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Factorcoop revoca garanzia a DICO? Che cosa sta succedendo?

Chi è Factorcoop? E’ una società di factoring che, come recita il suo sito internet (http://www.factorcoop.it/chisiamo.html) , è  “l’unica finanziaria autorizzata ad acquisire in cessione i crediti verso le Coop. Operiamo esclusivamente con le imprese fornitrici delle Coop e assicuriamo una gamma di interventi in grado di soddisfare ogni loro esigenza”. Quindi è quella l’unica società in grado di acquisire i crediti che una azienda fornitrice vanta nei confronti di una società appartenente al mondo Coop. Non ci si spaventi, diversi grandi gruppi distributivi hanno un factoring che opera esclusivamente con le società appartenenti al proprio gruppo, è una cosa normale. Non è normale, invero, il contrario, cioè che una società di factoring decida e comunichi di non garantire più il credito verso una società interna al proprio Gruppo. E’ quello che sta succedendo a Factorcoop che, con una serie di comunicazioni ai fornitori che si avvalevano di tale servizio, ha comunicato testualmente che “a far capo dalla data odierna si intende revocata la garanzia pro soluto da noi fornita sulle fatture emesse dalla predetta società (l’oggetto è: DICO SPA revoca della garanzia pro soluto)”. Cosa sta succedendo alla DICO? Il silenzio regna sovrano dagli uffici e saremmo lieti di accogliere una comunicazione della Sviluppo Discount Spa che spiegasse chiaramente se ci sono problemi oppure no, ed il motivo per cui Factorcoop ha deciso di fare questa comunicazione ai fornitori. La sorpresa è ancora più forte se si pensa all’investimento che la Coop Italia sta facendo per risollevare le sorti della sua Spa che si dedica al format Discount. Giungono da parte dell’industria voci diverse sull’andamento dei propri fatturati all’interno del mondo DICO, ma non sono sufficienti a far supporre nulla, giungono anche voci di qualche catena concorrente che pare vorrebbe comprare una parte dei PdV DICO. Tutte queste non sono voci rassicuranti di chi aspira, anzi aspirava ad essere leader, però sono soltanto voci. I fatti invece sono i seguenti: due anni fa iniziò la rivoluzione all’interno dell’azienda con l’arrivo del nuovo Amministratore Delegato, ex direttore vendite di Eurospin, il Sig. Antonio Lanari che immediatamente, com’è giusto che sia, chiamò al suo fianco alcuni manager provenienti anch’essi da Eurospin e di sua fiducia. I cambi nelle attività assortimentali furono quasi immediati, si vollero eliminare le Marche (Brand), esattamente alla stessa stregua di Eurospin, consapevoli che quei fatturati sarebbero andati persi, ma si sperò di equilibrarli con altri, forse non meglio precisati. Si iniziò l’importazione (spesso attraverso importatori di fiducia, alcuni dei quali sappiamo provenire da esperienze in forniture a Eurospin) di diversi prodotti non food che sfortunatamente ha coinciso sia con la flessione dei consumi su quelle categorie, sia con una contrazione generale dei fatturati che ha portato gli stessi concorrenti a rallentare le importazioni, mentre iniziavano quelle di DICO. Ci si aspettava molto dalla “Rivoluzione” di DICO, si parlava -nei corridoi -di avvantaggiarsi rispetto alla concorrenza, in termini di marketing, affiancando il nome DICO  a quello Coop per aumentare la reputazione del marchio agli occhi del consumatore, si parlava di rivoluzionare gli assortimenti, insomma di portarla in poco tempo alla leadership nel suo formato. Oggi però non sappiamo più nulla sugli esiti di questa annunciata “rivoluzione”, anzi ci è giunta una e-mail alla redazione con un solo fatto noto: questa preoccupante lettera di Factorcoop ad alcuni fornitori.

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Dott. Andrea Meneghini

Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare.E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei format discount e supermercati in Italia ed in Europa. Opera come manager per alcuni gruppi alimentari sullo sviluppo all’estero, soprattutto nord Europa e Medio Oriente. Ha scritto il libro per la catena Lillo Spa “Vent’anni di un successo”.

13 COMMENTI
  1. Pierpaolo

    E’ molto arduo fare il “copia e incolla” ed ottenere gli stessi successi in ambito discount.
    E’ molto chiaro che ogni catena del discount si basa su peculiarità in parte differenti, con un tipo di gestione “su misura” in base alla cultura della proprietà ed al target clienti che va a servire.
    E’ evidente il diverso approccio di catene con derivazione più “padronale” come per esempio DPiù, Prix, MD.
    Credo sia molto difficile per Dico adattare lo standard Eurospin con alle spalle una cultura Coop.
    Questa notizia di factorcoop non aiuterà certo Lanari nella sua impresa evolutiva.

  2. KMean

    Guardando il sito di dico ho notato che hanno 374 punti di vendita, ma non avevano di piu? In oltre c’e un pdf sul sito dove dicono di aver 437 pdv. Hanno venduto o chiuso qualcosa?

  3. James Angleton

    Che cosa sta succedendo?

    Ce lo chiediamo anche dentro la Dico, venendo ogni giorno tempestati di segnali discordanti e spesso preoccupanti, con troppe domande e pochissime risposte.
    In un commento sopra questo si parla di “impresa evolutiva”, beh alla luce di quanto sta accadendo sarebbe più corretto parlare di impresa involutiva.
    Ormai il tempo è passato e chi doveva risanare, chi doveva risollevare le sorti di Dico, “uno dei più apprezzati manager italiani nella grande distribuzione” ha avuto ben 2 anni (!!!) di tempo per lavorare (con carta bianca) e portare ai risultati che poco alla volta stanno finendo sotto gli occhi di tutti, anche dei discepoli della prima ora).
    Stesso discorso per i presunti manager venuti a fare squadra con il dott. Lanari che hanno portato risultati che definire scadenti è lusinghiero. Lo stesso purtroppo non può essere detto dei loro compensi e benefit.
    Il problema dei non food come sollevato nell’articolo è complesso, coinvolge la ditta su più fronti (fatturato, rapporto con i fornitori, margini, scorte presso i magazzini), con alcune vicende che se non fossero così preoccupanti rasenterebbero la farsa.
    Ma la lista sarebbe lunga, cosa dire ancora della gestione delle piante e fiori, dell’ortofrutta, della pubblicità, delle nuove aperture e via dicendo….

  4. burattino

    la cosa che non riesco a capire è come mai in Coop guardino sempre alle altre catene per i ”supermanager”?!?!?!L’erba del vicino è sempre piu’ verde?????Che tristezza!

  5. brazov

    Concordo con Burattino, i manager esterni stanno mandano in malora il gruppo Coop, che, piaccia o no, oltre ad essere il primo è uno dei pochi gruppi nazionali rimasti.

  6. Albino

    Come si puo parlare di Lanari come super manager, se il suo massimo ruolo ricoperto in precedenza e stato responsabile vendite??? Fare l’amministratore delegato e’ tutto un altro mondo.

  7. Luca

    Non e’ questione di guardare internamente o esternamente ma la questione e’ : che ruolo ha rivestito il progetto Dico nell’ultima triennale gestione politica del gruppo Coop?
    La necessita’ di prendere tempo per garantire un mandato all’attuale gestione e’ stata predominante. Che il progetto Dico non avesse le gambe per camminare era chiaro a molti e che strapagare ex operativi di Eurospin ( la quale invece paga correttamente) come “manager” purtroppo al di la della necessita’ mediatica non produce nessun risultato.
    Ora dopo la chiusura di Factor Coop e le possibili dimissioni (a parere di alcuni operatori del settore con cui si dialoga della vicenda- ma ripeto e sottolineo sono pareri senza vivere la vicenda) del Presidente e AD della Dico, cosa succedera’?
    Forse la realta’ degli eventi l’aveva precisamente supposta il lungimirante Presidente di Unicoop Firenze tre anni fa: lasciate stare i discount e gli iper. Perché ci dimentichiamo sempre dei consigli dei nostri grandi vecchi?

  8. Odino

    è vero, non solo lo è “molto difficile per Dico adattare lo standard Eurospin con alle spalle una cultura Coop”, ma è così forzato questo adattamento che infatti ancora non funziona. so che è stato richiesto fin dall’inizio un sacrificio e uno sforzo eccessivo, entro i primi mesi del primo mandato-Lanari era già stato programmato un rivoluzionario nuovo format globale, che avrebbe coinvolto tutti i reparti possibili immaginabili della nuova DICO: da interventi e nuove procedure interne e esterne, alle ristrutturazioni, acquisizioni, chiusure, ampliamenti, nuove piattaforme ortofrutta, il no food di marchio (!!!!!!!!), i fiori recisi (!!!!!!), il riordino centralizzato in sede, il semi trasferimento dell ‘ufficio commerciale da prato a bologna .. e non importa continuare, perchè ancora oggi permangono problemi seri, perdite di fatturato sempre più incomprensibili dopo 2 anni di duro lavoro e sacrifici.

    mi domando perchè è stato necessario prendere un resp vendite di Eurospin e farlo amm.delegato di un’azienda gruppo COOP, che è vero, gli ha dato carta bianca per comandare cambiamenti in una realtà e in una azienda nuova, senza un minimo di supervisione. Potrei non pormi la domanda se oggi, dopo 2 anni, la DICO andasse meglio, ma non è così del resto.

    Mi domando perchè il Gruppo Coop alle spalle, non prenda posizione (possibilmente una etica e morale, non disfattista) e cominci a chiedere chiarimenti, e possibilmente agire veloce su sta causando la rovina di questa azienda, e non parlo solo di chi dirige e degli amici ex Eurospin che tanto manager non sembrano, visti i risultati, ma parlo anche dei manager della Dico vecchio format, che certamente sapranno cosa accade dentro la loro azienda.

    Spero che alla fine non ci rimettano solo i dipendenti, a contributo della già alta disoccupazione esistente.

  9. Simona

    I manager provenienti da Eurospin a cui si fa riferimento sia nell’articolo, che nei commenti sono Arrigoni Niccolò (responsabile marketing), Pisacane Giancarlo (responsabile extralimentari), Zingarlini Cristiano (responsabile ortofrutta).
    E’ opportuno che vengano fuori anche i loro nomi, soprattutto per i loro futuri curricula.

    1. Anna Chapman

      Brava Simona… che escano i nomi di chi ci è stato presentato come “manager” e che viene pagato come manager per risultati da dilettante. Forse puoi anche confermare quanto ho detto nel mio commento ed è stato taggato come “opinione del lettore”… d’altronde la cifra ci è stata detta dal Lanari in persona durante una dubbia convocazione di tutti i dipendenti della sede di Prato per un certo documento anonimo arrivato ai consiglieri e scritto (pare) da dipendenti della Sede (quale sede poi? quella ufficiale o quella ufficiosa) stufi del fatto che ai CDA venisse presentata solo la faccia bella (?) della medaglia e non i veri risultati ottenuti dagli amici di cui hai fatto i nomi. All’interno della Dico i dipendenti sono davvero preoccupati, ma regna l’omertà per paura di essere fatti fuori (“state tranquilli” è la risposta di rito alle domande) … ma SVEGLIA ragazzi di questo passo ci facciamo fuori da soli.

  10. Anna Chapman

    (tutti i post sono opinioni dei lettori che esprimomo il loro sentimento. Noi di GDONews approviamo quelli che non hanno contenuto volgare ma sugli altri non ci permettiamo di sconvolgerne l’opinione. Ricordiamo infine che avendo la forma giuridica di Blog GDONews non soggiace alla normativa per l’editoria).
    Ecco il commento della lettrice:

    Dentro la Dico ci chiediamo anche come Coop possa stare ferma a guardare come cosiddetti manager stanno riducendo la loro catena Discount. La “rivoluzione” è avvenuta eccome … persi 50milioni di euro in due anni (ndr opinione del lettore)… più rivoluzione di questa cosa volevate? E tutti stanno a guardare, Direttori in primis per non essere fatti fuori come avvenuto due anni fa al direttore vendite -“chi non è d’accordo con me verrà fatto fuori” questo il buongiorno dato da Lanari appena arrivato-… E intanto 1700 famiglie tremano per il proprio posto di lavoro perchè l’azienda è in mano a incompetenti …

  11. ALBINO

    RINGRAZIO LA RIVISTA CHE STA FACENDO CONOSCERE A TUTTI I PROBLEMI CHE STANNO DENTRO UNA BELLA AZIENDA COME SEMPRE E’ STATA DICO!
    SPERO CHE QUESTO “POLVERONE” POSSA SERVIRE A QUALCOSA PER USCIRE DA QUESTO PERIODO NERO.

  12. Dott. Andrea Meneghini

    Cari lettori,
    dato che stanno pervenendo alla redazione dei commenti sul tema in oggetto che superano la soglia della tolleranza, per non danneggiare nessuno, l’azienda in questione ma anche voi lettori che in ogni caso – scrivendo in un blog – siete direttamente responsabili di ciò che affermate, abbiamo deciso di chiudere l’articolo ai commenti. Ce ne scusiamo ma crediamo che i toni della pacatezza, come accennato nell’articolo, debbano prevalere.

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