In questo articolo ci occupiamo di analizzare il rischio finanziario di del Cedi Etruria società cooperativa, importante player della Gdo attivo nel Centro Italia (Toscana, Umbria e alto Lazio) con una rete di circa 300 punti vendita. Etruria è una cooperativa a mutualità prevalente, che agisce in favore dei propri soci al fine di diffondere ricchezza fra gli stessi e il territorio in cui opera: il suo obiettivo statutario, cioè, non è la generazione di utili. Opera direttamente come Cedi e si propone di creare valore per le imprese associate, assicurare costantemente la convenienza, offrire i migliori servizi e valorizzare la qualità dei propri prodotti.
Questa analisi si propone di fornire le chiavi di lettura necessarie per valutare la solvibilità di Etruria nel breve e nel medio periodo, attraverso l’attribuzione di un rating: una valutazione essenziale per le banche ma anche per i fornitori, le catene della Gdo, gli affiliati. Condurremo la nostra analisi con l’aiuto di Giuseppe di Napoli, analista e consulente finanziario, senior partner della società Numeri di valore.
Va precisato che il rating attribuito alle aziende rappresenta una nostra stima basata esclusivamente sull'analisi dei bilanci degli ultimi quattro anni e su un giudizio di tipo qualitativo per semplicità identico per tutte le realtà più note del settore. La standardizzazione del giudizio qualitativo limita l'uso del rating solo a fini comparativi, escludendo applicazioni di altro genere (rischio effettivo di default) che richiederebbero approfondimenti che esulano dallo scopo di questo articolo.
L’analisi si fonda sullo studio dei bilanci riferiti al periodo 2018-2021 e sul confronto degli indicatori di bilancio con quelli settoriali, per capire se Etruria fa meglio o peggio dei suoi competitor. Esamineremo la redditività di Etruria, il fabbisogno di capitale, la liquidità, la sostenibilità del debito, la produttività del lavoro e la crescita.
Possiamo anticipare che Etruria ottiene un giudizio quantitativo sufficiente: 55 punti su 100, dove la sufficienza si raggiunge a 50 punti, perché il lieve gap reddituale rispetto ai dati medi settoriali, frutto della natura mutualistica dell’attività e il peggior andamento dei ricavi del 2021, oltre al minor rapporto fra attività e passività correnti, sono ampiamente bilanciati da una maggiore rotazione del magazzino e del capitale investito e da una struttura finanziaria più robusta della media (effetto della maggiore capitalizzazione e del minor uso della leva finanziaria).
La redditività viene infatti in parte lasciata ai propri soci-clienti (i gestori dei punti vendita), in termini di prezzi di vendita meno remunerativi. Questo è un elemento tipico delle cooperative con natura mutualistica.
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