Metro e Auchan continuano a lavorare sotto le bombe in Russia ed anche Ucraina. A rischio quasi 6 miliardi di euro

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Auchan ha fatto di Russia e Ucraina un bastione importante del suo fatturato internazionale nel corso degli anni. La globalizzazione, come ben si sa, ha coinvolto anche la GDO e non solo l’industria. Il colosso francese entrò in Russia nel 2002, sino allo scorso anno era il quinto attore del mercato con oltre 230 punti di vendita e ben 30 mila dipendenti.

L’espansione, negli anni, l’ha portata anche oltreconfine, in Ucraina, dove oggi sono ancora presenti 43 punti vendita e 6 mila dipendenti. Si usa il presente perchè, incredibilmente, alcuni di essi sono ancora aperti seppur attorno alle macerie, nonostante le bombe e la forte migrazione in atto. Secondo Italia Oggi solo due negozi sono stati chiusi a causa della vicinanza al conflitto: il punto vendita di Kiev e quello di Kharkiv, seconda città del paese e sotto il fuoco russo dal principio della guerra.

Ovviamente la situazione appare difficilissima: in Russia negli scaffali mancano ogni giorno sempre più prodotti, soprattutto quelli di importazione, mentre in Ucraina l’azienda è stata inserita nella lista dei 50 gruppi da boicottare da parte dei consumatori. Auchan è presente anche nella parte a ovest del paese e sta pensando di rifornire quei negozi direttamente dalla Polonia e dalla Romania.

Un altro colosso della distribuzione è presente in Russia ed ha, a sua volta, deciso di rimanere aperto, seppur condannando la guerra con fermezza: è Metro Cash&Carry. Tale decisione è stata presa per senso di responsabilità nei confronti dei suoi 10.000 colleghi nel paese, sia dal suo ruolo di supporto per le imprese locali.

“Stiamo tenendo d’occhio ulteriori sviluppi e siamo al fianco dei responsabili delle decisioni negli affari e nella politica che stanno cercando una soluzione pacifica alla guerra in Ucraina”, si legge in una nota.

In Ucraina, dove Metro vanta anche operazioni, il gigante del cash and carry ha affermato di supportare le consegne di cibo e acqua del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite e di coordinare le misure di sostegno dei suoi colleghi sia nel Paese che nei Paesi vicini.

“[La] priorità ora è sostenere i nostri colleghi sul campo e aiutare le persone in Ucraina e i rifugiati dall’Ucraina attraverso iniziative concrete”, ha affermato il gruppo.

All’inizio di questo mese, Metro ha dichiarato in una nota che i lavoratori delle sue operazioni russe “non hanno alcuna responsabilità personale per l’aggressione contro l’Ucraina” e che cercherebbe di pagare i dipendenti tramite banche internazionali non interessate da sanzioni.

 

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