La Coop sfida le grandi marche industriali. Anzi no… chiede collaborazione

Durante la presentazione del Rapporto Coop 2022 l'Ad del Gruppo ha affermato che i consumatori possono prescindere dalle grandi marche industriali. Non è stato un attacco diretto alle Grandi Marche Industriali perchè il ragionamento girava attorno alla difesa delle scelte di politiche assortimentali del gruppo, tutte rivolte alla centralità della MDD. Pedroni corregge la collega menzionando l'Industria di marca più volte nel suo intervento, professando la massima collaborazione.

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Un attacco non diretto ma fattuale e decisamente concreto è stato lanciato all’Industria di Marca a Milano, in occasione della presentazione del Rapporto Coop 2022, dalla Ad del gruppo Maura Latini.

Gli italiani stanno cambiando ed anche l’offerta assortimentale oggi può prescindere dalle marche industriali” ha detto la manager. L’affermazione non nasce dalla volontà di entrare in contrasto con l’industria di marca (IDM), ma da quella di mettere al centro dell’offerta di Coop Italia la MDD (a ovvio discapito delle marche leader e dei followers).

L’intervento della Latini era rivolto a difendere le scelte strategiche che Coop Italia sta compiendo sulle proprie rivoluzioni assortimentali, criticate da qualcuno (ad esempio da noi di GDONews) al momento della dichiarazione dei loro intenti qualche mese fa, sempre a Milano dalla Terrazza Martini, ed ha poi aggiunto “I discount hanno incrementato notevolmente le loro quote di mercato, persino con la forte spinta inflattiva che hanno generato sul mercato che è stata superiore a tutto il resto del mercato.”

Per dare una concreta spiegazione del successo delle scelte di Coop Italia, la manager ha affermato che i cambi in atto su alcune categorie merceologiche si sono già sentiti, ad esempio nella categoria merendine si è registrato un +30% delle vendite a volume, ed un conseguente un incremento del +5% di quota di mercato nel segmento. Secondo la Latini, infine, la MDD Coop ha garantito in passato qualità e sicurezza al consumatore, ed oggi gode del credito necessario per permettersi questo cambio radicale.

Nell’intervento a seguire Marco Pedroni, Presidente di Coop Italia, da un lato ha ribadito le parole della Latini: “Le nostre scelte sono state corrette, vogliamo andare incontro alle esigenze degli italiani e dei loro timori. Dobbiamo rendere accessibile una spesa buona e sicura”. Dall’altro lato ha addolcito le affermazioni della collega sulle relazioni con l’Industria di Marca, spiegando che “abbiamo bisogno delle grandi aziende di produzione per portare agli italiani una spesa conveniente e di qualità“.

La collaborazione tra industria e retail è stata citata più volte da Pedroni, soprattutto nell’affrontare una situazione, quella inflattiva, che oggi sui temi energetici vede tutti coinvolti. “Come pensiamo di affrontare mercato di domani? Sino ad oggi le imprese hanno fatto scelte di contenimento dei prezzi come noi.”

Il Presidente di Coop Italia ha sottolineato come la cooperativa stia facendo sforzi enormi per contenere la crescita del vortice inflattivo, forse anche in contrasto con quanto stanno facendo i discount. “La forbice che si è aperta tra acquisto e vendita – ha infatti affermato – è importante. Non è un caso se, ad esempio, l’inflazione alla vendita in Germania sia più alta, c’è un elemento di responsabilità che coinvolge il nostro operato”.

I problemi legati alla crisi energetica e le possibili soluzioni di Coop Italia

“I prezzi dell’energia sono aumentati di tre volte” ha poi aggiunto Pedroni “e l’ultima fiammata si è avuta proprio mentre stava rallentando l’inflazione delle materie prime”. Inoltre il Presidente Coop non ha mancato di ribadire il paradosso secondo cui, ad oggi, la GDO non è considerata una categoria economica “energivora”, ed è quindi al momento esclusa ingiustamente dai provvedimenti allo studio del Governo.

Un passaggio del suo intervento è stato particolarmente interessante, quando ha ipotizzato le soluzioni legate ad un eventuale razionamento. In un primo tempo ha affermato: “Forse dovremmo ridurre i nostri orari, forse ridurre illuminazione”, siccome la frase necessitava di ulteriori chiarimenti la stampa ha chiesto di spiegare meglio, e lui ha chiarito:” Non si può ipotizzare di chiudere i negozi la domenica, gli italiani si sono adattati a questa abitudine, inoltre questo comporterebbe gravi ripercussioni di tipo occupazionale”, aggiungendo “semmai si potrebbe pensare ad una riduzione degli orari di alcuni negozi, alla razionalizzazione dei reparti surgelati di molti negozi che oggi sono oggettivamente sovradimensionati, ed ancora alla sostituzione delle luci con altre ancor più a basso consumo, etc.”

L’ultimo pensiero, chissà perchè, Marco Pedroni lo rivolge all’Industria di produzione alimentare: “Abbiamo bisogno della collaborazione delle imprese per avere una prospettiva più serena nel prossimo futuro”.

 

 

 

Dott. Andrea Meneghini
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it