La prossimità è il canale del futuro

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Quanta gente riderà davanti a questa affermazione? Dopo aver vissuto gli anni della crescita della moderna distribuzione negli anni 70 ed 80, esaltazione del concetto di prossimità, dopo aver vissuto il roboante periodo degli Ipermercati, e della certezza della dissoluzione della prossimità, e mentre si sta vivendo il periodo dei superstore, ovvero di quelle superfici di dimensioni rilevanti ma vicine al concetto di prossimità, è il momento di guardare al futuro: e questo si chiama prossimità.

In Francia, il Paese degli Ipermercati, come si è scritto già più volte, la proximitè cresce al ritmo del 5% all’anno. In Inghilterra si è stimato che nel 2020 il canale Convenience raggiungerà un fatturato vicino ai £ 44 miliardi, perché, secondo la società statistica IGD, sempre più acquirenti avranno un concetto di spesa che viene nominato ‘poco e spesso’.

Come si può vedere nel grafico sottostante, la crescita del mercato inglese, secondo IGD Research, arriverà dal canale prossimità, dal canale Discount e dall’on-line.

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Dott. Andrea Meneghini
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

3 Commenti

  1. Bravissimo
    Poco e spesso
    Il futuro nei superette(250mq) e superstore(400mq)
    Meno personale,meno costi d’esercizio=prezzi convenienti.
    E’ finita l’epoca del carrellone?
    Perchè?
    L’iperstore fa i stessi prezzi del superette!
    Perchè:costi gestionali troppo alti.Troppa concorrenza.
    Gli acquisti nella GDO sono una necessità,non un piacere.Pertanto il fattore costo prodotto è imprescidibile.

  2. Caro direttore,
    ho letto,con piacere, quanto da te rilevato in merito al canale della “prossimità” che conosco molto bene (forse il primo piano mkt-il canale margherita di Conad- l’ho scritto io trent’anni fa) e che ho sempre analizzato e studiato con passione

    quando in congressi,convegni,tavole rotonde etc si proiettano le “consuete” slide sulle tendenze “macroecomiche due sono sempre presenti e enfatizzate
    L’invecchiamento della popolazione e la riduzione dei nuclei famigliari. Fenomeni che inetavitabilmente riportano con forza alla “prossimità”.
    Recentemente ho letto che nel 2050 in Giappone si venderanno più pannoloni che pannolini per bimbi !!!)
    A mio giudizio solo questi dati (assieme ad altri ovviamente) avrebbero dovuto far agire i grandi attori della distribuzione moderna in altro modo. Ma c’e ancora tempo per ravvedersi.
    A Bologna, la mia città, sto vedendo muoversi molto bene PAM che sta aprendo dei 300-400 molto belli ed in parte Coop che però mi pare abbia ancora idee confuse (mi riferisco alla Coop di piazza Martiri), sempre a Bologna,innovativo ma secondo me poco funzionale la “parafarmacia” di via Montegrappa…..
    Già,…..perchè nella prossimità si “muovono” (o si potrbbero “muovere) altri prodotti molto interessanti. (per esempio i drug-store) o altri che andrebbero “ripensati ” prima della loro estinzione (per esempio le librerie! le rivendite di tabacchi i negozi specializzati del fresco! etc).
    Insomma c’è da lavorare per tutti basta avere idee chiare e voglia di sperimentare, cosa che purtroppo negli ultimi anni e un po mancata.
    Grazie dell’attenzione e buon lavoro.

    • Caro Professore, leggo sempre con piacere le tue riflessioni e mi piacerebbe, lo scrivo pubblicamente, fossero frequenti nella nostra testata. La prossimità è il fenomeno mondiale del momento. Limitarlo all’Italia è sbagliato. In Francia, la patria europea degli Iper, la proximitè, come ho scritto cresce in maniera impressionante, soprattutto dove ci sono importanti agglomerati urbani (es. Parigi): 100 mq, assortimento freschi a larghissima prevalenza, ma solo a libero servizio. Pochi costi di gestione, basso costo del personale, poco spazio di facing per prodotto sui lay out, e buona profondità. Dicevi le idee chiare: eccole. La numerica dei punti di vendita cresce a dismisura in Francia su questo tipo di offerta, beninteso, in franchising. In Italia abbiamo un problema che non è da poco: l’anarchia. Citavi Conad, che oggi è molto meno anarchico del resto della DO, eppure anche questa insegna ha ancora elementi differenziali rilevanti, soprattutto da Cedi a Cedi. Noi siamo i paladini della “territorialità”, intendendo con tale termine, le profonde differenze culturali, gastronomiche e di stili di vita da Regione a Regione. Ed in virtù di questa giustifichiamo assortimenti spesso molto differenti dentro la medesima insegna. I francesi, più stereotipati di noi, ma non troppo, non hanno mai considerato questo aspetto. Mai. Ciò li ha limitati nel tempo tanto è vero che oggi i prodotti territoriali crescono del 20%, ma crescono da un numero 0. Ma proprio quel numero 0 dall’altro lato gli ha permesso di avere un metodo e di poter creare strategie, e solo con la strategia di possono consolidare le idee chiare.

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