che mediamente cresce dal 16,6% del 2011 al 19% del 2015, con una maggiore intensità rispetto a quanto accaduto a livello di Primo Margine percentuale, fatta eccezione per i Negozi di vicinato.
L’aumento del peso dei costi di gestione ha quindi riassorbito in due casi su tre il più alto Primo margine, con effetto negativo sul Valore Aggiunto:


Come risulta dalla tabella e dal grafico il Valore Aggiunto delle aziende del gruppo Carrefour in Italia è diminuito in media dal 12,8% all’11,7% dal 2011 al 2014, per poi risalire al 12,3% nel 2015 (in particolare nei segmenti Iper e Vicinato).
I negozi di vicinato registrano in media la migliore performance (13,2%), seguiti dagli Iper (13%) e dai Supermercati (10,7%).
La dinamica del Valore Aggiunto riflette in generale un aumento dei Costi operativi più che proporzionale rispetto a quello registrato dal Primo Margine, fatta eccezione per il format Negozi di vicinato, che presenta, a fine 2015, un Valore Aggiunto percentuale migliore di quello del 2011 (13,9% vs 13,4%) in quanto, al contrario, il Primo Margine risulta essersi incrementato di più rispetto ai Costi operativi (+3,6 punti in cinque anni vs +3,1 pti).
Se ora consideriamo il peso del Costo del Lavoro (sulle vendite) e la sua evoluzione nel periodo considerato abbiamo un quadro completo delle motivazioni alla base del deterioramento della redditività operativa delle aziende del gruppo Carrefour:

La tabella evidenzia un costante e generalizzato aumento del peso del costo del Personale, dal 9,1% medio riferito al 2011 all’11,1% del 2015. Il segmento che ha maggiormente risentito di questa crescita è sicuramente quello dei Negozi di vicinato (+3,1 pti dal 2011), seguito a distanza dai Supermercati (+1,6 pti) e dagli Iper (+1,5 pti).
Al contrario, gli Iper presentano il maggior fabbisogno di manodopera (costo del personale pari in media nel periodo al 12,9% sul fatturato), seguiti dai Supermercati (9,5%) e dai Negozi di vicinato (8,3%).
In funzione di quanto appena esposto, la redditività operativa netta delle aziende esaminate risulta pertanto la seguente, in rapporto al giro d’affari:


Tutte e tre le aziende producono perdite operative. La performance risulta in peggioramento nel periodo 2013-2014, con un miglioramento nel 2015, in linea con quanto osservato sino ad ora.
Il segmento che presenta la peggiore performance in assoluto è quello degli Ipermercati (EBIT mgn medio pari al -2,6% dei ricavi), sebbene il dato sia particolarmente penalizzato dall’andamento negativo del 2011.
L’esame comparato dei conti percentuali del 2015 delle tre distinte realtà Carrefour, ed il loro confronto con quelli di alcuni importanti concorrenti a livello nazionale, ci permette di comprendere ancora meglio il quadro economico del gruppo ed effettuare ulteriori considerazioni:

L’esame comparato dei dati 2015 delle tre realtà italiane del gruppo Carrefour ci permette in primo luogo di verificare in quale area si formano le perdite operative, ed in seconda battuta, anche grazie al confronto con i concorrenti, per quali motivi.
- Nel segmento Carrefour degli Ipermercati le perdite si formano a causa di un’incidenza dei costi del personale superiore al valore aggiunto, il che potrebbe anche dipendere da una marginalità commerciale (Primo Margine) inadeguata in rapporto ai costi di Operativi;
- Nel caso dei Negozi di vicinato Carrefour la perdita operativa viene originata da un peso dei costi per ammortamenti & svalutazioni dell’attivo superiore al Margine Operativo Lordo. Tale tipo di costi, si rammenta, essere direttamente correlata alla dimensione assunta da Investimenti e Capitale Circolante. Per quanto riguarda infine i Supermercati Carrefour la perdita operativa (che formalmente dipende dalle stesse motivazioni appena illustrate per i Negozi di vicinato) in realtà è causata da un’incidenza dei Costi Operativi del 65% sul Primo Margine, contro un dato medio riferito agli altri due segmenti di attività pari al 59%;
- Nel confronto Carrefour Italia – Competitor sui dati medi 2015 risulta evidente come a fronte di 100 € di fatturato le tre realtà italiane del gruppo Carrefour producano in media circa 2 € di perdite a livello operativo, contro un risultato medio positivo per 1,6 € della concorrenza;
- Il gap di redditività sopra richiamato fra Carrefour Italia e Competitor è sostanzialmente determinato dalla maggiore incidenza dei Costi operativi sulle vendite (+5,2 pti percentuali), e in minor parte dalla marginalità commerciale (Primo Margine) leggermente inferiore (-0,5 pti). Il differenziale di reddito operativo rispetto ai concorrenti così determinato viene poi solo in parte riassorbito dal minor peso del Costo del Personale (-2,3 pti) di Carrefour. Rammentiamo i Costi operativi comprendono le Spese per Servizi, gli Affitti e Noleggi e gli Altri oneri della gestione caratteristica (abbonamenti, quote associative, multe, tasse sugli Immobili, perdite su crediti, ecc…);
- Auchan Italia presenta, in termini aggregati, il peggior risultato operativo nel 2015 (EBIT -3,6%), seguito da Carrefour Italia (EBIT -1,9%), mentre Esselunga continua a rimanere il best player del settore (EBIT 5,4% sulle vendite).
Dal momento che sul Risultato Economico complessivo impattano in misura più o meno rilevante anche costi e ricavi di carattere non operativo (pensiamo agli interessi attivi e passivi, agli eventuali dividendi ottenuti sulle partecipate, ai costi e ricavi straordinari, alle svalutazioni di Titoli e infine alle imposte), riteniamo utile procedere ad un ulteriore approfondimento dei dati reddituali delle aziende fin qui esaminate:

Anche in questo caso tutte e tre le aziende italiane di Carrefour producono perdite, peraltro aggravate dai costi della gestione extra caratteristica sopra richiamati.
Se osserviamo il dato medio notiamo come la redditività netta risulti piuttosto volatile e con un trend diverso da quello della redditività operativa. Il Profit margin appare infatti in miglioramento nel 2012, in peggioramento nel 2013, ed infine in miglioramento nel periodo 2014-2015.
Il segmento che presenta in media nei cinque anni la peggiore performance in assoluto è, a differenza di quanto riscontrato per la marginalità operativa, quello dei Supermercati (Profit margin medio pari al -3,6% dei ricavi), sebbene il dato sia particolarmente penalizzato dall’andamento negativo del 2011 e del 2013.
Nel 2015 il risultato si conferma negativo ma appare abbastanza allineato nei distinti segmenti di operatività delle tre aziende italiane del gruppo francese in esame.
Di seguito l’esame comparato dei dati di profittabilità con i concorrenti già menzionati:

- Ragionando sui dati disaggregati di Carrefour, nel segmento degli Ipermercati si rileva il minor impatto negativo da parte della gestione extra caratteristica (-0,3% vs -0,8% riferito ai Supermercati e Negozi di vicinato);
- Il confronto Carrefour Italia – Competitor sui dati medi 2015 mette in luce un peso negativo delle componenti economiche extra operative molto simile (-0,6% Carrefour vs -0,7% Competitor), che non modifica quindi il gap di redditività in precedenza illustrato, che resta di 3,5 pti anche per quanto concerne la profittabilità;
- Anche in questo caso Auchan Italia presenta, in termini aggregati, il peggior risultato operativo nel 2015 (Profit Margin -4,7%), seguita da Carrefour Italia (Profit Margin -2,6%), mentre Esselunga e CANOVA 2007 (aggregato di Finiper e Unes Maxi) risultano i best player del settore (con il medesimo Profit Margin, pari al +3,8% sulle vendite), ma con una differenza importante: mentre la profittabilità di Esselunga dipende esclusivamente dall’attività commerciale, la redditività di CANOVA 2007, che nel 2015 parte da un risultato operativo percentuale dimezzato rispetto ad Esselunga, dipende in pari misura sia dall’attività commerciale che da quella finanziaria (attraverso la riscossione di dividendi dalle proprie partecipate).
Concludiamo questo report osservando il Rendimento sui Capitali investiti dei vari operatori e l’evoluzione dei tempi medi di pagamento ai fornitori, una misura sintetica sicuramente utile per valutare lo stato di salute finanziaria delle insegne della GDO.

Per quanto concerne Carrefour i dati (medi) di redditività sul Capitale Investito, a livello aziendale (ROI) o da parte dei soci (ROE) evidenziano, come naturale conseguenza delle perdite sofferte a livello operativo e complessivo, risultati negativi. Nel caso della redditività dell’attivo osserviamo una maggiore volatilità dell’indicatore, che risulta perfettamente in linea con l’evoluzione del margine operativo netto, mentre nel caso del rendimento sui capitali investiti dai soci notiamo, dopo una fase iniziale molto volatile, un graduale miglioramento nell’ultimo biennio.
Se ragioniamo sui singoli operatori possiamo rilevare come il settore degli Iper Carrefour sia quello che presenta le peggiori prestazioni (in linea con una marginalità e una profittabilità inferiore a quella degli altri due segmenti) mentre (nel 2015) i Supermercati abbiano registrato la performance meno negativa (anche in questo caso in linea con la marginalità e la profittabilità espressa nell’esercizio).

Il confronto della redditività dell’attivo fra il dato medio del gruppo Carrefour Italia e quello dei Competitor evidenzia un gap di 6,8 punti nel 2015.
Se si analizzano le singole aziende si può osservare come Esselunga sia di gran lunga la realtà maggiormente redditizia a livello operativo (ROI 9,6%), seguita dall’aggregato Finiper - Unes Maxi (CANOVA 2007, ROI 4%).
PAM (0,9%) presenta una situazione neutrale, mentre tutte le aziende d’oltralpe (Carrefour e Auchan) registrano nel 2015 un ROI negativo.
Il grafico che segue riguarda invece i tempi medi di pagamento ai fornitori delle tre realtà italiane del gruppo Carrefour, calcolato anche tenendo conto dei rapporti infragruppo:


Come risulta dalla tabella e dal grafico i tempi medi di pagamento delle aziende del gruppo Carrefour in Italia sono diminuiti, in media, dai 71 gg del 2011 ai 60 gg del periodo 2013-2015, anche in virtù delle nuove normative in materia nel settore agroalimentare (cosiddetto art. 62).
I negozi di vicinato sono quelli pagano più rapidamente i propri fornitori (35 gg), seguiti dagli Iper (47 gg) e, ad una distanza evidente, dai Supermercati (106 gg).
L’analisi dinamica mostra una sostanziale stabilità dei tempi di pagamento nell’ultimo triennio da parte di tutte e tre le realtà esaminate.

Il confronto dei tempi di pagamento fra il dato medio riferito al gruppo Carrefour Italia e quello dei Competitor (calcolato anche tenendo conto dei rapporti infragruppo) evidenzia pagamenti più rapidi da parte di Carrefour per circa 17 gg nel 2015.
Il dato medio settoriale presenta tuttavia un’ampia dispersione dei risultati, come testimoniato dal differenziale fra i 64 gg di Esselunga ed i 94 gg di PAM e deve quindi essere adoperato con cautela, risultando poco rappresentativo.
Riportiamo, in conclusione, i dati di Rendimento dei Capitali e le Tempistiche di Pagamento per il 2015 alla base dei grafici precedenti.
