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Dei diritti e dei (pochi) doveri. Una Italia vista da Sergio Marchionne

E’ scomparso un grande manager italiano, probabilmente il più capace dei nostri anni. Non era del settore food, ma anche noi di GDONews vogliamo ricordare Sergio Marchionne, un esempio manageriale riconosciuto nel mondo. Lo vogliamo fare pubblicando un discorso fatto dal medesimo presso la Università Luigi Bocconi nel 2013, relativamente ad una generazione di italiani che chiede diritti, tutti, ma relativamente ai doveri potrebbe e dovrebbe fare di più.

E’ un bellissimo discorso che vogliamo condividere con i nostri lettori. Si potrà essere d’accordo o meno, chi scrive lo è pienamente, ma chi lo ha pronunciato è stato capace di ottenere molto dalla sua esistenza, concedendo tutto, anche la sua vita.

“A volte nel nostro Paese ho l’impressione che ci sia un atteggiamento passivo nei confronti del presente. Un atteggiamento che sta sgretolando uno dei pilastri del nostro stare insieme e del nostro modo di guardare al futuro. E’ come se si pretendesse ad aver diritto ad un domani migliore senza essere consapevoli che bisogna saperlo conquistare.

Io non sono un professore di storia e ne di sociologia, ma ogni tanto mi è capitato di pensare da dove nasca tutto ciò: la risposta che mi sono dato è che in modo paradossale ogni tanto le grandi conquiste portano a risvolti imprevedibili e non voluti.

E così è successo nel ’68: un movimento di lotta, pienamente condivisibile, che ci ha permesso di compiere enormi passi avanti nelle conquiste sociali e civili, ha avuto purtroppo un effetto devastante nei confronti dell’atteggiamento verso il dovere.

Oggi viviamo nell’epoca dei diritti: il diritto al posto fisso, al salario garantito, al lavoro sotto casa, al diritto di urlare e a sfilare e il diritto a pretendere. Lasciatemi dire che i diritti sono sacrosanti e vanno tutelati, ma se continuiamo a vivere di soli diritti, di diritti moriremo.

Perché questa evoluzione della specie crea una generazione molto più debole di quella precedente, senza il coraggio di lottare con la speranza che qualcun altro faccia qualcosa. Una specie di attendismo che è perverso ed è involutivo. Per questo credo che dobbiamo tornare ad un sano senso del dovere, alla consapevolezza che per avere bisogna anche dare. Il bisogno di scoprire il senso e la dignità dell’impegno, il valore del contributo che ognuno può dare al processo di costruzione dell’oggi e soprattutto del domani.”

Sergio Marchionne

 

 

7 COMMENTI
  1. Masssimo

    Ci mancava giusto questo sito alla campagna di sbrodolata celebrativa di questo manager che ha sicuramente tutelato alla perfezione gli interessi dell’azionista, ma che ha lasciato un paese più povero di posti di lavoro, siti produttivi, diritti dei lavoratori, potere d’acquisto dei lavoratori, tasse pagate,…
    Come pensate che possano aumentare i consumi in questo paese, quando la stragrande maggioranza della popolazione si impoverisce progressivamente, grazie a questi profeti del turbo capitalismo?

    1. Laura

      Veramente I dati non dicono questo non è che perché uno è un manager importante è la morte nera e se uno è un poraccio senza lavoro é un santo… la crisi globale dipende in primis dal fatto che l’offerta è maggiore della domanda e bisogna sapersi re.inventare o andare a chiedere la cittadinanza cubana che forse è unico esempio al mondo di socialismo un po riuscito (ma badi bene che molti cubani se ne andrebbero anche domani) e vivere secondo un diverso modello socio economico… comunque probabilmente non mi capirá e mi insulterà pazienza ma le suggerirei pacatamente di supportare le sue tesi con analisi e numeri alla mano attinenti agli argomenti, I processi logici prevedono una ipotesi una dimostrazione e quindi una tesi e vedra che cosi sara piu incisivo e convincente

  2. Angelo Murazzani

    Premesso che ormai per molti ci sono solo diritti e lo scritto di Marchionne è una conferma, voglio ricordare a Massimo, che se non fosse intervenuto quello che è senza dubbio il miglior Manager degli ultimi 20 anni, la Fiat che era in stato fallimentare. Non avrebbero perso gli azionisti che hanno le spalle e il portafogli gonfi, ma i lavoratori che sarebbero andati a spasso e “sostenuti”da Massimo, dallo scrivente e da tutti gli italiani, in cassa integrazione.

  3. juuiyiyi

    ma vai al diavoloooooooooo|!!!!!!!!

  4. Lucia

    Ma dove viveva Marchionne????
    “Oggi viviamo nell’epoca dei diritti”,
    ma quali?, ma dove?
    Oggi i lavoratori non hanno più nessun diritto, ma solo l’obbligo di far arricchire i padroni (e non ho paura di di pronunciare la parola padroni)

  5. francesco

    due opinioni che si scontrano:

    – Torino è stata la città con più livello di sfratti in italia nel 2016.
    – La Fiat è sempre stata salvata dallo stato italiano… le perdite di tutti gli utili dei titolari.

    sia chiaro grande imprenditore, ha fatto gli interessi degli azionisti e per quello viene pagato… ma sentir dire che siamo il paese dei diritti dove le turnistiche sono 365 giorni l’anno e i negozi possono essere aperti 24 ore su 24 non mi pare vedendo la gran parte dei paesi che abbiamo attorno, forse ha ragione: bisogna rimboccarsi le maniche ma come sempre è solo una parte.

  6. angelo murazzani

    carissima Lucia, io sono stato per tanti anni un ” servo” alla dipendenza dei padroni, quest’ultimi mi hanno permesso di condurre un’esistenza serena e tranquilla, vivo a Cagliari, e la nostra isola come tutto il sud dell’Italia ha una notevole differenza economica col il Nord della nostra Nazione, sai perchè? Perchè abbiamo pochi padroni, speriamo, io gli chiamo imprenditori, tanto la sostanza non cambia, vengano anche nella nostra zona, diventeranno sempre più ricchi, ma i nostri figli non avranno bisogno di andare all’estero per trovare una occupazione,
    con simpatia
    Angelo

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