giovedì 23 Aprile 2026

Dazi USA: l’Italia tra difesa del Made in Italy e nuove sfide competitive sui mercati globali

L’aumento dei dazi USA colpisce il Made in Italy agroalimentare. L’Italia deve difendere il proprio valore aggiunto e cercare nuovi mercati per restare competitiva a livello globale.

E alla fine i dazi americani sono diventati il tema più attuale nel panorama economico nazionale, ma inevitabilmente anche internazionale. L’accordo (i cui dettagli si devono definire questa settimana) ha scontentato tutti per una ragione molto semplice: l’Europa non conta nulla e può solo subire passivamente le volontà di quello che è stato il nostro principale partner politico e commerciale dal 1945 ad oggi. In questo triste quadro non ci è andata male perchè alcuni prodotti, come hanno spiegato diversi quotidiani generalisti, manterranno i vecchi livelli di dazio o addirittura vedranno una riduzione dell’imposizione, come nel caso del Parmigiano Reggiano, simbolo del Made in Italy agroalimentare.

Tuttavia, lo scontento nasce dal fatto che l’Europa ha vissuto questa negoziazione dal primo all’ultimo minuto in una posizione di debolezza, senza poter realmente influire sulle decisioni. È stata una trattativa condotta in maniera pressoché unilaterale, plasmata sugli interessi esclusivi degli Stati Uniti. Per diversi paesi, ma soprattutto per l’Italia, gli Stati Uniti rappresentano un partner commerciale strategico: sono uno dei mercati di sbocco più importanti per il nostro agroalimentare di qualità, che all’estero non vende soltanto prodotti, ma soprattutto un marchio – quello del Made in Italy – sinonimo di eccellenza e di valore aggiunto. Questo brand, particolarmente forte nel settore agroalimentare, ci ha consentito nel tempo di ottenere margini elevati e di posizionarci come esportatori di prodotti premium.

La Spagna, al contrario, ha reagito con maggiore serenità alla politica dei dazi americani, perché ha sempre orientato le proprie strategie commerciali verso mercati diversi e non ha con gli Stati Uniti una bilancia commerciale significativa. La sua politica commerciale è radicalmente differente: basti pensare all’olio extravergine di oliva e all’ortofrutta, settori in cui è il primo esportatore mondiale, ma con prezzi sensibilmente più bassi rispetto a quelli italiani. L’Italia, infatti, può contare su un valore aggiunto legato al proprio marchio, mentre la Spagna, pur cercando di valorizzare la propria identità, ha costruito la propria forza sulla competitività dei prezzi e sulla capacità di raggiungere i diversi mercati con un potere d’acquisto molto variabile, adattandosi alle esigenze locali.

Il nostro Paese, fino a oggi, ha goduto di una relativa stabilità (“mare piatto”) nel commercio agroalimentare internazionale ed in particolare con gli USA, con dazi presenti ma non particolarmente penalizzanti. Questa situazione ha permesso a tante piccole e medie imprese italiane di prosperare, ottenendo margini importanti soprattutto grazie alla capacità di vendere all’estero prodotti di alta gamma, compensando le difficoltà legate alla contrattazione interna e alle dinamiche dei prezzi nazionali. È, in sostanza, la storia del successo dell’agroalimentare italiano: un modello che ha sempre puntato sulla qualità, sulla riconoscibilità e sulla forza del marchio.

Ora, con la nuova politica dei dazi americani, è evidente che il settore dovrà affrontare alcune difficoltà. Gli scenari particolarmente cupi prospettati da alcune associazioni di categoria, tuttavia, appaiono esagerati. La verità è che l’Italia deve imparare a fare commercio con una mentalità più simile a quella spagnola: diventare più competitiva sui prezzi, senza rinunciare alla qualità, ma accettando che in alcuni mercati la marginalità dovrà essere ridotta per mantenere le quote di vendita. Il marchio Made in Italy continuerà a rappresentare un vantaggio competitivo, ma non potrà sempre garantire margini elevati se le condizioni di mercato cambiano.

Gli importatori americani, infatti, hanno già chiarito che il 15% di dazio ricadrà quasi interamente sugli esportatori italiani. Questo significa che la riduzione dei margini sarà inevitabile, mentre i volumi di fatturato potrebbero non subire cali rilevanti. Di conseguenza, sarà necessario compensare questa perdita di marginalità con una maggiore diversificazione dei mercati.

Il mondo offre molte opportunità: esistono Paesi con un potere d’acquisto crescente e con una domanda in espansione per i prodotti agroalimentari di qualità. L’Italia deve imparare a presidiare questi mercati, conquistandoli con strategie commerciali più flessibili e competitive. È questo lo sforzo che la produzione agroalimentare nazionale dovrà compiere per continuare a crescere e mantenere la propria redditività, salvaguardando il valore del Made in Italy ma adattandolo alle sfide di un contesto globale sempre più complesso e competitivo.

Dott. Andrea Meneghini
Dott. Andrea Meneghinihttp://www.gdonews.it
Analista ed esperto di Grande Distribuzione alimentare. E’ un attento osservatore delle dinamiche evolutive dei diversi format in Italia ed in Europa. Collabora con alcuni Gruppi della GDO italiana nelle aree di crisis communication management e news management. Affianca la Direzione Generale di alcuni Gruppi della GDO nella gestione delle strategie aziendali. Collabora anche con aziende del Mass Market Retail all'estero come assistant manager sull'italian food. Si può contattare scrivendo a meneghini@gdonews.it

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