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Starbucks insegna a come utilizzare i pagamenti per fare marketing. Ed in Italia?

I sistemi di pagamento proprietari si accingono ad un nuovo grande passo. Dopo essere passati dalle istituzioni finanziarie tradizionali ai grandi produttori di hardware (Samsung Pay ed Apple) e contenuti (Goole Pay), ora il momento per arrivare ai retailer sembra maturo.

Entro la fine del 2018, infatti, circa 23,4 milioni di utenti negli Stati Uniti pagheranno i prodotti Starbucks utilizzando il sistema di pagamento mobile in-store dell’azienda tramite la app dedicata (una delle prime ad essere state implementate), superando Apple Pay che secondo una ricerca eMarketer raggiungerà 22 milioni di utenti nello stesso periodo.

Starbucks afferma che il suo sistema mobile order-and-pay ha rappresentato il 12% di tutte le transazioni degli Stati Uniti nel primo trimestre del 2018 e, secondo le previsioni di eMarketer, entro il 2022 saranno 29,8 milioni gli utenti che sceglieranno di utilizzare il sistema di pagamento mobile in negozio. Stando a queste stime, Starbucks continuerà a rimanere sopra ad Apple Pay (27,5 milioni di utenti previsti nel 2022), Google Pay (14,9 milioni) e Samsung Pay (13,2 milioni). Certamente il vantaggio di Starbucks è dovuto alla disponibilità multipiattaforma dell’app a differenza di Apple e Samsung/Google che sono limitati ai propri ecosistemi software.

Stiamo parlando di aziende molto diverse ma è già evidente che il potenziale di questi sistemi proprietari è impressionate, sia in termini finanziari che in termini di marketing, per tutti i maggiori retailer mondiali.

L’aspetto più importante dal punto di vista del marketing è che per il retailer l’app proprietaria è uno strumento formidabile di fidelizzazione e di supporto alle vendite. L’applicazione Starbucks per esempio include un programma a premi grazie al quale gli utenti, effettuando i pagamenti attraverso il telefono, possono guadagnare crediti da utilizzare per acquisti futuri.

Siamo abituati a sentirci rispondere “si ma in Italia è diverso… il consumatore italiano…”, ma sappiamo che diversi gruppi italiani avrebbero le dimensioni e le potenzialità per sviluppare sistemi simili senza grosse difficoltà. L’importante è non arrivare sempre quando il mercato è già maturo e difficile da conquistare.

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