Seppur con molti interrogativi sul futuro geopolitico internazionale – e di pari passo economico – il 2023 si è chiuso anche con una decrescita dell'inflazione più rilevante della media europea.
Questo ha determinato anche un'apprezzabile ripresa delle vendite a volume nel Largo Consumo Confezionato che al 31 dicembre è arrivato a +1,9% con uno scatto ulteriore dopo un novembre più basso (+1,1%) e in lievissimo calo rispetto ad ottobre, ma soprattutto dopo un trend negativo iniziato a ottobre 2022 e superato, di fatto, solo dodici mesi dopo.
Di questi tempi infatti un anno fa i volumi viaggiavano fra il -4,6% di fine gennaio e il -2,7% di fine febbraio. L'outlook di Circana sul comparto ci mostra inoltre come il progressivo rientro dell'inflazione abbia influito anche sul trend a valore che a dicembre ha chiuso con un +4,5% dopo punte di addirittura +12,5% negli ultimi dodici mesi in cui ha navigato stabilmente sopra il 7% con l'unica eccezione dei restanti sessanta giorni dell'anno.
Le slide qui sotto indicano che da un lato l'inflazione è tornata tranquillamente su valori pre-crisi e che questi portano in dote al 2024 un regime di crescita decisamente contenuto, dall'altro che i volumi di vendita del LCC tornano in positivo (soprattutto grazie alla Mdd), ed infine che esistono comparti, come l'ortofrutta, che oggi sono vicini alla doppia cifra inflattiva, ed altri che sono praticamente a zero.
Altra indicazione è la qualità delle vendite: la cosiddetta "drogheria" chiude il 2023 con volumi vicini allo zero ma con un fatturato in crescita quasi a doppia cifra, i freschi a peso variabile che crescono sia a volumi che a valore, altri settori che invece hanno sofferto.
Entriamo nel dettaglio:
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