venerdì 26 Giugno 2026

I frumenti di forza soffrono: scarsa qualità e cali produttivi incrementano i prezzi

Le farine sono uno degli elementi chiave nei prodotti da ricorrenza e quelli da forno in generale. La prima voce tra i principali costi di produzione che determinano il prezzo della farina è il costo di approvvigionamento della materia prima: il grano tenero.

Per comprendere la direzione che la merceologia sta intraprendendo, è necessario indagare la situazione della commodity di riferimento, facendo una distinzione tra quelli che sono i frumenti di base, i quali vivono un momento abbastanza stabile, e i frumenti di forza, che invece stanno vivendo criticità più evidenti, affidandoci alle considerazioni di Annachiara Saguatti di Areté The Agrifood intelligence.

“Siamo in una situazione di mercato che vede un quadro fortemente differenziato a seconda della qualità di frumento a cui facciamo riferimento – spiega Annachiara Saguatti – una congiuntura di mercato che riguarda i frumenti di base, quindi i frumenti panificabili”. A fare da capofila alle voci che determinano il prezzo della farina è indubbiamente il costo di approvvigionamento del grano tenero.

In un quadro generale che ha toccato un minimo all’inizio della campagna, è possibile notare sul mercato nazionale qualche rialzo che descrive però una situazione piuttosto tranquilla. “Possiamo notare, ad esempio, un frumento numero 3 che sulla borsa di Bologna ha prezzi abbastanza stabili – afferma Saguatti – e una relativa stabilità anche sulle borse finanziarie, seppur con la consueta volatilità giornaliera. Questa situazione riflette una congiuntura di mercato che vede in qualche modo andare a compensare fattori ribassisti e fattori rialzisti”.

In una panoramica globale, si nota che i paesi esportatori e produttori di frumento tenero hanno raggiunto livelli di produzione lontani dall’essere ritenuti abbondanti. “Sicuramente la raccolta non è andata bene in Europa, né in termini di volumi né qualità. Le difficoltà riscontrate nella coltivazione hanno fatto sì che l’atteso rimbalzo della produzione rispetto allo scorso anno in realtà non sia arrivato: la produzione, infatti, è piuttosto in linea con quella della campagna precedente. Allo stesso tempo in termini di qualità ci sono problemi sia sul peso specifico che in termini di contenuto proteico”.

Le classi di referenze con un contenuto proteico risultano sotto rappresentate in questa campagna. “Se l’Europa è andata così non è andata molto meglio negli Stati Uniti, dove la produzione è prevista in aumento ma rimanendo pur sempre tra le più basse degli ultimi anni – aggiunge – in particolare c’è stata una criticità sui frumenti primaverili. Nella migliore delle ipotesi, la produzione rimarrà in linea con quella dello scorso anno e non ha una produzione storicamente elevata”.

In Ucraina, dove si è verificato un leggero rimbalzo della produzione, la capacità di export va però a calare. Il fenomeno, spiega Saguatti, è conseguenza diretta del calo degli stock nel paese. Tra le aree più problematiche annoveriamo anche il Canada, la cui produzione è maggiormente concentrata sui frumenti primaverili, ovvero quelli di forza, dove la resa in termini di volumi è prevista in calo del 12%.

Per quel che riguarda i paesi dell’emisfero sud, il cui raccolto arriva nel mercato sul finire dell’anno solare, quindi nei prossimi mesi, secondo le stime più recenti sia in Argentina che in Australia le produzioni rimarranno a livelli deludenti. “Questo fa sì che a livello globale il mercato sia previsto in deficit. Esistono però fattori che compensano la carenza, in particolare l’abbondante produzione russa”.

La Russia, infatti, detiene una disponibilità di prodotto utile a raggiungere un livello record di esportazioni nella campagna corrente. E se da un lato, quindi, in molti paesi non sono stati raggiunti livelli elevati né in termini di qualità che di quantità dall’altro la Russia va a bilanciare (in parte) il quadro complessivo: “Questo fa sì che sui mercati dei frumenti di base la situazione resti abbastanza tranquilla”, precisa Saguatti.

Discorso differente per quanto concerne i frumenti primaverili, che presentano particolari difficoltà in termini di qualità, soprattutto in Europa dove si riscontrano deficit produttivi “o nella migliore delle ipotesi stabilità della produzione”, precisa Saguatti. Ciò fa sì che in nord America le quotazioni dei frumenti di forza siano particolarmente a premio rispetto ai frumenti di base. “Un numero 1 ha un premio che supera i 60 euro a tonnellata rispetto ad un numero 3. Questo crea una particolare criticità in riferimento alle farine di forza, per le quali si fatica a trovare disponibilità di grano per la produzione”.

A comporre il costo della farina è anche la voce dei costi energetici: rispetto a qualche mese fa, infatti, i prezzi del gas naturale e dell’energia elettrica sono andati in contro a maggiori tensioni. I costi sono certamente ben lontani dai picchi dell’estate 2022, ma gli aumenti sono pur sempre evidenti e la loro incidenza si fa sentire. Andando in contro alla stagione invernale, quella in cui si registra un picco della domanda, “è possibile immaginare che ulteriori tensioni possano essere all’orizzonte, questo potrà aumentare potenzialmente i costi di produzione della farina”, chiosa Saguatti.

Infine, le dinamiche dei mercati dei sottoprodotti della macinazione, che vengono valorizzati dai molini con la loro vendita, rappresentano un altro elemento fondamentale da considerare nelle dinamiche di prezzi e disponibilità. “Un elevato costo della crusca contribuisce a mantenere più basso il costo della farina, un rapporto che quest’anno non riusciamo a intravedere”. Tale aspetto è riconducibile alla scarsa qualità del frumento in Europa, che genera di conseguenza una maggiore produzione di sottoprodotti nel processo di macinazione. “A parità di grano macinato, c’è una maggiore produzione di crusca e meno di farina. I sottoprodotti, che sono su livelli molto bassi e che difficilmente potranno rimbalzare in modo significativo nel corso della campagna, stanno deprimendo la quotazione di farina”.

A seguito di questa analisi possiamo quindi evincerne considerazioni generali che nel complesso descrivono una situazione tendenzialmente stabile, accennando ad un leggero miglioramento rispetto all’anno precedente ma ancora in fase di criticità.

 

Ultime Notizie