Torna la tempesta tra GDO e Industria. Il 2023 si annuncia molto difficile nelle relazioni negoziali

Tra GDO ed industria il rapporto è destinato a cambiare un’altra volta. Dopo aver vissuto il periodo della prima inflazione, quella dell’autunno 2021, nel segno della diffidenza per le richieste di incremento di listino che non venivano comprese dalla GDO, si è passati nella scorsa primavera al “vogliamoci tanto bene, noi tutti vittime dell’incremento esponenziale dei costi energetici”.

In questo regime di insolita concordia il mercato, che sino a quel momento stava contenendo l’inflazione molto meglio di paesi come Germania, Inghilterra e Spagna, ha cominciato ad incrementare i prezzi in maniera esponenziale, arrivando ad un’inflazione che ad ottobre aveva toccato il 13,7%* (LCC).

Gli effetti di questi incrementi, che da Giugno in avanti sono stati scaricati al pubblico in modo più deciso, stanno portando ad una inevitabile sofferenza dei sell out, soprattutto in termini di volumi.

Qualche dato: i discount stanno soffrendo un decremento dei volumi pari al -4,7%*, con un’inflazione che è già arrivata al 19,7%*, decisamente superiore a quella nei supermercati tradizionali. E’ il sud Italia il territorio più colpito dalla crisi dei sell out a volume, dove il calo è arrivato al -5,4%*.

La GDO si è accorta di questa pericolosissima spirale e, di fronte alla richiesta di nuovi incrementi che le stanno arrivando dall’industria praticamente in tutte le categorie merceologiche, ha deciso di dire basta. L’amore è finito.

Di recente è stato il gruppo VèGè, dalle parole del suo Presidente Giovanni Arena, a far comprendere all’industria che era arrivato il momento del sacrificio, perchè non è più possibile far pesare sul consumatore gli effetti degli incrementi dei prezzi.

Gli ha fatto eco il direttore generale del gruppo Selex, Maniele Tasca, che ha dichiarato “Abbiamo esaurito la capacità del settore di assorbire gli aumenti dei costi di gestione e per limitare il rischio di ulteriore inflazione abbiamo chiesto ai fornitori di sospendere gli aumenti di listino per i prossimi mesi, in attesa si definisca meglio il contesto di riferimento del 2023.”.

Insomma è finita, si torna allo scontro negoziale, con le inesorabili tensioni tra le parti. Non vi sono dubbi che l’industria stia soffrendo la stretta che a sua volta la costringe a chiedere aumenti di listino ai clienti, però oggi il retailer ha compreso che per questi incrementi non c’è più spazio, la depressione delle vendite si sta palesando, ed il fornitore deve tornare a fare ciò che il ruolo gli impone: sacrificarsi, perchè nessuno è insostituibile.

A conferma di quest’ultima affermazione, un altro dato deve spaventare molto l’industria: l’incidenza delle vendite della MDD è arrivata al livello record del 30,7%*. I consumatori sono in sofferenza e trovano rifugio nell’acquisto di prodotti con prezzi convenienti; in quest’ottica, il value for money applicato dalle private label della GDO è insostituibile.

Così, tra i due fuochi, quello di un consumatore che premia la convenienza e quello del retailer che sbarra la strada a nuovi incrementi, l’industria deve saper gestire un momento delicato per i suoi margini di profitto. Il 2023 ci consegnerà un barometro delle relazioni negoziali in tempesta, e sarà interessante valutare le ricadute di questa nuova situazione sugli assortimenti a scaffale.

*I dati sono riportati in un interessante post su LinkedIn pubblicato recentemente da Romolo De Camillis, Retail Director di NielsenIQ

 

 

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Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it