sabato 7 Febbraio 2026

Industria delle carni: ricavi, margini e profitti tutti in netta crescita nel 2022

In un contesto fortemente depressivo per i margini delle aziende dell'alimentare italiano, per alcuni comparti il 2022 si può definire un anno particolarmente buono. Uno di questi è l'industria delle carni. Come abbiamo già scritto a proposito dei prodotti da forno, delle conserve, della pasta fresca e quella di semola e, infine, per il caffè, questo articolo ha il proposito di analizzare un comparto molto importante dell'alimentare, le carni, per mettere a fuoco le conseguenze sui bilanci delle imprese (fornitrici) di quanto è accaduto nel 2022, soprattutto relativamente alle conseguenze della grave crisi energetica.

La macrocategoria delle carni si annida e distribuisce su due codici Ateco, il 10.12 (Lavorazione e conservazione di carne di volatili) e il 46.32.10 (Commercio all'ingrosso di carne fresca, congelata e surgelata).

Per quanto riguarda il codice Ateco 10.12, in Italia si contano complessivamente 66 aziende di capitale: di queste, alla data in cui svolgiamo questa analisi, 45 hanno già depositato il bilancio relativo all’esercizio 2022.

Per quanto riguarda il codice Ateco 46.32.10, in Italia si contano oltre 900 imprese ma per questo studio abbiamo esaminato le 16 (bilanci 2022 gia depositati) per un totale di 26 che operano nel mercato delle carni con un fatturato oltre i 20 milioni.

Il nostro studio osserva il comportamento di queste imprese che sono state suddivise in quattro classi di fatturato. La prima comprende le imprese con un fatturato fino a 10 milioni; la seconda classe comprende le imprese fra 10 e 50 milioni di fatturato; nella terza classe, le imprese con fatturato compreso tra 50 e 100 milioni di euro; la quarta classe è relativa alle aziende con oltre 100 milioni di euro di fatturato.

Quest’ultima è la classe maggiormente rappresentativa, perché le imprese con oltre 100 milioni di ricavi, rappresentano il 91,7% del fatturato delle imprese analizzate in questo studio appartenenti alla categoria carni, le imprese della terza classe rappresentano il 3,3% dei ricavi totali della categoria. Le imprese della seconda classe il 4%, quelle della prima classe lo 0,9%, per cui vediamo che la maggior parte del fatturato generato dalla categoria carni proviene dalle aziende più grosse.

Nel 2022 l’industria delle carni in Italia ha portato ad un fatturato complessivamente in crescita del 16,5% rispetto all’esercizio 2021. All’interno della categoria però vediamo andamenti molto diversi tra di loro e si nota una contrazione delle imprese con fatturato complessivo fra 10 e 50 milioni, ovvero quelle che appartengono secondo la nostra categorizzazione alla seconda classe.

Infatti, le imprese fino a 10 milioni di fatturato hanno registrato un incremento dei ricavi del 12,1%, con un andamento analogo alle aziende con fatturato compreso fra 50 e 100 milioni, per le quali i ricavi sono cresciuti del 12,8%. Le aziende con oltre 100 milioni di ricavi sono quelle che nel 2022 hanno sperimentato l’incremento più considerevole, che è risultato pari al 18,1%.

Le aziende della seconda classe, con fatturato compreso fra 10 e 50 milioni hanno invece registrato una caduta del fatturato dell’8,7% rispetto all’anno precedente.

È risultato invece leggermente in calo, mediamente per tutta la categoria, l’andamento del primo margine, che nel 2022 è stato pari al 16,7% rispetto al 17,6% del 2021.

Tutte le classi di imprese hanno registrato una diminuzione, in particolar modo la prima ha avuto un primo margine -1,8% passando dal 25% al 23,2%; la seconda classe di imprese (10-50 milioni) ha registrato calo del -0,2% passando dal 22,3% al 22,1%; la terza classe (50-100 milioni) , che è quella che ha sperimentato la caduta più significativa nel 2022 con un calo del -1,6%, passando dal 22,4% al 20,8%. Le imprese con fatturato oltre 100 milioni, cioè quelle appartenenti alla quarta classe, nel 2022 hanno avuto un primo margine medio del 17,1%, mentre nel 2021 questo valore era stato pari al 16,3% (-0,8%).

 

Adesso andiamo ad analizzare l’andamento dei costi di gestione prendendo in esame i valori riportati a bilancio all’interno dell’indicatore dei costi per servizi, nel quale si trovano anche quelli energetici. Qui ci accorgiamo che, in verità, l’incidenza è diminuita rispetto al 2021. Nel dettaglio, tale incidenza è scesa del -0,2% nel dato medio, ovvero al 9,7% dei ricavi nel 2022, contro il 9,9% nel 2021.

Anche qui vediamo che ci sono delle diversificazioni all’interno delle singole classi, perché le prime due classi hanno in realtà sperimentato un aumento dei costi, la prima dello 0,5%, che sono stati dell’10,1% nel 2022 contro il 9,6% nel 2021. La seconda classe un leggero aumento dello 0,1%, l’11,3% nel 2022 contro l’11,2% del 2021.
Il decremento più marcato alla voce costi per servizi, si vede per le imprese della terza classe, quelle con fatturato compreso fra 50 e 100 milioni: nel 2022 hanno sopportato costi per il 10,9%, mentre questo valore era del 11,9% nel 2021. I costi sono leggermente calati anche per le aziende con più di 100 milioni di fatturato: nel 2022 il valore è stato pari al 9,6% contro l’9,7% del 2021.

 

Il dato interessante è però un altro: l’andamento medio dell’Ebitda nel 2022, anno della grande inflazione e della grande crescita dei costi energetici, è migliorato; quindi, il 2022 è stato un anno dove il settore ha registrato un incremento medio ponderato della marginalità lorda. Infatti, se la media ponderata (dei diversi cluster di aziende) del 2021 era del 1%, nel 2022 è stata pari al 1,7%. E si faccia attenzione: tutte le classi dimensionali hanno trovato una crescita dell'Ebitda medio, alcune addirittura di circa il 25% in più rispetto all'anno precedente..

La performance migliore è quella della prima classe di fatturato, cioè quella cui appartengono le aziende con ricavi compresi fino ai 10 milioni, per le quali l’Ebitda del 2022 è stato del 3,8% contro il 2,8% del 2021. La seconda classe, con fatturato tre 10 e 50 milioni, ha avuto un Ebitda medio del 4,1% nel 2022, mentre questo valore era del 3.4% nel 2021. La classe con fatturato compreso fra 50 e 100 milioni ha avuto un Ebitda medio del 3,6% nel 2022, mentre questo margine era del 3,1% nel 2021. Le imprese con fatturati oltre i 100 milioni di euro hanno avuto un Ebitda del 1,6% nel 2022, mentre il valore era dello 0,8% nel 2021.

 

Anche l'Ebit ha registrato un incremento rispetto al 2021, infatti il valore medio nel 2022 è stato dello 0,5% contro un segno negativo (-0,3%) del 2021. Le imprese della prima classe hanno ottenuto mediamente un Ebit del 2,4% contro l'1,3% dell'anno precedente. La seconda classe di imprese ha registrato un valore del 2,6% nel 2022, mentre nel 2021 era del 1,8%. A livello di performance è migliorata anche la classe delle imprese con oltre 100 milioni di ricavi che hanno migliorato l'Ebit nel 2022, portandosi allo 0,3% dal -0,5% dell'esercizio precedente. La terza classe, quella delle aziende con fatturato compreso fra 50 e 100 milioni, ha espresso un Ebit del 2% nel 2022, in crescita dall'1,1% del 2021.

Anche il margine di profitto è salito per tutte le classi dimensionali e anche mediamente per l'industria italiana delle carni che nel 2022 ha avuto un profit margin dello 0,4%, mentre nel 2021 il valore era negativo, pari a -0,2%. La prima classe di imprese è salita all'1,5% di profit margin dallo 0,7% dell'anno precedente. La seconda classe ha avuto un profit margin 2022 del 1,8% contro l'1,2% del 2021. La terza classe è passata da un profit margin dello 0,8% nel 2021 a un profit margin dell'1,3% nel 2022. Le imprese con più di 100 milioni di fatturato hanno raddoppiato il valore espresso dal profit margin, passando dal -0,3% del 2021 al +0,3% del 2022.
Quindi possiamo dire che la categoria delle carni non ha risentito moltissimo della crisi energetica. Anzi, in generale le imprese hanno recuperato in termini di margini e di profitti rispetto al 2021 di un valore medio tra lo 0,5% e lo 0,8%.

 

 

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