GDO News
11 Commenti

Liberalizzazione orari: qualcosa si muove ma le resistenze sono enormi

Con l’anno nuovo sono entrate in vigore le prime liberalizzazioni disposte dal Decreto Monti. Dal 1° gennaio infatti negozi, bar, ristoranti e centri commerciali possono restare aperti 24 ore su 24, per tutti i giorni dell’anno. Senza più limitazioni. Come era prevedibile le resistenze sono state da subito molto evidenti e stanno via via crescendo e organizzandosi.
Tra i contrari troviamo alcune regioni, Toscana, Puglia, Piemonte e Veneto, che hanno annunciato ricorso alla Corte costituzionale entro i prossimi tre mesi. Il sì di Roma (ma non del Lazio, dove il governatore Renata Polverini, incalzata dalla categorie sul piede di guerra, sta valutando il da farsi ), Napoli e Torino. La prudenza di Milano. La ferma contrarietà di Confcommercio e Confesercenti. Il no della Cgil e il via libera di Confindustria e delle associazioni dei consumatori. Insomma, tutti contro tutti.
Qualcuno si è mosso già in questi ultimi giorni delle feste natalizie: il centro commerciale Oriocenter di Bergamo è stato tra i primi a estendere l’apertura fino alle 24:00 in questo ultimo fine settimana. I risultati si sono visti, eccome. I numeri sono stati da record anche sfruttando l’inizio dei saldi: oltre sessantamila le presenze registrate nella giornata del 06/01, una cifra da record anche per il più grande e frequentato centro commerciale bergamasco, che hanno fanno segnare un aumento del 24% rispetto alla prima giornata di saldi del 2011. Il tutto nonostante il volantinaggio e lo sciopero nelle ore serali organizzati dai sindacati di settore, critici per il progressivo ampliamento degli orari e dei giorni di apertura.
Tra le voci più critiche di questi ultimi giorni quella di Confesercenti e Confcommercio che prospettano nei prossimi tre anni, come conseguenza della liberalizzazione,  la chiusura di 80.000 esercizi commerciali e la perdita di 240.000 posti di lavoro, definendo il provvedimento “fuori dal mondo” e spiegando che “favorisce solo la Grande distribuzione, senza dare benefici ai cittadini”.
Più volte noi di GDONews ci siamo soffermati in questi anni a descrivere come in altri paesi europei ed extraeuropei la libertà di apertura non equivalga assolutamente a “tutto sempre aperto”. Anzi. Abbiamo descritto come certe strutture si siano specializzate nell’apertura 24 ore su 24 mentre la maggior parte degli esercizi commerciali osserva orari molto tradizionali se non, in certi casi, anche più “corti” dei nostri. E questa rimane la nostra opinione. La libertà porta a specializzazione non al massacro. La regolamentazione all’italiana (=ogni comune fa come crede e non esiste una regola generale) allontana gli investimenti e le idee nuove, sia nell’ambito della gdo che in quello del commercio.

 

Dati dell'autore:
Ha scritto 535 articoli
Dott. Alessandro Foroni

Esperto di sociologia, organizza reti vendita e merchandising a livello nazionale, prepara i funzionari alla negoziazione con il trade.

11 COMMENTI
  1. frodo

    misura inutile…….anche se inevitabile…..

  2. Max

    Abbiamo notato che con le liberalizzazione il cittadino non e’ diventato piu’ ricco.E’ servito solo a distruggere il ceto medio.
    A trarre vantaggio da questa situazione sono solo ed esclusivamente le multinazionali.Chi e’ a favore di cio’ probabilmente e’ un loro servo.
    Inoltre considerato lo stato di declino dell’economia il problema invece sara’ se ci sara’ un consumatore che potra’ spendere soldi.

    1. frodo

      il ceto medio lo ha ditruttoqualcun altro nn le liberalizzazioni ..cmq ripeto secondo me qst è davvero superflua

  3. bob

    La regolamentazione all’italiana (=ogni comune fa come crede e non esiste una regola generale) allontana gli investimenti e le idee nuove, sia nell’ambito della gdo che in quello del commercio.

    ..meglio tardi che mai! Ma il “federalismo” non doveva essere la soluzione di tutti i mali? Abbiamo fatto solo 21 piccole Roma, prendendo tutti i difetti e nessun pregio.

  4. aldo

    Il ceto medio è quello che paga per primo un mercato chiuso e regolamentato, basterebbe che al posto dell’ideologia ci leggesse qualche libro di economia per comprenderlo.

    Tanto per fare qualche esempio ci potrebbero prendere i prezzi dei panieri della spesa e vedere come con l’arrivo della GDO, i prezzi siano scesi negli ultimi 30 anni.

    O più semplicemente confrontare zone dove la concorrenza è poca a quelli dove la concorrenza è alta per scoprire come i prezzi ed i servizi siano più bassi e migliori nella seconda.

  5. frodo

    verità assoluta aldo…anche se di certo nn tutt i libri di economia sono proprio affidabili…..visti gli sviluppi degli ultimi decenni

  6. mario

    Il comunicato sul sito Unicoop Firenze

    «I nostri negozi sono aperti per 13 ore al giorno, 78 ore la settimana; una domenica al mese, più altre sette/otto aperture festive: vi sembra poco come servizio al consumatore?». La “deregulation” delle aperture e degli orari degli esercizi commerciali «andrebbe solo a incrementare un servizio in sé già sufficiente».

    Turiddo Campaini, presidente del consiglio di sorveglianza Unicoop Firenze interviene nel dibattito che accompagna l’entrata in vigore del decreto Monti sulla liberalizzazione del commercio.

    «Premetto che sono un “tifoso” del nuovo premier – ha voluto sottolineare Campaini – ma non rinuncio a dire ciò che non condivido della sua politica: sul versante degli orari e delle aperture dei negozi il “professore” sbaglia». Quello che meraviglia in senso negativo, prosegue Campaini, è che la deregulation del commercio è vista come emblema delle liberalizzazioni nel nostro paese.

    Due in particolare i motivi di dissenso. «Abbiamo indiscutibilmente bisogno di rendere più duttili e flessibili le attività economiche e professionali. Ma la liberalizzazione non è la panacea di tutti i mali: la regola non può essere l’assenza di regole. L’alternativa non può essere fra due opposti: o tutto “liberalizzato”, o tutto “compresso”». In particolare, la regolamentazione delle aperture deve essere fatta in modo elastico, in modo tale che differenti esigenze territoriali vengano rispettate, ma è necessario stabilire principi chiari: «questo è un aspetto su cui devono intervenire le singole Regioni che, più dello Stato, hanno il polso del territorio».

    «L’assenza di regole comporterà un aumento dei costi di distribuzione». Certo, fornirà un servizio supplementare, ma «i maggiori costi saranno inevitabilmente trasferiti si prezzi di vendita. Risultato? Gli aggravi andranno a colpire soprattutto coloro che non hanno né voglia né soldi per fare la spesa “notturna”, come i pensionati». E il pericolo è che gli operatori che approfitteranno della liberalizzazione «siano anche quelli che fanno un uso più “disinvolto” della forza lavoro».

    C’è poi un secondo motivo di dissenso con la politica di deregulation promossa dal Governo Monti. «Noi sosteniamo da tempo che la crisi che oggi stiamo vivendo trova le sue radici in un decadimento culturale della nostra società. Per reagire, tutti quanti dobbiamo contribuire ad un recupero di valori. In un momento in cui il reddito disponibile si sta contraendo, proporre una politica di liberalizzazione contribuisce a perpetuare quel consumismo che ci ha portato fin qui».

    «Finisco con un termine: sobrietà. A questo concetto più volte richiamato anche dal nostro attuale premier, devono però corrispondere comportamenti coerenti. Bisogna ripensare modelli e stili di vita». Questa crisi segna un passaggio epocale: «Da una fase in cui hanno prevalso i falsi sogni irrealizzabili, ad una in cui finalmente prevalga la concretezza e la realizzabilità di un nuovo stile di vita collettivo

  7. Michele

    Buonasera. Sono vent’anni che lavoro nel commercio e soprattutto nella GDO, ma -in base alla mia esperienza- allungando gli orari non si ottiene nulla di positivo, a parte per le grandi Aziende, che tra l’altro “sfruttano” la manodopera facendo fare alle persone 3 ore al mattino in apertura e magari 3 ore in chiusura. Se poi si fa questa operazione per tutti i giorni credo che la vita privata vada a farsi benedire. Dopotutto se non ci sono soldi e manca la possibilità di spesa, che servono tutte queste ore aperti? Perchè non puntare a poche ore e ben gestite? Tante ore porta solo ad una diluizione dello scontrino medio. Quando ho cominciato nel 1992 c’erano gli orari spezzati e apertura solo fino al sabato sera, ma nessuno è mai morto di fame. Ora rischiano di morire di fame gli addetti, in quanto passano la giornata al lavoro e tante volte per 2 lire (pardon, euro).

  8. Ernesto

    La verità è che le liberalizzazioni non porteranno nessun giovamento all’economia italiana….servono solo a spostare i ricavi da un soggetto a un altro !

  9. frodo

    ripeto, in un mondo che corre a 100 all’ora qst è una misura che era nell’aria da anni , ma purtroppo fa il paio con altre misure tirate su da cervelli troppo a lungo decotti da dio solo sa cosa, di certo nn da bagni di realtà.
    Possono essere utili in economie immature o in forte espansione, nella nostra darà solo aumenti dei costi, visto che luce acqua e gas nn costano 2 lire come 20-30 ani fa quando si sono fatte strad qst genialità……è l’ennesima scusa per far far soldi agli amministaroti delegati che vanteranno (?) aumenti di fatturatoe con il prossimo ccnl butteranno sul tavolo una riforma forzosa anche del notturno per venirte incontro alle nuove necessità…….tutto vecchio tuto stantio….dove voi vedete cose divine , ahimè, vedo cose umane troppo umane

COMMENTA

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi contrassegnati sono obbligatori *

ARTICOLI CORRELATI

Torna su