Un dato che fa riflettere arriva dall’indagine condotta dall’Istituto Piepoli: quasi un consumatore su due (47,2%) ritiene che un olio extravergine d’oliva a marca del distributore abbia la stessa qualità di un olio di marca industriale. Solo il 52,8% continua a percepire la marca del produttore – Monini, Carapelli e altri – come superiore.
È un segnale chiaro di come la percezione del valore nel comparto dell’olio EVO stia cambiando, allineandosi a quanto già osservato in altre categorie del largo consumo. L’olio con marchio del supermercato – come Olio Conad o Terre d’Italia Carrefour – non è più visto come una scelta di ripiego, ma come una proposta affidabile, coerente con le aspettative qualitative e con un prezzo più competitivo.

Il dato si inserisce in un contesto di forte evoluzione del mercato: i retailer stanno investendo massicciamente nel segmento premium e territoriale delle private label, collaborando con frantoi di eccellenza e produttori certificati per offrire oli 100% italiani, DOP o biologici. La MDD (Marca del Distributore) non solo accorcia la distanza con le marche leader, ma in alcuni casi la colma del tutto.
Dall’altra parte, i brand storici dell’olio devono affrontare una sfida inedita: difendere la percezione del proprio valore in un mercato dove il prezzo non è più l’unico driver di scelta, ma la fiducia nel distributore e la trasparenza dell’origine giocano un ruolo crescente.
CLICCA SUL BANNER PER ISCRIVERTI ALL’EVENTO E SCOPRIRE L’ANALISI COMPLETA
Quasi metà degli italiani, dunque, dichiara di non percepire più differenze. E in un Paese come l’Italia, dove l’olio d’oliva è simbolo identitario e culturale, questa è una rivoluzione silenziosa ma profonda: la marca, oggi, vale quanto la reputazione di chi la propone sugli scaffali.







