martedì 25 Giugno 2024

Studio Nielsen: il flop dei nuovi prodotti, tre su quattro vanno ko

Secondo un recente studio di Nielsen, tre nuovi prodotti su quattro fanno flop: il 76% dei lanci fallisce, con il conseguente ritiro dal mercato senza aver neanche raggiunto i 10 mila pezzi venduti e un danno economico di milioni di euro. Se il successo è dunque un fatto abbastanza raro, l’innovazione è la chiave per rimanere competitivi e le aziende non possono farne a meno. La Commissione europea lo sa e, attraverso il Settimo Programma quadro per la ricerca e l’innovazione 2007-2013, ha finanziato progetti per migliorare il livello di accettazione dei nuovi prodotti da parte dei consumatori. Tra questi, Connect4Action, conclusosi da poco, si è focalizzato sul settore alimentare, una delle industrie trainanti dell’economia europea, ma ancora oggi afflitta da criticità che portano nuovi snack, bevande e altri cibi, frutto di investimenti in ricerca e nuove tecnologie industriali, dritti al fallimento. 
Secondo il report “European Breakthrough Innovation” di Nielsen, ci sono quattro regole base comuni dietro a ogni lancio di successo: individuare la giusta innovazione e scoprire le motivazioni dei consumatori; conferire all’innovazione i giusti prerequisiti, facendo sì che il prodotto risponda a una vera esigenza del mercato; scegliere la strategia di lancio adeguata, con un’attività di marketing creativa, originale e convincente; creare il giusto team di collaboratori. Nella ricerca, gli analisti di Nielsen hanno preso in esame 12 mila lanci di prodotto, individuandone solo sette realmente di successo e altri tre da tenere d’occhio per il prossimo anno. Prodotti che, oltre a essere realmente innovativi, hanno generato un flusso di cassa di almeno 10 milioni di euro in un anno e mantenuto il livello delle vendite nel secondo anno pari all’85% di quelle del primo. Connect4Action, che ha coinvolto un consorzio multidisciplinare di diversi soggetti di otto Paesi (Olanda, Francia, Belgio, Italia, Svizzera, Gran Bretagna, Austria e Danimarca), ha puntato sulla comunicazione: tra azienda e consumatori, e tra i diversi soggetti della filiera alimentare che partecipano all’innovazione. “Il successo delle innovazioni dipende dal consenso dei consumatori per i nuovi prodotti e le nuove tecnologie; pertanto è fondamentale conoscere quali siano le loro necessità e le loro preferenze. Inoltre è importante che ci sia una migliore comunicazione tra gli artefici delle innovazioni alimentari”, spiegano i responsabili del progetto. Bisogna esaminare le aspettative dei consumatori, informarli sulle nuove tecnologie alla base dei prodotti innovativi, e creare le condizioni perché si moltiplichino i contatti tra esperti di consumi, tecnologi alimentari e tutti gli altri operatori che lavorano al lancio di un prodotto. Per raggiungere questi obiettivi, il team di Connect4Action ha creato una community virtuale di oltre 250 soggetti collegati all’industria alimentare: una piattaforma utilizzabile per scambiarsi idee e verificare gli strumenti e i corsi di formazione sviluppati con il progetto. Tra gli altri risultati, oltre a guide per la comunicazione esterna e interna e piccole enciclopedie per spiegare agli attori della filiera le diverse discipline coinvolte nelle innovazioni, c’è anche un interessante sistema di pre-allerta, che permette agli operatori di ricevere aggiornamenti su possibili percezioni negative dei consumatori, pericoli, rischi o tematiche che possono coinvolgere nuovi prodotti e tecnologie alimentari.

1 commento

  1. Da sempre si parla di innovazione, alto servizio, ed esigenze del cliente e queste caratteristiche crescono in proporzione ai ritmi di vita. Credo che dobbiamo cominciare a pensare allo sviluppo non facendoci guidare dalle esigenze del cliente ma creando noi l’esigenza nel cliente. Il “bombardamento” a cui si è soggeti quando si acquista in grande distribuzione è veramente elevato. La sensazione che si ha è quella di aziende produttrici e/o fornitrici, che corrano dietro ad un cliente “capriccioso” e tentano di soddisfare ogni sua necessità. Ritorniamo ad analizzare cosa può fare la nostra azienda e cosa può produrre per creare l’esigenza nel cliente; domandiamoci: “cosa possiamo fare noi?” non “cosa vorrebbe il cliente da noi?”. Creiamo la necessità.

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