Il formaggio Asiago rischia un grave calo nell’export verso gli Stati Uniti, il suo primo mercato estero, che rappresenta il 24% delle esportazioni totali. I dazi imposti dal Governo Trump sono passati dal 10% al 30%, rendendo meno competitivo il prodotto. La prima stima indica un possibile calo delle esportazioni fino al 40%.
Il tasso di cambio sfavorevole tra euro e dollaro aggrava la situazione. La crescita dei costi penalizza anche i consumatori statunitensi, che si trovano a pagare prezzi più alti e a dover affrontare una minore disponibilità del prodotto. Già nel 2019 un dazio del 35% aveva causato un crollo delle importazioni e un blocco delle vendite, risolto solo dopo la sospensione della misura nel 2021.
Fiorenzo Rigoni, Presidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago, lancia un appello per un’azione coordinata a livello europeo. La UE ha la competenza esclusiva sul commercio estero e, grazie agli accordi bilaterali firmati negli ultimi anni (con Vietnam, Canada, Mercosur, Messico, Giappone), sono stati aperti nuovi mercati.
Il Consorzio sta avviando un progetto triennale nel Sud-Est Asiatico e punta a rafforzare la presenza nei Paesi UE. Tuttavia, il mercato statunitense resta strategico per il formaggio Asiago. In USA sono stati fatti investimenti di lungo periodo in promozione, relazioni istituzionali e distribuzione.
Il formaggio Asiago DOP è tutelato a livello europeo come prodotto a Indicazione Geografica. Il Consorzio è attivo dal 1979 per proteggere la qualità e l’autenticità del prodotto, contrastando usi impropri del nome e imitazioni. Le politiche protezionistiche americane mettono ora in discussione il valore delle DOP e il lavoro svolto a tutela del made in Italy alimentare.







