giovedì 12 Marzo 2026

Aretè: Burro, uova e zucchero in leggera deflazione, ma la stabilizzazione dei mercati è lontana

I prezzi di produzione, nonostante un rientro, non sono ancora tornati ai livelli pre-crisi e studiando i dati si denota una deflazione che fatica a vivere un consolidamento nel breve periodo, in particolare per quello che riguarda le materia prime come zucchero e uova, insieme al burro. A questo proposito Filippo Roda di Areté The Agrifood intelligence ci ha illustrato alcune dinamiche di produzione in relazione ai prezzi al fine di comprendere al meglio l’andamento del mercato.

Il rialzo dei prezzi secondo l’industria di produzione è giustificato dai costi dell’energia, dei trasporti e delle materie prime, ma afferma Roda infatti, “l’inflazione sulle materie prime è ancora a livelli di prezzo che seppur rientrati sono ancora ampiamente superiori a quelli che possono essere definiti pre-crisi”. Esistono però anche altre variabili che Roda definisce ‘endogene’, su cui concentrare l’attenzione: “Questi aumenti dipendono anche da variabili interne all’industria, principalmente legati all’offerta e a un leggero calo della domanda”. Andando ad esaminare i livelli di prezzo di ottobre in relazione a settembre 2022, si può notare ad oggi come assistiamo a cali che possono oscillare tra il -15/16% sulle uova e -30% sul burro.

Alcune referenze potrebbero però aver raggiunto per il momento uno stadio a margine e non vedere un ulteriore consolidamento del trend di deflazione. E’ il caso, ad esempio, dello zucchero, che “l’anno scorso ha subito una iper-inflazione, mai registrata prima, soprattutto a livello europeo” spiega Roda, sottolineando le ripercussioni della crisi energetica che ha caratterizzato l’anno precedente abbattutesi soprattutto in Europa. “I paesi europei hanno prodotto male, vivendo di conseguenza un forte aumento del fabbisogno d’importazione di zucchero in un mercato regolato dal dazio di importazione. Nel 2022 infatti l’euro era sotto la parità rispetto al dollaro e si è dovuto confrontare con un potere d’acquisto molto basso”. Questa dinamica aveva infatti giustificato i prezzi record della materia prima in questione, che sono passati da oltre 600 euro a tonnellata a picchi di oltre i 1200 euro a tonnellata, verificando oltre un 100% di aumenti.

Nonostante a livello internazionale quello dello zucchero sia ancora un mercato poco approvvigionato con scorte basse, il mercato europeo si è dovuto confrontare con quello internazionale, in particolare con i due principali paesi esportatori di zucchero: “Le provvigioni brasiliane devono essere ancora commercializzate e l’India ha messo contingenti e bloccato le esportazioni”, puntualizza Roda. Nonostante le politiche monetarie restrittive a livello globale risultino abbastanza rigide e i prezzi internazionali stiano ancora aumentando, a livello europeo si è comunque notata una deflazione. Per quale motivo?

Sullo zucchero si è verificato un -20% nella fascia di tempo ottobre 2022-2023, evento dovuto in particolare alla modificazione delle variabili esogene che hanno portato a migliorare leggermente l’offerta europea, nonostante questo “l’Europa dovrebbe produrre circa 15,6 milioni di tonnellate – continua Roda – lo scorso anno ne ha prodotte 14,6 il che si traduce in un minor fabbisogno di importazione. Inoltre, il premio record generato nel 2022 tra prezzi europei e prezzi internazionali si sta andando ad assottigliare. C’è ancora spazio affinché questo premio si assottigli, ma chiaramente la pressione dal basso dei prezzi internazionali e di un contesto energetico e valutario ancora incerto, soprattutto con gli sviluppi geopolitici delle ultime settimane, non lasciano sicuramente spazio a un consolidamento di un trend deflattivo che possa portare nel breve periodo ai prezzi i livelli pre-crisi”. Quando si parla di deflazione, aggiunge Roda, “un contro è quello di considerare una congiuntura di deflazione rispetto al record dell’anno scorso, quindi rispetto a quelli che possono essere considerati prezzi medi o degli ultimi 4-5 anni”.

Un’altra commodity importante su cui focalizzare l’attenzione è quella delle uova, che nel mercato europeo e nazionale ha raggiunto prezzi record, sia guidati da shock endogeni che esogeni. A pesare in particolare è la crisi energetica, congiunturalmente al costo dei mangimi.

Da non sottovalutare lo shock dell’aviaria: “Abbiamo avuto una delle aviarie più impattanti a livello storico – spiega Roda – il che ha portato ad un calo produttivo e anche ad uno delle rimonte. I prezzi rispetto ai picchi del 2022, sono andati incontro a deflazione registrando -17%, non perché sia migliorata l’offerta ma perché tendenzialmente è calata la domanda”.

Una diminuzione della domanda dovuta al periodo stagionale, l’estate, momento durante il quale la domanda risulta generalmente più inferiore rispetto al resto dell’anno, con conseguente diminuzione del prezzo. “Il mercato rimane esposto all’andamento dei consumi, e questo inverno con la ripartenza stagionale dei consumi, il trend che abbiamo visto negli ultimi anni potrebbe interrompersi, come è già avvenuto nelle ultime settimane”.

La previsione di Roda è che fino all’estate prossima si presenteranno ancora dei rischi e a livello medio, i prezzi delle uova rimangono ben superiori rispetto ai livelli pre-crisi: “Quando i mercati subiscono determinati shock, per tornare ai livelli di normalità, sempre che sia possibile, sono necessari anni”.

Anche il mercato dei trasformati del latte è stato interessato da una deflazione verificatasi nel corso della seconda metà del 2022 e nella prima del 2023. “Una deflazione legata più al calo della domanda che al miglioramento dell’offerta – afferma Roda – quando la deflazione segue il calo della domanda è difficile che si consolidi: si rimane sempre esposti al rischio di partenza della domanda o ad ulteriori shock lato offerta”. Sul piano dei derivati è evidente come il mercato europeo stia andando strutturalmente nella direzione di un’offerta latte che cresce in maniera sempre meno rapida.

In Europa il numero dei capi di bestiame è infatti in calo da diversi anni, principalmente per le politiche di riduzione delle emissioni anche se “tendenzialmente l’aumento della resa sta trovando un’assicurazione: l’aumento delle rese non è più in grado di compensare il numero dei capi, la produzione fatica ad aumentare di latte”, precisa Roda.

La curva di produzione del latte in Europa, dal 2021 in avanti si appiattisce sempre di più e nel 2023 la produzione cresce, come precisa Roda, “a tassi inferiori allo 0,5%, rispetto a un tasso di crescita che era ben superiore all’1% prima del pre-crisi: significa che non vi è grande disponibilità di latte utile né alle trasformazioni né per ricostruire le scorte di derivati del latte”. Il burro ad esempio, uno dei driver del mercato, non è un prodotto particolarmente stoccabile, ma i suoi prezzi dipendono anche dai costi della polvere di latte che invece è stoccabile.

In conclusione quindi, se è vero che la deflazione degli ultimi mesi ha portato ad un -30% nell’anno in uscita ad ottobre su latte e burro, “è vero anche che il mercato oggi fatica a vedere un consolidamento di questa deflazione perché l’offerta rimane limitata”, conclude Roda. In generale nel medio termine, soprattutto sul burro ma anche sulle uova e con qualche incognita ancora sullo zucchero, si prospetta un quadro d’insieme in cui tutte le referenze faticano e difficilmente andranno in contro ad un consolidamento importante di un trend di deflazione, rimanendo a livelli mediamente più elevati rispetto a pre-crisi.

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