Libera Terra: a tutta mediterraneità, con pasta, pomodoro e olio biologici di alta qualità

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Libera Terra è un’esperienza assolutamente unica nel panorama agroalimentare italiano.

I prodotti Libera Terra hanno alla base delle imprese agricole che coltivano i campi e producono materie prime della tradizione mediterranea nel Mezzogiorno d’Italia. Tra queste una quota importante la rivestono alcune delle colture a più alta valenza simbolica e maggiormente associate nell’immaginario collettivo alle regioni del nostro sud; il grano duro, il pomodoro e l’ulivo appunto. Imprese agricole, dunque, che sono anche cooperative sociali, senza scopo di lucro, e coltivano in biologico terreni confiscati alle mafie in Sicilia, Calabria, Puglia e Campania.

Cooperative riunite in un consorzio, anch’esso di natura cooperativa e senza scopo di lucro, che coinvolgono in quest’attività di rilancio produttivo altri agricoltori biologici del Sud Italia che ne condividono gli stessi principi. Il fine ultimo è restituire dignità, valore e bellezza a territori stupendi ma difficili, attraverso il recupero dei beni confiscati alle mafie, la creazione di aziende cooperative – economicamente sane, in grado di dare lavoro e creare indotto positivo – e la realizzazione di prodotti agroalimentari di qualità, ottenuti con metodi rispettosi dell’ambiente e della persona. Per mezzo di queste attività, Libera Terra mira infatti a promuovere un sistema economico virtuoso e sostenibile, basato sulla legalità, sulla giustizia sociale e sul mercato.

Tra questi prodotti spiccano i numerosi formati di pasta, sia bianca che integrale, le conserve di pomodoro e l’olio extravergine d’oliva. Prodotti accumunati, oltre che dalla fortissima connotazione mediterranea, da una filosofia di fondo, comune a tutti i prodotti Libera Terra, incentrata sulla qualità a partire dal campo, lasciando alla trasformazione il compito di preservare e trasmettere al meglio l’essenza dei suoli e delle tradizioni che ne sono all’origine.

Così, ad esempio, il grano duro viene molito a freddo per preservarne le caratteristiche organolettiche, la passata e i pelati contengono un solo ingrediente, il pomodoro, e l’olio valorizza le tipicità di alcune delle aree e varietà più vocate  a produzioni di alta qualità, come la Nocellara del Belice e quella etnea, ma anche la biancolilla siciliana e ancora la Carolea e la Leccina calabresi e pugliesi.Insomma, prodotti semplici, per lo più, di uno o pochi ingredienti. E forse proprio per questo ancora più complessi da realizzare. Emblematico il caso della filiera del pomodoro o sarebbe più corretto dire delle filiere del pomodoro, dal momento che Libera Terra lo coltiva sia nelle colline dell’entroterra della Sicilia occidentale, sia a pochi chilometri dal mare nella pianura dell’Alto Salento, in Puglia. Due territori profondamente diversi tra loro per caratteristiche pedoclimatiche, dove vengono coltivate varietà di pomodoro altrettanto distanti, con metodi colturali e sbocchi produttivi differenti.

In Sicilia il pomodoro biologico Libera Terra è coltivato nelle assolate colline dell’entroterra palermitano, a terra e in campo aperto, senza irrigazione. E proprio da questo metodo di coltivazione, la cosiddetta aridocoltura, che deriva il nome di “Pomodoro Siccagno”. Si tratta di un’antica tecnica, diffusa nell’entroterra della Sicilia occidentale, in passato limitata alla produzione per consumo locale del pomodoro fresco e alla preparazione casalinga di conserve. Un’antica tecnica che in anni recenti è stata riscoperta e valorizzata da Libera Terra e da altri produttori di pomodoro locali. Le particolari caratteristiche di questo territorio permettono, infatti, alle piantine di crescere e fruttificare, pur in assenza d’irrigazione, grazie alla componente argillosa dei suoli, che trattiene l’acqua piovana e svolge una funzione di autoregolazione idrica nei periodi di siccità, così come in virtù dei venti freschi e dell’escursione termica tra il giorno e la notte, che mantengono l’umidità su buoni livelli. La produzione si contraddistingue per piantine piccole, dell’aspetto rustico e con pochi frutti. In assenza d’irrigazione, infatti, la rese in campo sono molto basse, ma gli elementi organolettici del pomodoro risultano molto concentrati. Una volta raggiunta la maturazione ottimale, il pomodoro siciliano Libera Terra viene, quindi, raccolto a mano in cassette, in più passaggi da luglio ad ottobre, e lavorato da fresco, trasformandolo in bottiglie e vasetti di passata siccagno e pomodori pelati interi biologici.

In Puglia, invece, Libera Terra coltiva i pomodorini. Un territorio altrettanto assolato, ma con caratteristiche molto diverse dalle colline dell’entroterra della Sicilia occidentale. I pomodorini Libera Terra sono, infatti, coltivati su terreni sabbiosi e rossastri, tra Brindisi e Lecce, a pochi chilometri dal mare Adriatico. Anche in questo caso la coltivazione è a terra e in campo aperto, ma l’irrigazione è indispensabile.  Anche in questo caso, poi, la raccolta è manuale e avviene in più passaggi, da luglio ad agosto. Una volta raggiunto il perfetto grado di maturazione e raccolti, i pomodorini sono, quindi, lavorati secondo tradizione. Vengono, infatti, tagliati in due e disposti su dei graticci, dove li si lascia essiccare leggermente al caldo sole estivo salentino. I pomodorini, ormai semi-secchi, sono poi conditi con erbe aromatiche, aceto di vino e un pizzico di sale e, infine, messi in vasetto sott’olio, per preservare nel tempo il sapore dei frutti maturi raccolti in estate.

In entrambi i casi, si tratta di esempi tangibili del lavoro quotidiano di Libera Terra per restituire dignità, valore e bellezza ai terreni liberati dalle mafie. Un lavoro basato sulla gestione totale della qualità, sulla costruzione, passo dopo passo, di un posizionamento premium e di un rapporto valore-prezzo sempre più vantaggioso per l’acquirente, che lo spinge a scegliere i prodotti Libera Terra, perché ne apprezza la bontà in primo luogo e solo in subordine per motivazioni di carattere etico-sociale.

Questa la chiave per essere sostenibili di Libera Terra e questo è quello che è avvenuto negli ultimi vent’anni, sin dalla nascita del progetto nel 2001. La grande sfida oggi è rendere i prodotti sempre più reperibili al grande pubblico e riuscire a raccontare sempre di più e meglio i luoghi, le materie prime e il lavoro di cui sono frutto.

 

Contatti

Consorzio Libera Terra Mediterraneo
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