martedì 25 Giugno 2024

Barter: idee per vendere in periodi di crisi

 

Barter sta per “baratto”, la cessione di un bene in cambio di un altro. Praticamente l’invenzione più semplice e geniale che sia mai stata pensata.
In assenza di moneta, il baratto rappresenta l’unico modo per sopravvivere e sopperire ai propri bisogni: la prima modalità di interazione tra due esseri viventi che assegnano un “valore” alle cose.
Il barter si è sviluppato a partire dagli anni ’70, quando la recessione economica aveva lasciato molte aziende negli Stati Uniti con un surplus di magazzino. Capacità produttive non assorbite dalla domanda e problemi di liquidità portarono alcune aziende a cercare di risolvere il problema applicando un sistema semplice ed antico come quello del baratto.
Le prime organizzazioni che decisero di adottare questo sistema, lo vedevano come un semplice strumento finanziario: un modo per non svendere l’eccesso di beni scambiandoli con altri beni necessari per la produzione. Ecco inventato anche il sistema per autofinanziarsi. A partire dal 2000, a fare del barter la variabile di successo applicata alla strategia aziendale, sono i nuovi canali di marketing.
“Baratto”, “Barter” o “Scambio Merci” (ma attenzione è multilaterale non bilaterale): oggi questo sistema è utilizzato da circa 500.000 società internazionali in maniera efficace per sviluppare nuovi canali di vendita. E’ perfettamente operativo in molti Paesi, Italia compresa, perché identificato dai sistemi legislativi con la “Compensazione Multilaterale” che aziende e imprese, diverse tra loro, possono applicare alle forme di acquisto e di vendita dei beni, delle merci o dei servizi di uso corrente e quotidiano.
In Italia il baratto viene utilizzato da aziende che aderiscono ad un circuito. Consiste nel permutare i propri beni, prodotti e servizi con quelli delle altre aziende che aderiscono al programma. In pratica l’acquisto effettuato viene ripagato con la fornitura di propri prodotti o servizi che compensano il valore economico di quanto acquistato e sostituiscono il pagamento in denaro. L’organizzazione centralizzata si occupa di far incontrare la domanda e l’offerta senza bisogno di usare denaro nella transazione. L’ azienda non tocca quindi la liquidità che resta disponibile per nuovi investimenti. L’opportunità di partecipare ad una rete di aziende con le quali intrattenere rapporti commerciali privilegiati posizionandosi su una grande vetrina che permetta di incontrare nuovi clienti, costituisce senza dubbio un notevole vantaggio, oltretutto privo di rischi.
Visibilità e operatività si traducono  in vantaggi competitivi senza eguali. Il barter rappresenta uno strumento di promozione ed acquisizione di nuova clientela che permette di aumentare i volumi di vendita e che moltiplica le opportunità di business per l’ azienda senza dover intervenire sul prezzo: un circuito virtuoso grazie al quale viene generato un valore a cui le parti interessate sono particolarmente sensibili.
Con il barter l’azienda ha a disposizione un canale B2B nuovo e senza spese che non si sovrappone a quelli già impiegati e che invece potenzia la rete distributiva e commerciale tradizionale, superandone i limiti.
Il denaro rimane in azienda perché viene pagato ciò che si acquista con quello che si produce. In pratica l’azienda si autofinanzia senza fare uscire un euro. A muoversi nel circuito sono beni, merci e servizi scambiati tra le aziende aderenti al programma, che è chiaro e trasparente, all’interno del quale è sempre sotto controllo la destinazione delle merci e il rispetto dei prezzi di mercato.
Il regista del sistema è l’organismo centralizzato che si occupa di gestire e controllare il circuito in maniera chiara e trasparente, allo scopo di tutelare tutte le aziende aderenti.
Il baratto si rivela quindi lo strumento più antico ed efficace per i sistemi economici.
Che sia lo strumento giusto per la ripresa del mercato?

Italo Gherardi
Italo Gherardi
Dottore in Economia e Commercio, esperto di grande distribuzione e finanza della GDO. Dopo aver ricoperto per anni ruoli dirigenziali in ambito bancario ha concentrato la sua attività nella consulenza alla grande distribuzione rivolta alla analisi della solvibilità delle aziende.

5 Commenti

    • Non c’è alcun artificio contabile: le merci vengono scambiate previa regolare fatturazione che, alimentando il bilancio, concorre alla determinazione dell’imponibile. La tassazione applicata è in funzione del regime fiscale adottato.

  1. Scusate.. Salve a tutti, ma chi perde e chi guadagna in questa forma di transazione? Soltanto pagando una commissione è possibile ottenere questo, la quale dovrà anche essere sufficentemente congrua per coprire il rischio d’impresa dovuto alla contrattazione in un mercato e/o Cliente che magari non conosce.. o no..?!

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