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I 10 Top Player mondiali nel Retail: chi combatte la modernità sono i marchi storici. On Line vs Off line le sfide del domani

In attesa della nuova classifica di Forbes “Fortune 2000” in uscita nelle prossime settimane, diamo un ripasso alla situazione 2018 delle principali Public Companies mondiali collegate, più o meno direttamente, al mondo della GDO per vedere quali sono i tipi di business che le muovono.

Andrea Murphy di Forbes ci spiega la metodologia. “Per prima cosa creiamo quattro elenchi distinti delle 2000 maggiori società in ciascuna metrica: 2000 per Vendite, 2000 per Profitti, 2000 per Asset e 2000 per Valore di Mercato. Ciascuno degli elenchi ha un valore limite minimo affinché una società possa qualificarsi: Vendite $ 4,47 miliardi, Utili di $ 333,3 milioni, Asset di $ 10,72 miliardi e Valore di Mercato di $ 6,55 miliardi. Una società deve qualificarsi per almeno uno degli elenchi al fine di poter entrare nella classifica finale di Global 2000”.

Come sempre succede in questi casi, la parola che governa il tutto è “dipende”; è infatti chiaro che tutto ciò che ha avuto inizio qualche decennio fa (in alcuni casi oltre un secolo fa), in un ambiente di Mercato più stabile e meno dinamico, ha consentito a diversi tipi di modelli di business di crescere e proliferare al punto che, raggiunte dimensioni molto ragguardevoli, siano stati in grado di sopravvivere ai grandi cambiamenti degli ultimi dieci/quindici anni.

Come diceva Tomasi di Lampedusa ne “Il Gattopardo” <<Tutto cambia perché nulla cambi>> e, in effetti, la dinamica che abbiamo osservato si è mostrata più o meno così:

Ambiente Fisico => Forte spinta verso l’Online => Il Fisico ha implementato l’Online => L’Online (a sorpresa?) ha implementato il Fisico => What’s next? Omnichannel naturale* e fra qualche anno qualcuno si domanderà “ma come abbiamo incominciato?”

*Naturale vuol dire, nella mia accezione, che chi deciderà un prossimo domani di partire per un determinato business, avrà da subito un Business Plan omnichannel.

Ecco -simpaticamente- un ipotetico dialogo avvenuto negli ultimi anni in qualche Consiglio di Amministrazione dei principali player mondiali…

Catene di Supermercati:
Fase 1: Solo negozi, i clienti non si fideranno;
Fase 2: Cavolo, l’Online ci sta rubando i clienti;
Fase 3: Facciamo qualcosa online, tipo la spesa a casa.

Online player:
Fase 1: Abbasso il mattone W Internet, riduciamo tutti i costi di struttura e saremo più economici;
Fase 2: Cavolo, non riusciamo a crescere più di tanto nel Fresco, i clienti vanno ancora nei negozi…
Fase 3: Compriamoci qualche catena di Supermercati ed integriamoci…

Risultato: al momento, il Cliente continua ad essere Re e sovrano unico: fa quello che vuole, compra quando e dove vuole e le barriere fisiche e di orario sono solo ostacoli che verranno presto superati proprio dagli stessi player (sia fisici che online) che, nel tentativo, di compiacere i propri clienti, continueranno a darsi battaglia ed a mettere sotto pressione i propri modelli di business (e non parliamo dei margini in questo articolo) modificandoli con scelte, a volte, addirittura controproducenti.

Ecco la Classifica dei principali Top Player quotati in Borsa (mi sono limitato alle prime classiche 10 posizioni).

Parlavamo di quanto avere una tradizione ben solida alle spalle possa aver aiutato a superare le burrasche ed ecco le date di fondazione (originali) dei 10 top player :

1.  Royal Ahold Delhaize (1867 i F.lli Delhaize e nel 1887, Albert Heijn, la fusione è del 2016)
2.  Kroger (1883)
3.  Target (1902 come Dayton Dry Goods Company, 1962 come primo negozio Target)
4.  Wesfarmers (1914)
5.  Tesco (1919)
6.  Seven&I (il primo negozio è del 1946, la nuova maxi fusione è del 2005)
7.  Walmart (1962)
8.  Costco (1976 come Price Club e poi 1983 come primo Costco)
9.  Amazon (1994)
10. Alibaba (1999)

Gli ultimi due, essendo la burrasca, non fanno parte della riflessione ma ne sono piuttosto la causa…

Potremo poi scrivere degli approfondimenti legati alle specificità di ciascuno ma è comunque veloce ed intuitivo osservare come oggi siano tutti praticamente almeno multichannel (se non omnichannel) e le operation siano anche legate a più tipi di business e, fra questi, sempre più spazio sia riservato alla Ristorazione (altro macro trend già in essere in molte insegne anche nostrane).

Cinque insegne su dieci sono americane e, di queste, tre sono, almeno inizialmente, Grossisti (Walmart, Costco e Target), uno è Online/Fisico (Amazon) ed uno è un “classico” Supermercato, Kroger.

Negli altri cinque troviamo:
Alibaba Online/fisico cinese;
Seven&I giapponese (inizialmente americano) specializzato in piccole superfici di prossimità con orari di apertura molto estesi;
Tesco, inglese, specialista di mega superfici che ha imparato a competere anche nel micro formato di prossimità (Tesco Metro);
Royal Ahold Delhaize, olandese, che è andato ben oltre i propri limitati confini nazionali, crescendo con un forte modello multichannel;
infine, c’è Wesfarmers australiano, la più grande Public Company del suo paese che opera in quattro grandi divisioni: Food, Bricolage, Fertilizzanti, Abbigliamento.
Mia Nota: In merito alla divisione Food è necessario puntualizzare che poiché l’articolo fa riferimento a dati 2018, Wesfarmers risulta ancora inserito come Food Retailer ma, a fine anno scorso la società Wesfarmers e la Coles (di fatto, la società di Supermercati) si sono scissi ed ognuno ha proseguito la propria strada separatamente.

Come avete potuto leggere, ognuno di questi player, con la ovvia eccezione dei player nati puramente digitali, ha diversi decenni ed in ben cinque casi su dieci, oltre un secolo di storia, ed ha quindi sviluppato le proprie specificità nel tempo permettendosi il lusso di sperimentare in autonomia la propria linea di sviluppo e crescita e prendendo anche qualche sonora facciata (la prima che mi viene in mente è Walmart in Germania).

Oggi, tutto questo sta di fatto diventando sempre più difficile; tutto questo mondo che corre molto velocemente sta producendo scelte forzate, poco ragionate e molto me too più per paura di rimanere indietro e perdere terreno verso i competitor che per convinzione. Come abbiamo letto, molti player, nel tempo, hanno adottato strategie flessibili che hanno consentito loro di adattarsi. E’ servito tempo e risorse. Questo tempo accelerato punta sempre di più tutto sulla singola idea vincente e rende ancora più difficile far crescere le piccole e medie realtà senza che queste si fondano e raggiungano grandi dimensioni che, nel Mondo, possiamo dire equivalgono ai dati di base selezionati per entrare nella Fortune 2000.

La tattica è la nuova strategia, si salvi chi può.

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Federico Cimini

Da 20 anni nel mondo della Distribuzione, prima come manager con il leader mondiale del Cash&Carry poi come Direttore Marketing nei canali Supermercati, Iperstore e Ipermercati. E’ esperto in category management ed attualmente è Consulente direzionale, in particolare segue la progettazione e realizzazione di piani marketing e vendite, soprattutto start up, turnaround aziendali e lanci di nuovi prodotti e servizi. Inoltre è formatore nell’area Store Management e Comunicazione per primarie società della GD italiana. Chi volesse comunicare con lui può scrivere a cimini@gdonews.it

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