GDO e negoziazioni per i nuovi listini: è guerra con l’industria, la posta in gioco è troppo alta

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Con l’inizio dell’anno i prezzi aumenteranno sugli scaffali della GDO ma molte negoziazioni tra industria e GDO sono tutt’ora accesissime e non sarà facile trovare accordi definitivi e soddisfacenti. Scambi di accuse, chiamate in cause del Governo come arbitro sono all’ordine del giorno in una tornata contrattuale che così difficile non è mai stata. In una recente intervista sul quotidiano veronese L’Arena, nelle pagine economiche, Luigi Mion della famiglia proprietaria di Migross e socia di Eurospin, ha dichiarato: “Di sicuro la GDO non può assorbire tutti i rincari e che a quelli richiesti dai fornitori vanno aggiunti gli aumenti delle bollette a cui devono far fronte i singoli punti vendita” – concludendo “La mia sensazione è che si stia facendo anche della speculazione e che quindi questa situazione sia momentanea. Certo è che va risolta ed è compito del Governo farlo“.

Il bello è che anche dal lato industria le accuse sono di egual sospetto. Un esempio – ma è uno dei moltissimi – è dato dal mercato delle acque minerali, un settore che fatica, come alcuni altri, a farsi accettare nuovi listini. Ed è stato recentemente molto chiaro Ettore Fortuna, vicepresidente dell’associazione Mineracqua, il quale, alla luce del fatto che la GDO sta facendo orecchie da mercante, ha affermato: ” [Il Governo] convochi un tavolo noi ci presenteremo numeri alla mano“.

Insomma il caos regna sovrano e la tensione è palpabile. Tutto sta aumentando dalla pasta con il grano duro alle stelle al caffè, dai bovini ai polli, dalle vacche da latte, tutto aumenta induscriminatamente. Gli allevatori sono in sofferenza per gli aumenti alle stelle di mangimi, gasolio e energia elettrica che servono per far funzionare i trattori e i macchinari. La frutticoltura sconterà, invece, gli aumenti per agrofarmaci ed energia elettrica necessaria a far funzionare le celle frigorifere. Altre segnalazioni riguardano il prezzo del latte, che recentemente rinegoziato, non basta comunque a coprire il balzo dei costi produttivi. E poi va calcolato il rialzo dei prezzi dei materiali per il confezionamento in cassette di polistirolo, plastica o legno fino alle copertine per l’imballaggio.

Nel caso delle acque minerali prima citato, il prodotto (l’acqua) non ha un vero costo, il prezzo è dato ciò che supporta il prodotto per la vendita. Il sole 24Ore ha scritto che “Rispetto a dicembre 2020, cioè a un anno fa, il costo del Pet per produrre le bottiglie è aumentato dell’84%, da 750 a 1.400 euro alla tonnellata. Quello del Pet riciclato è cresciuto del 66%, da 1.200 a 2mila euro alla tonnellata. Il vetro è aumentato del 15%, l’energia dell’86%, la carta del 40%, i trasporti del 15%, i noli del 500%. Soltanto il gas metano, che quest’anno è aumentato in media del 135%, a dicembre è arrivato addirittura al 420% in più.”

La GDO usa la scusa di fare muro alle richieste di incremento per tutelare i consumatori ma la verità è che, prima di tutto, teme la sua concorrenza orizzontale, perchè ciò che è meno evidente è che si sta giocando una partita delicata ed importantissima.

Rispetto al recente passato, dove gli aumenti erano sempre prevedibili e lineari, e non muovevano più di tanto le pedine dei posizionamenti prezzi, oggi la situazione che ci si trova davanti è completamente differente. I margini della GDO già risicatissimi, come ben spiegato da Luigi Mion, sono minacciati direttamente dagli aumenti dei costi di gestione, che sono decisamente preoccupanti. L’incremento del costo energetico, ad esempio, può arrivare in alcuni casi a ridurre i margini di profitto della GDO sino al 50%. Ma non è tutto: la posta in gioco è la competitività sul mercato ed il rischio di perderla è ancor più elevato se si fa riferimento al fatto che un’insegna può correre il pericolo di uscire dai suoi canoni di competitività di prezzo rispetto al suo mercato di riferimento.

La tensione è maggiormente palpabile per la negoziazione dei prodotti in private label perchè, a causa dei margini risicati con cui lavora l’industria fornitrice rispetto alle grandi marche, non permette aperture di credito alla GDO sui prezzi nemmeno per pochi mesi. Gli incrementi maggiori dei prezzi a scaffale si hanno proprio su questa parte dell’offerta e proprio qui si giocheranno le sfide per perdere o acquisire quote di mercato.

I discount stanno facendo muro ad oltranza in misura decisamente superiore rispetto alle insegne tradizionali, ma i rischi che sta correndo sono davvero molti: dai disservizi nelle forniture all’abbassamento, in alcuni casi, della sua qualità. Dall’altro lato le MDD delle insegne tradizionali lottano per mantenere più calmierati possibile i prezzi ma, in questo caso, la forza negoziale determinata dalle loro quote di mercato, risulterà fondamentale per sopravvivere.

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