“Nel settore del riso ma più in generale in tutto quello che riguarda il food, il tema della sostenibilità è uno dei cardini della strategia e dell’evoluzione del settore stesso. Sarà un tema a cui R&D dovrà dedicare molte risorse”. Lo afferma Matteo Soppera, Sales Director di S.P. Spa, azienda localizzata nel distretto risicolo d’eccellenza, ovvero il Vercellese, dove opera con una produzione dedicata al mercato globale con lavorazione e vendita di riso sfuso e confezionato per conto terzi, e la commercializzazione di proprie linee di prodotto.
“Il concept – prosegue intervistato da GDONews – dovrà essere sia di innovazione fra prodotto e packaging ma anche di evoluzione pratica e funzionale dello stesso. L’azienda sta affrontando il tema della sostenibilità secondo due logiche: “concetto di filiera” e “packaging” ovvero la cura del prodotto in entrata e la su presentazione al consumatore finale. La filiera – spiega Soppera – è un elemento molto importante nel quale stiamo lavorando a progetti sostenibili all’interno di certificazioni riconosciute (i.s. Global Gap); scelta dei fornitori con contratti e relazioni da creare sul lungo periodo per porre le basi per una crescita reciproca, e infine prove e test di nuovi prodotti e sementi che riprendono il concetto di sostenibilità. Per quanto riguarda il packaging ci basiamo su analisi, studio ed evoluzione di materiali che possano tenere conto delle nuove tendenze del consumatore e che possano essere funzionali al prodotto – come ad esempio il sottovuoto per la conservazione del riso – ma anche innovativi”.
D: Qual è il vostro bilancio sull’anno appena concluso e complicato dalla situazione epidemiologica? Le strategie che avevate previsto per affrontarlo si sono rivelate efficaci?
Per S.P. il 2021 è stato l’anno di entrata in funzione del nuovo impianto produttivo – realizzato con un investimento da 45 milioni di euro – e quindi anche l’inizio di una nuova politica aziendale all’interno di un nuovo percorso di crescita ed internazionalizzazione. Il contesto di mercato è stato difficile perché la situazione epidemiologica ha frenato contatti e relazioni che sono la base della “fame da business” per un’azienda come la nostra che vuole crescere, vedere, analizzare e implementare. Al tempo stesso però nelle difficoltà si celano sempre delle opportunità e con questa filosofia abbiamo vissuto l’anno appena trascorso seminando per lo sviluppo che stiamo piano piano raccogliendo.
D: Anche il 2022 è iniziato molto in salita tra la recrudescenza del Covid, con le conseguenti quarantene, e gli incrementi indiscriminati delle materie prime: qual è la situazione di SP S.p.a.? Le negoziazioni con la GDO come procedono?
Il fatturato di S.P., di circa 45 milioni di euro, è composto principalmente da industria alimentare, mercato sushi e private label estere. Abbiamo pochissimo fatturato in Italia e non siamo presenti nella GDO. Si tratta di una scelta aziendale adottata ormai qualche anno fa quando si è deciso di puntare su export e mercati lontani. L’azienda è riconosciuta sul mercato per la qualità del prodotto (anche a seguito del nuovo impianto produttivo completamente automatizzato e di nuova generazione) e per il servizio.
L’impennata dei prezzi delle materie prime è una variabile in generale da dover sempre considerare e come tale spetta a noi commerciali giocarla bene con il cliente. Nei mesi a cavallo fra vecchio e nuovo anno, è stata talmente violenta che abbiamo avuto non poche difficoltà a farla comprendere ai nostri clienti. Nel nostro settore poi non abbiamo dovuto fare i conti solo con l’incremento della materia prima ma anche con la sua difficoltà di reperimento visto che il continuo rialzo del prezzo ha determinato un sua messa sul mercato con il contagocce. Come già detto, dalle difficoltà possono nascere anche delle opportunità e S.P. ha deciso di accelerare nel processo “inbound” di ricerca di nuovi partner europei ed internazionali per far fronte alla scarsità di materia prima, avviando relazioni in grado di portare al concetto di filiera già accennato.
D: Quanto incide l’export sul vostro fatturato? La pandemia ha limitato la vostra crescita sui mercati esteri?
L’export rappresenta oltre l’80% del nostro fatturato ed è quindi la voce più importante. Non posso dire che la pandemia l’abbia limitato, ha invece creato una fluttuazione temporale delle nostre vendite. La grande calma dei mesi precedenti all’ipotesi di lockdown è stata seguita da improvvise accelerate nel periodo successivo.
Completato, come detto, il nuovo impianto produttivo realizzato con un investimento ingente, e aperto a dicembre 2020 il capitale a soci finanziari per la private equity – caso unico nel settore del riso – l’azienda nell’anno appena concluso ha gettato le basi per un piano strategico triennale.
“Il nostro 2022 – conclude Soppera – sarà l’anno del raccolto secondo tre punti fondamentali: potenziamento delle partnership internazionali di approvvigionamento con focus anche sul concetto di filiera; brand Identity con lancio di nuove linee che tengano conto dell’identità aziendale e dell’evoluzione del mercato (sostenibilità) e infine crescita del fatturato provando a raccogliere le relazioni seminate nel 2021”.







