sabato 16 Maggio 2026

Paraguay, il ponte industriale tra Europa e Mercosur: il segreto dei costi energetici e del regime fiscale

Con l’accordo UE-Mercosur, il Paraguay può diventare molto più di un mercato di destinazione: può trasformarsi in una piattaforma produttiva, fiscale e logistica per le imprese europee che vogliono servire Brasile, Argentina, Uruguay e lo stesso Paraguay. Il vantaggio competitivo nasce dall’incontro tra accesso al blocco Mercosur, regime di maquila, costi operativi contenuti e un quadro normativo che offre garanzie crescenti agli investitori.

Il regime di maquila del Paraguay, regolato dalla Legge 1064/97, consente a un’impresa straniera di stabilirsi nel Paese o di appoggiarsi a imprese paraguayane per trasformare, assemblare, lavorare o migliorare beni destinati alla riesportazione. Il meccanismo è interessante perché permette l’importazione temporanea di materie prime, input, macchinari e beni strumentali con sospensione di dazi e imposte doganali, a condizione che il prodotto finale venga esportato.

Nahuel Pianarosa, direttore commerciale del grupo Vierci in Paraguay, sarà ospite della conferenza dedicata al sud america a Tuttofood Milano 2026 all’interno della Cibus Link Hall e spiegherà nel dettaglio gli aspetti di questo grande vantaggio competitivo che, secondo lui non vale solo per il mercato Mercosur, ma tutto il continente.

Il punto più attrattivo è la fiscalità: il regime prevede un’imposta unica dell’1% applicata al valore della fattura del servizio di maquila o al valore della fattura di esportazione, secondo il valore maggiore. Per un’impresa alimentare italiana, questo significa poter valutare il Paraguay come base per attività di confezionamento, trasformazione, porzionatura, assemblaggio di prodotti, lavorazioni intermedie o adattamento dei prodotti ai mercati regionali.

Il Paraguay ha un vantaggio strategico dentro il Mercosur: secondo l’International Trade Administration degli Stati Uniti, il Paese può beneficiare di regole d’origine favorevoli, con un requisito minimo di contenuto regionale pari al 40%, mentre il restante 60% può provenire da Paesi extra-area. Una volta qualificato come prodotto di origine Paraguay/Mercosur, il bene può essere riesportato negli altri Paesi del blocco con vantaggi tariffari.

Per l’industria alimentare italiana, questa struttura può aprire scenari interessanti. Un’azienda potrebbe importare ingredienti, semilavorati, packaging o know-how dall’Italia, completare parte del processo in Paraguay e poi servire mercati molto più grandi, in particolare Brasile e Argentina, con una struttura di costo più efficiente e una maggiore prossimità commerciale.

Sicurezza degli investimenti e rimpatrio dei capitali

Il Paraguay ha costruito negli ultimi anni un quadro favorevole agli investimenti esteri. La Legge 117/91 garantisce parità di trattamento tra investitori nazionali e stranieri, tutela del diritto di proprietà, libertà di cambio, libertà di importare ed esportare e possibilità di rimpatriare capitali, dividendi, interessi, commissioni e royalties, nel rispetto della normativa fiscale applicabile.

A questo si aggiunge la Legge 5542/2015 sul regime di garanzia degli investimenti, che prevede benefici come l’invariabilità dell’imposta sul reddito fino a 10 anni per investimenti inferiori a 50 milioni di dollari, fino a 15 anni per investimenti tra 50 e 100 milioni e fino a 20 anni per investimenti pari o superiori a 100 milioni. La stessa normativa indica anche la libera rimessa di capitali e utili, oltre alla protezione contro forme di appropriazione o confisca e al principio di non retroattività della legge.

Un Paese con stabilità macro crescente

Il tema della sicurezza non è solo giuridico, ma anche macroeconomico. Il Fondo Monetario Internazionale ha indicato che il Paraguay ha mantenuto una performance economica solida, con crescita del PIL reale del 4,2% nel 2024 e del 3,8% nel 2025. Lo stesso FMI ha segnalato inflazione contenuta (da oltre 10 anni), riserve adeguate, settore bancario capitalizzato e un rischio complessivo di stress sovrano valutato come basso.

Anche il rating Paese rafforza questa percezione. Il Paraguay ha ottenuto il primo investment grade da Moody’s nel 2024, mentre REDIEX ha comunicato nel dicembre 2025 il raggiungimento di un secondo investment grade con Standard & Poor’s (Fondo Monetario Internazionale, REDIEX). Per un investitore industriale, questo significa un contesto percepito come più prevedibile rispetto al passato e potenzialmente più favorevole per progetti di medio-lungo termine.

Il vero valore del Paraguay è quindi la sua funzione di piattaforma: è vero che è un Paese più piccolo rispetto al Brasile o all’Argentina, ma proprio per questo può essere più gestibile come base di ingresso, test industriale e hub di riesportazione. Il regime maquila permette di iniziare con investimenti progressivi, anche appoggiandosi a capacità produttive locali già esistenti, prima di valutare impianti più strutturati.

Per le imprese italiane, la strategia potrebbe essere chiara: usare il Paraguay come primo presidio produttivo Mercosur, sviluppare partnership locali, testare la domanda regionale e poi scalare verso Brasile, Argentina e Uruguay. In questa prospettiva, l’accordo UE-Mercosur e la legge maquila non sono due strumenti separati, ma due leve complementari per costruire una presenza industriale più competitiva in America Latina.

Il costo energetico

I costi energetici sono uno dei principali vantaggi competitivi del Paraguay per un progetto industriale o di maquila. Il Paese dispone di una matrice elettrica quasi interamente idroelettrica, sostenuta soprattutto dalle dighe binazionali di Itaipú e Yacyretá. La Banca Mondiale evidenzia che il Paraguay produce più elettricità di quanta ne consumi internamente e che questo surplus idroelettrico può diventare una leva per industrializzazione, agroindustria e decarbonizzazione.

Sul piano dei prezzi, il dato è molto interessante: a settembre 2025 il prezzo dell’elettricità per le imprese in Paraguay era pari a circa 0,053 dollari per kWh, contro una media mondiale business di circa 0,164 dollari per kWh nel primo trimestre 2026 (GlobalPetrolPrices, GlobalPetrolPrices). In altre parole, il costo elettrico per le imprese paraguayane risulta inferiore sia alla media globale sia a quella sudamericana, secondo la stessa banca dati.

Per un’impresa alimentare questo può avere un impatto concreto. Le attività di refrigerazione, surgelazione, confezionamento, trasformazione, essiccazione, macinazione, imbottigliamento o produzione di packaging sono tutte sensibili al costo dell’energia. Se abbinate al regime di maquila, che prevede un’imposta unica dell’1% e la sospensione di dazi e imposte su input e beni strumentali importati, le tariffe elettriche basse rendono il Paraguay una piattaforma interessante per lavorazioni destinate alla riesportazione nel Mercosur.

C’è però un punto da considerare: l’elettricità è conveniente, ma la qualità della rete e la continuità del servizio possono variare per area industriale. Per questo, nella scelta del sito produttivo, non basta guardare il prezzo al kWh: bisogna verificare capacità di connessione, distanza dalle sottostazioni, stabilità della fornitura, eventuale necessità di gruppi di backup e prossimità alle aree logistiche verso Brasile e Argentina.

In sintesi, il Paraguay offre energia elettrica abbondante, rinnovabile e a basso costo ma bisogna conoscere il paese. Però, questo è uno dei motivi per cui il Paese può diventare un hub produttivo per il Mercosur, soprattutto per aziende che cercano una base industriale con costi operativi competitivi e un profilo energetico più sostenibile rispetto ad altri mercati latinoamericani.

Conclusioni

Il Paraguay è interessante, ma non per qualunque delocalizzazione. È più adatto a progetti industriali selettivi: trasformazioni intermedie, packaging, assemblaggio, adattamento prodotto, lavorazioni a basso o medio contenuto identitario e piattaforme di riesportazione verso il Mercosur.

Per un produttore alimentare italiano, la strategia più prudente è partire con una delocalizzazione parziale e controllata, tramite partner locale o impianto pilota, mantenendo in Italia il cuore qualitativo e reputazionale del prodotto. Il vero rischio non è produrre in Paraguay, ma farlo senza presidio diretto su qualità, logistica, compliance, energia, partner industriale e posizionamento del brand.

Questo articolo è stato redatto dai manager di Food Retail Italia Srl, gruppo che opera con sedi in sud america ed in Europa e che è partner di diversi gruppi della GDO del latino america e che accompagna Nahuel Pianarosa ed il suo team in Italia, prima a TuttoFood e poi in visita nel Paese a conoscere produttori industriali e retailers.

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