Tonno e conserve ittiche: dopo il Covid le vendite sono tornate al passato

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Le conserve ittiche sono un mercato decisamente importante e con attori e con un mercato piuttosto lineare. La grande distribuzione nel 2021 nei segmenti tonno al naturale, tonno sott’olio, tonno ricettato e con contorno ed altre conserve pesce ha realizzato un fatturato complessivo pari a 1.521 milioni di euro. Un valore decisamente rilevante nell’ambito dell’area grocery, superiore a quello che ricopre la pasta, in termini di fatturato ma non di volumi.

Il tonno sott’olio è di gran lunga il comparto che realizza il maggior fatturato, oltre 1 miliardo di euro è prodotto in quest’area del business, circa il 66% del totale. Durante il 2020, in condizioni ambientali particolari, come tutti si ricorderanno, la sua crescita fu del 4,9% che lo scorso anno perse puntualmente tornando ai livelli di fatturato del 2019.

Le altre conserve di pesce, il secondo comparto in ordine di importanza, nel 2020 ha fatturato 333 milioni di euro, contro i 302 dell’anno precedente, e perdendo la metà di questo durante lo scorso anno. Il comparto del tonno al naturale non è così attrattivo mentre quello ricettato, che il mercato si sforza di proporre per innovare con scarsi risultati, seppur in crescita esprime numeri ancora risibili, rispetto al valore della categoria.

E’ chiaro che se la valutazione rimane limitata ai numeri percentuali il tonno ricettato è l’unico che è sempre cresciuto, a prescindere dalla pandemia, ma la sua incidenza sul totale della categoria è talmente bassa da non renderla interessante. Il tonno sott’olio è in infinita stagnazione, sorretta dalla forza delle attività promozionali ma, salvo il periodo del covid, non sembra essere attrattiva per conquistare nuovi consumatori.

In buona sostanza quando si parla della categoria tonno, si fa riferimento al tonno sottolio, il resto del comparto non riesce a distinguersi oltre quello che ha già fatto.

Quando si parla di conserve ittiche si parla di tonno e poco altro, e quando si fa riferimento al tonno si parla di tonno sott’olio. La vera discriminante è data dalle attività promozionali, perchè alla stessa stregua dell’olio extra vergine le classiche tre scatolette di tonno escono con una battuta di scontrino molto rilevante e quindi decisamente interessante per il consumatore se in promozione. A differenza dell’olio evo, il tonno non è propriamente un condimento, quindi è soggetto al giudizio palatale del consumatore, e questa è una discriminante da valutare con attenzione. Non è più solo il prezzo ad essere acquistato (come tristemente accade con l’olio evo) ma è il connubio prezzo e prodotto.

La MDD, in questo contesto, può ritagliarsi un ruolo laddove soddisfi i criteri di prezzo e qualità, ma sarà sempre vittime della pressione promozionale.

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