I furti nei supermercati costano 163 euro a famiglia

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Che si tratti di furti o furtarelli, l’Italia che ruba fa male innanzitutto a se stessa: secondo i dati diffusi ieri dal Barometro mondiale dei furti nel settore retail 2010, il danno economico per le famiglie italiane è quantificabile in media in 163 euro. Un costo invisibile, più alto rispetto al resto del mondo (dove è fermo a 152 euro) e anche rispetto alle medie europee (140,65). Ma quanto ci costa complessivamente l’industria del crimine? In gioco ci sono circa 3,2 miliardi, frutto della somma delle perdite causate alle aziende dai furti dei clienti (1,6 miliardi) da quelli degli stessi dipendenti (800 milioni) da quelli dei fornitori e dei produttori (230 milioni) e dalle spese per la sicurezza messe in cantiere da imprese e negozi, che ammontano ormai a 900 milioni. E se la prevenzione è indicata dagli addetti ai lavori come un imperativo per chi lavora nel settore della piccola e grande distribuzione, va detto che neppure l’allarme sicurezza ha sortito effetti significativi, se oltre il 35% dei soggetti intervistati in Italia (32 aziende per 4.718 punti vendita) continua a registrare un incremento dei tentativi di furto o dei furti effettivi. Eppure le notizie positive non mancano. Secondo Salvador Cañones, responsabile per il nostro Paese di Checkpoint Systems, il colosso mondiale che ha patrocinato la ricerca condotta dal Centre for Retail Research, «dopo Turchia e Grecia, l’Italia è la nazione che ha maggiormente ridotto le differenze inventariali», il divario cioé tra la merce potenziale e quella reale (la cui diminuzione è dovuta, appunto, ai furti). Un giro di vite anti-taccheggi da parte delle imprese c’è stato, ma non è bastato, poiché gli spacci alimentari, insieme ai supermercati e ai negozi di abbigliamento, restano tra i punti vendita più colpiti dai rapinatori. «L’impatto della recessione c’è stato – ha osservato Cañones – e si inizia a mitigare solo ora, grazie soprattutto agli interventi sulla sicurezza».

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