venerdì 6 Febbraio 2026

Aggiornate le quote di mercato nei formati di vendita: la profonda trasformazione in atto riscrive la storia della GDO

La GDO è in trasformazione: dalle diverse interpretazioni che le insegne danno la Libero Servizio, alla forte battaglia che si consuma nei grandi supermercati, sino alla differente impostazione dei mini ipermercati rispetto ai più grandi. Mai come oggi il mercato è stato così vario e differente. E le quote di mercato sui singoli formati di vendita, in effetti, si aggiornano, anche grazie alla forte inflazione. Ecco i risultati

Gli ultimi anni, in totale discontinuità dal primo ventennio del secolo, ci hanno portato in una dimensione di potenziale shifting dominance, ovvero anni in cui l’avvento di nuova tecnologia (vedi l’intelligenza artificiale o i negozi autonomi), l’evoluzione e modernizzazione dei modelli di business (vedi discount) e il rafforzamento di player locali (es. distribuzione regionale) hanno portato il quadro complessivo ad essere molto dinamico e, dunque, in tale scenario, anche nella GDO i leader, per rimanere “in sella”, debbono studiare attentamente i mercati ed operare abbandonando, in parte, le logiche del passato.

Dopo anni di staticità oggi ci troviamo in un mercato liquido, l'incertezza si trasforma in opportunità se si legge la situazione dal giusto punto di vista, e non è un caso se alcune insegne battono la ritirata ed altre sono sulla cresta dell'onda. Va da sè che dal 2012 ad oggi ci troviamo davanti ad uno scenario completamente differente.

In tale contesto, però, l'inflazione ha giocato un ruolo fondamentale, ancor più incisivo del Covid, almeno nella lettura delle quote di mercato.

L’obiettivo dell’articolo di oggi è quello di cominciare, anche nel 2024, a parlare di quote per formato partendo dai macro, ovvero LSP (Libero Servizio Piccolo), Supermercati (un vastissimo range di superfici che vanno dai 400 ai 2499 mq) e, infine, gli ipermercati (>2499 mq).

Interessante l'articolo correlato delle quote nazionali pubblicato di recente:

https://www.gdonews.it/2024/01/07/selex-sara-il-prossimo-leader-di-mercato-la-rivoluzione-delle-quote-in-gdo-con-i-discount-che-tallonano-esselunga/

Come sempre, per fare ciò si è chiesto il supporto dell’Istituto GeoRetail Italia che, studiando ed omogeneizzando migliaia di partire iva ed ogni bilancio di esercizio della grande distribuzione, tra cedi e affiliati, per poi aggregarle ed analizzarle nel dettaglio, ci fornisce un quadro completo della vera situazione della GDO italiana.

Le sorprese non mancano in nessuno dei segmenti di vendita analizzati. La fotografia riporta uno stato dell'essere che è fondamentale per dare una certa identità alle centrali di acquisto.

I cinquecento ed oltre fornitori che ogni anno rinnovano i contratti nazionali hanno l'obbligo di avere chiara la missione del suo interlocutore, così come il mercato retail ha il dovere di comprendere in quale punto del mercato si trova e quali sono le prestazioni dell'ultimo anno dei suoi diretti concorrenti.

Ecco quindi la situazione:

La prima slide ci mostra come parte dei cambiamenti degli ultimi anni abbiano impattato sulle quote. Il leader nell’LSP è Conad che, con il 16.2%, è davanti a Gruppo VéGé (13.5%). Come abbiamo visto in altri articoli, la storia consortile del leader italiano si vede nella consistenza della sua rete di piccoli negozi (estrema prossimità).

Sorprende però Carrefour in terza posizione al 13.5%. Per chiunque operi in GDO, questo player è, da sempre, associato alle grandi superfici ma la forte svolta verso il franchising ed i piccoli negozi degli ultimi tempi, gli ha “cambiato faccia”, trasformandolo, nei fatti, in un attore importante dei piccolissimi formati.

Successivamente troviamo Coop, Selex e Crai. Qui a stupire, invece, è la terza che, sebbene sia affine alle piccole metrature, rimane dietro alle altre due aziende.

A seguire troviamo tutte le altre: D.IT (6.1%), Despar (6.1%), Pam (3.6%) etc.

Nell’immaginario collettivo, l’LSP (<400 mq) è semplicemente il piccolo negozio di alimentari ma, in realtà, è molto più di questo. Si tratta di un comparto dinamico, approcciato dai vari player con strategie estremamente diverse.

C’è chi predilige un modello completamente self (vedi Pam Local) con grande presenza di frigo e piatti pronti, chi (come Crai, in alcuni casi), rimanda effettivamente al concetto di alimentari sotto casa, magari dotato di banco al taglio ed un buon livello di servizio (reparti presidiati). C’è poi chi pensa a questi negozi come a degli one stop shop da automatizzare completamente per abbattere i costi di esercizio.

Possiamo dire, comunque, che l’LSP non è visto più come un “depotenziamento” della grande superficie ma, piuttosto, come una formula commerciale che deve avere delle proprie caratteristiche peculiari.

In tale chiave opera Esselunga con i pdv “LaEsse, piccole boutique dotate di un assortimento snello, un elevato livello di servizio (gastronomia+banco servito), un focus su determinate categorie (vedi vino) e della possibilità di consumare in loco (bar+bistrot).

Nel mondo dei supermercati la situazione cambia in modo importante. Conad rimane prima (23.3%) ma dista un soffio da Selex (23%) che arriva in seconda posizione marciando a più di 10 punti di vantaggio da Coop Italia.

Qui VéGé è solo quarta, a 4 punti di distanza da Coop ed anche Carrefour, terza nei piccoli formati, perde delle posizioni per “atterrare” dopo Agorà Network al sesto posto con il 5.5% di quota.

Interessante osservare come Aspiag (3.4%), pur essendo un player prettamente regionale, superi di qualche punto decimale il Gruppo Pam che, al contrario, opera diffusamente nel Paese.

Vista l’immensità di questo formato, troppo grande per arrivare a conclusioni strategiche, possiamo dire che il tema rilevante è, senza dubbio, la contesa per la leadership tra Conad e Selex che, come abbiamo visto in un altro articolo, sono ormai quasi co-leader se teniamo in considerazione i rispettivi ritmi di crescita.

Chiudiamo con il segmento ipermercati (>2499 mq) che rimane, ad ogni modo, estremamente ampio, tanto da inglobare superfici le quali, nelle logiche commerciali, non rassomigliano al concetto di ipermercato classico.

I negozi sotto i circa 4500 mq, infatti, tendono ad essere degli alimentaristi specializzati che utilizzano il no food come completamento tattico, piuttosto che come asse strategico. I grandi iper, al contrario, rispondono ad un’esigenza più ampia, trattando in profondità merceologie non alimentari come l’elettronica o il fai da te.

Se guardiamo la slide, le prime due aziende, ovvero Esselunga e Coop Italia, rappresentano rispettivamente il primo ed il secondo modello di business sopra enunciati.

Esselunga è leader con il 24.4% per via dei propri super store, macchine altamente performanti con l’alimentare al centro ed un no food complementare. Questo formato, più vicino al consumatore ed incentrato sul food, si è dimostrato timeproof (come direbbero gli americani) continuando ad ottenere successo.

Il secondo modello, invece, come sappiamo, ha subito vari attacchi dai player specializzati e, nel tempo, ha perso competitività ed attrattività.

Coop, al 20.9% di quota, è molto esposta su questo formato e sta operando per limitare l’impatto sul bilancio delle superfici meno redditizie.

Conad, invece, dopo l’accordo Auchan, è al 10.3% di quota e, quindi, occupa una buona posizione contenendo, al contempo, la propria esposizione.

Il format iper è anch’esso caratterizzato da una grande dinamicità. Ci sono player che vendono ed altri che comprano. Questi ultimi cercano di adottare modelli commerciali utili al fine di rimettere in sesto le grandi superfici. Guardiamo, ad esempio, i buoni risultati ottenuti da Tosano e, in molti casi, da Conad.

Concludiamo dicendo che rendere l’iper uno strumento commerciale valido, a patto ovviamente che non sia troppo fuori mano, è ancora possibile. I clienti, infatti, sono sempre alla ricerca di ottime opportunità d'acquisto che sono disposti a cogliere laddove risiedano, tutto sta nel saperle offrire. Non dimentichiamo la frase di Nietzsche: "Chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come".

 

 

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Massimo Schiraldi
Massimo Schiraldi
Fondatore e Amministratore della Netbound, società specializzata nel management consulting indirizzato al Retail ed all’industria alimentare, è appassionato del commercio in tutte le sue forme. È stato membro del CdA ed Amministratore Delegato di società operanti nella produzione e distribuzione di beni di largo consumo. Ha viaggiato in Europa e negli Stati Uniti (dove ha risieduto) per analizzare le formule di retail con le migliori performance. e-mail: m.schiraldi@netbound.net

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