Carni avicole: un 2021 complicato, i danni dall’aviaria sono ingenti

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Se il 2021 è stato un anno duro per tutti, per il mondo delle carni avicole lo è stato forse ancora di più. Alle ripercussioni della pandemia e all’aumento delle materie prime si è infatti aggiunta nella seconda metà dell’anno, in alcune zone del nostro Paese, quella che il neo presidente di Confagricoltura Veneto Michele Barbetta ha definito “la più grande epidemia aviaria che si sia mai vista in Italia, che avrà tremende ripercussioni sul settore”.

La regione del Nord-Est infatti ha contato la maggior parte degli allevamenti colpiti (circa il 90% di quelli italiani) mentre i capi abbattuti su circa 306 focolai sono stati oltre 18 milioni, con numerose aziende che in brevissimo tempo si sono ritrovate con un fatturato azzerato e spese da sostenere per sanificazione e bollette sempre più care.

Un’emergenza che non è ancora finita – e le cui conseguenze economiche non sono ancora completamente quantificabili – dato che anche in questi giorni molti sindaci di regioni limitrofe hanno emesso ordinanze restrittive per cercare di arginare l’espansione del virus ad altri territori e allevamenti, mentre sul fronte del mercato la grande distribuzione è costretta per forza di cose a guardare anche a Paesi stranieri competitor dell’Italia.

Altri elementi di criticità sono arrivati l’anno scorso anche dall’incremento delle tariffe energetiche, che hanno fatto aumentare i costi di produzione, e i rincari che per i mangimi – secondo quanto raccolto dalla confederazione Copagri – hanno superato anche il 30-40% rendendo sempre più necessario un approfondito ragionamento sulla costituzione di accordi di filiera e automazione degli allevamenti e sulla necessità di cogliere le occasioni di ristrutturazione e riconversione aziendale.

Nonostante tutto il mercato delle carni avicole si è confermato come uno dei più importanti a livello nazionale, con una produzione per la quasi totalità “made in Italy” e un consumo pro capite annuo di oltre 21 chili. Secondo un’analisi condotta da Coldiretti su dati Unaitalia infatti le carni avicole sono le più consumate nella Penisola, con un’offerta garantita da una rete di 6.300 allevamenti professionali che producono 1,4 milioni di tonnellate, in particolare pollo e tacchini interi. Filiera integrata e auto approvvigionamento superiore al 107% che hanno avuto un peso importante anche nei mesi più duri della pandemia facendo proseguire la crescita del settore che, sempre secondo il report 2021 di Unaitalia (unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova), ha fatturato oltre 5 miliardi e 710 milioni.

Numeri da preservare dunque in un settore che ha già richiesto la sospensione delle rate dei finanziamenti in scadenza e il consolidamento e la trasformazione a medio-lungo termine delle esposizioni delle scadenze bancarie per superare un momento di estrema difficoltà.